LIBRI DA LEGGERE/ “La metamorfosi” di Franz Kafka

L'incipit del più celebre racconto kafkiano non lascia alcuna possibilità d'interpretazione. Non è un sogno né una metafora (almeno nell'immediatezza): ritrovarsi una mattina nel proprio letto e non avvertire più coscienza del proprio corpo, accorgersi di aver perso le sembianze umane e di aver acquisito quelle insignificanti e riprovevoli di un insetto.

 

di Sara Barone

kafka2“Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo”

Una situazione tanto assurda e incredibile da risultare surreale agli occhi del lettore, che non può fare a meno di rimanere incredulo dinanzi a una storia del genere. Ma la reazione del protagonista, Gregor Samsa, non è esattamente quella che ci si aspetterebbe: non è sconcertato, né spaventato o inorridito. Sembra prendere atto della sua mutata condizione con la serena indifferenza di chi accoglie passivamente le sorprese della vita.

Ecco che si svela già da subito uno dei cardini della letteratura Kafkiana: si può parlare di una sorta di  normalizzazione dell'assurdo, secondo cui il surreale diventa reale e l'impossibile assume i tratti sconcertanti del possibile. La peculiarità di questo processo letterario ed esistenziale sta nella non- reazione da parte dell'individuo, che rimane inerte di fronte a ciò che di norma dovrebbe sconvolgerlo.

In tutta questa vicenda, Gregor viene abbandonato dai familiari che vivono questa metamorfosi come una specie di maledizione. Non gli permettono di uscire dalla sua stanza, lo trascurano, lo isolano e arrivano persino ad odiarlo e a desiderare la sua morte, quasi come se non lo riconoscessero più come un membro della famiglia. Viene messo in luce il rapporto problematico con i genitori, in particolare con il padre, con chiari riferimenti autobiografici: in “Lettera al padre”, Kafka si rivolge a suo padre alternando parole d'amore a parole d'odio. Un padre troppo duro, severo che era riuscito a guadagnarsi la stima incondizionata del figlio, pur non essendogli stato vicino nei momenti del bisogno, in particolare durante l'adolescenza.

Se il nuovo aspetto fisico basta agli altri per rinnegarlo, non sembra essere sufficiente agli occhi dello stesso Gregor, per mutare la sua visione di sé e del mondo circostante. Pur adattandosi alla nuova vita di insetto, non perde la lucidità intellettuale esclusiva del genere umano e paradossalmente non avverte significativi cambiamenti interiori, da un punto di vista emotivo. Le forme in cui ogni individuo è ingabbiato costituiscono solo una mera apparenza e non pregiudicano la spiritualità del soggetto.

Dopo lo sconvolgimento iniziale, il lettore si aspetterebbe lo scioglimento della vicenda e un bel lieto fine, sulla scia della tradizione letteraria che a lungo ha dominato. Ma pagina dopo pagina, la soluzione non arriva mai, lasciando un'amara sensazione di angoscia per il protagonista così tristemente segnato da una fine inevitabile.

Si dice che si rimanga soli negli attimi precedenti la morte, soli con se stessi.  E forse, essere uomo o essere insetto non fa alcuna differenza.

 

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