MANI PULITE 20 ANNI DOPO/ Il libro inchiesta di Barbacetto, Gomez e Travaglio

“Il racconto dei fatti spazza via le sciocchezze e le menzogne che per anni sono state divulgate dai mezzi di informazione…Quest’opera è un vademecum che aiuterà a ricordare ciò che è accaduto, perché è l’oblio dei misfatti che lentamente consuma la libertà delle istituzioni.” Questo si legge nella prefazione di Piercamillo Davigo.

mani_pulite_20_anni_dopo“Mani pulite nasce in uno Stato a un passo dalla bancarotta.”

10 luglio 1992. Il presidente del Consiglio Giuliano Amato decide una manovra finanziaria record (93.000 miliardi di lire) per risanare il debito pubblico.

“L’inchiesta Mani pulite ha prodotto circa 1.300 dichiarazioni di colpevolezza, fra condanne e patteggiamenti definitivi…Circa il 40 per cento degli indagati si sono salvati grazie alla prescrizione, a cavilli procedurali o a modifiche legislative su misura. Quasi tutti gli indagati del 1992-94 e degli anni successivi sono rimasti o tornati rapidamente nella vita pubblica.”

“Il 14 luglio 1992 tocca a Paolo Scaroni, amministratore delegato della Techint (patteggerà una pena di 1 anno e 4 mesi per aver pagato tangenti in cambio di appalti dall’Enel). Nel 2002 il governo Berlusconi nomina Scaroni amministratore delegato dell’Enel.” Dal 2005 Paolo Scaroni è amministratore delegato e direttore generale dell’Eni.

IL GIRO D’AFFARI DI TANGENTOPOLI

“La corruzione vale 10.000 miliardi all’anno, ha generato un indebitamento pubblico tra i 150.000 e i 250.000 miliardi di lire, con 15-25.000 miliardi di relativi interessi annui sul debito”, racconta Mario Deaglio nel 1992.

Mentre indicativa è la rivelazione di Luigi Martinelli, democristiano, presidente della Commissione ambiente della Regione Lombardia nel 1992: “In me c’era un dualismo e lo confessavo anche al mio padre spirituale. Da un lato la vocazione all’onestà, ma anche il desiderio di fare carriera. Raccogliere quattrini per il partito era un modo per fare salti di qualità.”

Silvano Larini, titolare del conto Protezione all’Ubs di Lugano, 8 febbraio 1993: “Anch’io come Claudio Martelli avevo libero accesso al frigo di casa Craxi, ma con una differenza: io lo champagne lo mettevo in frigo, lui lo prendeva…”

E infine lui, Bettino Craxi, nel discorso alla Camera dei deputati, 3 luglio 1992: “Bisogna dire ciò che tutti sanno: buona parte del finanziamento pubblico è irregolare o illegale e nessun partito è in grado di scagliare la prima pietra.”

E in questo contesto ecco spuntare il documento firmato da vari magistrati, tra i quali Francesco Saverio Borrelli e i membri del pool Mani pulite: “Avvertiamo il dovere di esprimere con chiarezza di fronte ai cittadini l’opinione maturata sulla base della nostra esperienza professionale…L’indipendenza del pm rispetto all’esecutivo e l’unicità della magistratura nella storia dell’Italia repubblicana ha rappresentato una garanzia per l’affermazione della legalità.”

SCHEDA LIBRO

Mani pulite, vent’anni dopo. Altro che storia passata, questo libro racconta l’Italia dell’illegalità permanente. Un documento storico che rimarrà per sempre sul tradimento della politica.

La cronaca di fatti e misfatti parte da Milano, 17 febbraio 1992, arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio: il primo tangentomane che fa tremare l’impero, a due mesi dalle elezioni. Saranno elezioni terremoto, quelle del 1992, stravinte dal partito degli astenuti (17,4 per cento) e dalla Lega nord. Intanto la Prima Repubblica va in galera ed è ancora solo superficie. Falcone e Borsellino trucidati a Palermo (e nel 2012 molti processi ancora aperti sulle stragi). Un anno dopo la corruzione è ormai un fatto nazionale, nessun partito escluso (70 procure al lavoro, 12.000 persone coinvolte per fatti di tangenti, circa 5000 arresti).

“L’Italia sta risorgendo”, saluta così l’anno nuovo il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Peccato che sia l’inizio del 1994, l’anno di Berlusconi e dell’inizio della restaurazione. Scatta l’operazione Salvaladri, con gli imputati che mettono sotto accusa i magistrati. È il mondo alla rovescia e gli italiani assistono allo spettacolo. Alcuni protestano, molti si abituano e finiscono per crederci.

Poi gli anni dell’Ulivo, della Bicamerale e dell’inciucio centrodestra-centrosinistra, che produce una miriade di leggi contro la giustizia: ad personas, ad castam e ad mafiam. Fino al 2001, che avvia il quinquennio della definitiva normalizzazione: il ritorno di Berlusconi, decine tra imputati e condannati di nuovo in Parlamento, le leggi ad personam, i reati aboliti, i giudici trasferiti… E poi ancora i due anni del secondo governo Prodi e i tre del terzo governo Berlusconi, che fra indulti e altre leggi vergogna ripiombano il paese negli scandali e nella crisi finanziaria. Infine il governo Monti, sempre in attesa di una seria legge anticorruzione, vent’anni dopo.

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