LIBRI/ “Non se ne può più, il libro dei tormentoni” di Bartezzaghi

Stefano Bartezzaghi è un importante scrittore ed enigmista italiano (anche suo padre è un famoso enigmista e suo fratello dirige la Settimana Enigmistica), molto affermato, che attualmente cura delle rubriche sul linguaggio, sui giochi e sui libri per il quotidiano “La Repubblica”, con il nome di “Lessico e Nuvole” e “Lapsus”. E’ inoltre un critico televisivo de “L’Espresso” ed ha da poco ha pubblicato un’applicazione di cruciverba per iPad e iPhone.

di Maria Ciavotta

9788804598060gEdito da Mondadori, il suo libro “Non se ne può più, il libro dei tormentoni”, è stato pubblicato nel 2010 ed ha ottenuto eccellenti risultati di vendita.

Essenzialmente Bartezzaghi nel libro elenca, anche grazie all’aiuto dei suoi lettori, una lunga serie di strafalcioni linguistici, modi di dire modificati, metafore trasformate e strani versi di canzoni, illustrando parallelamente anche come la nostra lingua quotidiana è soggetta a gravi intrusioni, purtroppo difficilmente abbandonabili.

Insomma racconta di espressioni e parole che tendiamo ad utilizzare meccanicamente, solo perché ci sembrano conformi alla moda del momento o perché azzeccate e spiritose. Bartezzaghi stesso ci ricorda tramite il detto “deprecarli è vano, classificarli è improbo; ignorarli è impossibile”, che tutti prima o poi saremo soggetti a queste piccole manomissioni. Quel che l’autore tenta di fare con questo lungo elenco è “istruire” il lettore, il quale magari, nel momento di dire uno strafalcione, ripenserà a questo suo libro, e magari riuscirà più facilmente ad evitarlo.

Il problema è che a volte non se ne può più: tutto è diventato un tormentone che viene inserito in ogni frase, ad un punto tale da far quasi odiare questi strani intercalari della lingua italiana.  Siamo passati dal “cioè” all’ “attimino” ad “assolutamente”, fino ad arrivare al saluto “carissimo” e ella risposta “alla grande”. Quello che Bartezzaghi vuole comunicarci è che non bisogna abbandonare totalmente queste espressioni; l’importante è renderci conto criticamente che non possiamo rimanere sedotti da stereotipi che massacrano la lingua italiana.

In realtà, leggendolo, può sembrare un libro comico e delle volte non si finisce più di ridere, ma sarebbe opportuno riconoscere i propri errori per evitare in futuro spiacevoli inconvenienti!

 

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