LIBRI/ Voglio guardare di Diego De Silva: il male di vivere.

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Con questo capolavoro Diego De Silva denuncia il male di vivere di questa società che ci esorta ad essere lussuriosi e a cercare sempre di più dalla nostra vita, spingendoci oltre il limite del rispetto per noi stessi, della legalità e della moralità.

 

Pubblicato da Einaudi nel 2002, questo breve romanzo, dal titolo “Voglio guardare”, ha in realtà molto da dire.

De Silva intende mostrare le debolezze del genere umano mediante il racconto della vita di Davide Heller, avvocato affermato e spietato assassino di bambini, probabilmente insoddisfatto della sua vita perfetta in cui ha avuto tutto ciò che desiderava, e di Celeste Calatri, una normalissima ragazzina di 16 anni che vive una triste situazione familiare e che prova un piacere perverso nel vendere il suo corpo senza remore.

Come si può notare queste persone sono caratterizzate da colossali contraddizioni che evidenziano un vero e proprio malessere psicologico, un malessere che purtroppo non troviamo soltanto nei libri, ma è presente nel mondo circostante ed è proprio per questo che De Silva si arroga la responsabilità di denunciarlo.

L’autore prende atto dell’inconfutabile realtà in cui ci troviamo, in cui le fragilità stanno prendendo pericolosamente ed inesorabilmente il sopravvento sui valori a cui, invece, dovremmo aggrapparci con forza e caparbietà.

 

De Silva, in un certo senso, agisce come Celeste, ma per una buona causa: egli spoglia i suoi protagonisti di ogni pudore, di ogni maschera sociale, di ogni tipo di normalità, e ce li offre così come sono, con la loro personalità malata, con i loro pensieri contorti, con i loro conflitti interiori e i loro ricordi semplici e ingenui, totalmente differenti da loro.

Tale gesto non viene compiuto in quanto l’autore ha poco rispetto dei suoi personaggi, ma poiché desidera mostrare al suo pubblico le estreme conseguenze a cui si può giungere, se si ci lascia pervadere dalle nostre debolezze.

Egli non si pone come giudice, non si colloca sul pulpito, non predica, non condanna, non impartisce lezioni di vita, ma si pone come un messaggero che crea una sorta di comunicazione con un lettore pronto a farsi guidare, lo esorta a riflettere, lo mette in guardia e lo protegge dal pericolo in cui sono caduti Davide e Celeste.

De Silva non chiede nulla al suo pubblico, ma offre le sue storie, i suoi romanzi pieni di realtà dure e attuali, offre la sua città da cui è nato e ne mostra luci e ombre, con l’unica speranza che i suoi lettori, e chiunque intenda avvicinarsi al suo stile, si facciano prendere per mano e trasportare sulla strada che porta ad una vita più giusta e di certo più sicura.

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