LIBRI DA LEGGERE/ La Coscienza di Zeno di Italo Svevo

È doveroso annoverare ''La Coscienza di Zeno'' di Italo Svevo tra i grandi capolavori della letteratura italiana e non solo. Quest'opera ha segnato un radicale punto di svolta nella storia del romanzo, rivoluzionandone gli assetti e i personaggi e recependo le nuove componenti caratteristiche del romanzo psicologico del '900.

di Sara Barone

coscienza_di_zeno2Non poteva che essere così dato che "Italo Svevo fu un uomo geniale e basta. Quanto al resto dedicò tutta la vita ai propri affari, fu abbastanza vanitoso, punto critico e cattivo conoscitore degli uomini. Non ebbe che del genio, e questo rende più affascinante la sua memoria".

Secondo quest'anonima dicitura poi ripresa da Eugenio Montale, dietro la vita da impiegato che lo scrittore triestino di origine ebree ( il vero nome è Ettore Schmitz) ha condotto, si nasconde, nemmeno troppo velatamente, il volto di un grande artista quasi inconsapevole della sua genialità. In realtà Montale è arrivato secondo nella corsa alla "scoperta" di Svevo: prima di lui, a dispetto del resto dei critici, James Joyce si era piacevolmente appassionato alla lettura dei suoi romanzi e li aveva ampliamente pubblicizzati in tutta Europa conquistandosi la fiducia e l'amicizia dello scrittore italiano.

Svevo si è servito della sua esperienza di vita per tratteggiare personaggi incredibilmente problematici e vicini al suo stesso modo di essere. Alfonso Nitti in ''Una vita'', Emilio Brentani in ''Senilità'' e Zeno Cosini in ''La Coscienza di Zeno'' incarnano perfettamente la figura dell'inetto nelle sue molteplici sfumature. L'inetto è colui che non è adatto a vivere, non combatte, non si appassiona, non sceglie e perciò finisce per rifugiarsi in una non-vita di solitudine e angoscia, oppresso da complessi d'inferiorità nei confronti di chiunque altro.

Ma se Alfonso non regge la sua inettitudine decidendo infatti di togliersi la vita, ed Emilio comprende solo in parte quanto sia esclusiva e preziosa la sua condizione, Zeno più di tutti simboleggia la rivalsa dei malati sui sani, trasmettendo un messaggio che oltre a rappresentare vero e proprio leit motiv della produzione Sveviana, è da considerarsi un importante insegnamento di vita. Il vero malato non è l'inetto che non riesce a trovare senso alla propria esistenza, continuando a vagare tra la sicurezza del nulla e l'incertezza del tutto. Malato è chi crede di trovare risposte nel successo, nel lavoro, nella personale realizzazione economica e sociale. Montale potrebbe suggerire che malati sono gli uomini che non si voltano. O per dirla con Pirandello, sono le marionette sulle quali il cielo di carta è rimasto integro, senza che la verità sia riuscita a squarciarlo.

Come si può notare,  il dualismo oppositivo tra folli e sani, inetti e non, è una costante ben radicata nel nuovo modo di pensare e di fare letteratura. L'obiettivo dell'uomo deve essere incentrato sull'indagine di se stesso all'insegna dei lumi della verità e della ragione. Urge trovare risposte al male di vivere, al senso d'inappartenenza alla propria epoca, al senso di costrizione derivante dalla gabbia delle convenzioni sociali di cui gli individui sono prigionieri. Capire se si è Uno, Nessuno o Centomila e risolvere la profonda scissione dell'Io incentivata dall'introduzione della psicanalisi Freudiana, di cui lo stesso Svevo risente apertamente.

Il titolo stesso dell'opera Sveviana suggerisce un altro spunto di riflessione: il protagonista del romanzo non è Zeno, quanto piuttosto la sua Coscienza che si autoanalizza, s'interroga, cerca di ripercorrere i suoi stessi meandri per risolvere le questioni esistenziali che la tormentano. Tutto questo emerge chiaramente anche dalla struttura compositiva del romanzo che si apre con due prefazioni: una del Dottor S., lo psicanalista presso cui Zeno è stato in cura, che pubblica ''per vendetta'' le memorie del suo paziente violando così il segreto professionale che dovrebbe rispettare. Nella seconda prefazione a parlare è Zeno in persona presentandosi come una persona del tutto inaffidabile e pronta a mentire alla prima occasione. Il lettore non ha scampo, già dalle prime pagine si trova spiazzato da questi due personaggi che non hanno nulla di 'tipicamente romanzesco', anzi risultano essere fin troppo realistici.

Il vizio del fumo del quale non riesce a liberarsi, la morte del padre, i suoi amori e il suo matrimonio, l'esperienza lavorativa sono caratteristiche che insieme costituiscono il ritratto del perfetto inetto perennemente in conflitto con se stesso. Una condizione drammaticamente attuale.

 

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