L’ITALIA DELLA UNO BIANCA/ “Una storia politica e di mafia ancora tutta da raccontare”, di Giovanni Spinosa

La prefazione a cura di Marco Travaglio non lascia scampo: “I delitti della Uno Bianca sono uno dei primi atti della strategia terroristica e destabilizzante che la mafia scatena contro lo Stato…chi si inoltra nella lettura di questo libro deve sapere che non riuscirà più a smettere.”

unobianca

PRETESTI

“Chissà che questo libro, oltre a sbugiardare le comode ‘verità’ della Uno bianca, non convinca qualcuno che sa a parlare.”, Marco Travaglio.

“La Uno bianca era un timbro.”, Alberto Savi.

“I dieci anni di ‘furia omicida’ di Cosa nostra (dal Natale 1984 all’aprile del 1994) si sovrappongono quasi integralmente ai sette anni di furore omicida della Uno bianca.”

“Sa fet, delinquent! (Cosa fate, delinquenti!).” Le ultime parole di Adolfino Alessandri, colpito a morte senza un perché.

“– Fai quello che devi fare.

– Ti devo sparare.”

Roberto e Fabio Savi.

“Roberto Savi non sa nemmeno a chi ha sparato; non gli interessa. È una verifica che devono fare i periti.”

“La storia dei fratelli Savi è la storia di un grande depistaggio… con i delitti finalizzati a inserire in un contesto di serialità altri delitti più gravi.”

“Se fossimo stati arrestati qualcuno ci avrebbe tirato fuori.”, Roberto Savi rassicura il fratello, 21 novembre 1994.

“Il vero business dei Savi era il traffico di armi intessuto con elementi della criminalità catanese e campana.”

SCHEDA

Una storia criminale. No. Politica. Che vale la pena di ricostruire per capire cosa è successo nell’Italia della fine della PrimaUNO_BIANCA_CHIARELETTERErepubblica.

Forse molti ricordano gli eccidi perpetrati dai criminali in divisa della UNO BIANCA, i fratelli Savi, che si susseguirono tra il 1987 e il 1994. Una lunga scia di sangue (82 delitti, 23 morti, centinaia di feriti) e un bottino di quasi due miliardi di lire, una tragedia che sembrava dovesse rimanere avvolta nel mistero. Con questo libro, adesso, possiamo capirne le ragioni.

A parlare e ricomporre tutta la vicenda, degna di un film trash (ma il dolore delle famiglie delle vittime è ben reale), è il pm che ha iniziato le indagini sfociate nei processi che hanno visto condannare i colpevoli rinunciando però a chiarire i moventi dei fatti. Concatenati l’uno all’altro, essi portano a una sola verità: l’azione criminale dei FRATELLI SAVI è stata eterodiretta, troppe armi, troppe munizioni, troppo sangue. A volte per un bottino di poche lire. Allora chi li proteggeva e perché? Spinosa documenta le voragini investigative, le bugie, i depistaggi operati dai Savi soprattutto in relazione ai rapporti che essi ebbero con la criminalità organizzata, cioè con la MAFIA catanese, con la CAMORRA cutoliana (che trattò con lo Stato per la liberazione di Ciro Cirillo) e casalese. E ricostruisce i numerosissimi interventi della FALANGE ARMATA, la misteriosa sigla che dal 1990 al 1995 segna ogni strage mafiosa e molti episodi misteriosi di quegli anni. Alla fine i nodi – che i processi non hanno voluto chiarire – vengono al pettine: l’arresto dei Savi è l’atto conclusivo di una STRATEGIA STRAGISTA di destabilizzazione di Cosa nostra e dei suoi referenti che finora nessuno aveva fatto emergere. Ce n’è abbastanza per riaprire un caso chiuso troppo in fretta.

L’AUTORE

Giovanni Spinosa è presidente del Tribunale di Teramo. In magistratura dall’81, ha diretto le indagini sui sequestri di persona a opera dell’Anonima sarda avvenuti in Emilia Romagna nella seconda metà degli anni Ottanta. In collaborazione con il Tribunale di Palermo, ha svolto le prime indagini sulle associazioni mafiose legate ai corleonesi insediatesi a Bologna e in Romagna a partire dal 1984. Si è inoltre occupato di diverse inchieste sulla ’ndrangheta, sulla stidda, sul doping nel ciclismo e sulla revoca della scorta a Marco Biagi. È stato titolare dell’indagine sui crimini della Uno bianca.


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