Le ultime “Lezioni” (Americane) di Italo Calvino

«Credo che ogni volta che si è stati testimoni o attori di un'epoca storica ci si sente presi da una responsabilità speciale…»

di Sara Barone

CALVINO_DISEGN4Ogni nostra azione, a partire dal più insignificante gesto del quotidiano, si ripercuote sulla Storia. ''La storia siamo noi, attenzione nessuno si senta escluso'' diceva Francesco De Gregori in una sua celebre canzone. E come dimenticare il monito che Jean Paul Sartre lanciava dalle colonne de ''Les Temps Modernes'' invitando la collettività ad agire concretamente nella società e ad assumersi le proprie responsabilità di cittadino. Anche l'indifferenza produce conseguenze, spesso anche più gravi. E potrei citarvi decine di intellettuali, poeti, filosofi che hanno interpretato in modo personale e originale il loro ruolo nella comunità e il loro modo di relazionarsi con la situazione storico-politica a loro contemporanea.

Quando Italo Calvino esordisce nel 1947 con ''Il sentiero dei nidi di ragno'', l'Italia si era da poco liberata del regime fascista. Usciva logorata dalla guerra mondiale e dalla lotta partigiana. Insomma uno scenario storico certamente problematico, ma anche molto intrigante agli occhi di un giovane scrittore. In un'edizione successiva del 1964, Calvino scrive una lunga prefazione al romanzo puntualizzando alcuni aspetti essenziali della sua narrativa. Innanzitutto il suo modo di concepire la scrittura come impegno etico, cercando sempre di indagare e conoscere la complessità della società contemporanea in tutte le sue sfaccettature. Lo scrittore non dovrebbe mai rinunciare alla propria curiosità e alla volontà di districare il multiforme sistema della realtà.

Il suo stile leggero, vivace e scorrevole riesce a rendere accessibili anche i temi più ostici. La sua produzione letteraria è sistematica, molto vasta e complessa perché altrettanto vasto era il suo bagaglio culturale in ogni campo del sapere. Oltre ai romanzi che lo hanno reso celebre alla maggior parte del pubblico, c'è un'opera che mi ha colpito in modo particolare. Si tratta delle ''Lezioni Americane''. Nel 1984 Calvino è ufficialmente invitato dall'Università di Harvard a tenere le prestigiose ''Charles Eliot Norton Poetry Lectures'', un ciclo di conferenze per un intero anno accademico. Purtroppo lo scrittore muore nel 1985 a Siena proprio mentre stava lavorando a questo progetto, rimasto in parte incompiuto ma poi rielaborato e pubblicato postumo nel 1988.

Non ho mai assistito a una tale concentrazione di materiale letterario, poetico, scientifico in poco più di 150 pagine. Numerosissime sono le citazioni relative a qualsiasi forma comunicativa (arte, letteratura, musica…) relativamente a diversi contesti sociali e storici. Una sorta di enciclopedia del sapere che guida il lettore a una serie infinita di riflessioni che investono tanto l'individuo quanto la collettività.

Il sottotitolo recita in inglese: ''Six memos for the next millennium''. Sono sei, infatti, le lezioni che Calvino ci propone. Leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità più un'appendice che probabilmente sarebbe dovuta essere un'altra lezione nei progetti dello scrittore. Sono categorie letterarie e filosofiche apparentemente distanti dalla concretezza della realtà, ma che invece potrebbero essere un ottimo metro di giudizio e di valutazione della società, tanto nell'epoca di Calvino quanto nella nostra.

Il tempo che scorre, la vita e la morte, le infinite possibilità esistenziali, l'anima, il nulla, il continuo sforzo dell'uomo di raggiungere un oltre magari inesistente. Questi e tanti altri ancora sono i temi che l'autore affronta sulla scia di nomi della portata di Ovidio, Lucrezio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Gadda, Perec, Kafka, Eliot, Joyce, Mann, Flaubert, Balzac, Beckett..

Non me ne vogliate se dimentico qualcuno, sarebbe impossibile citarli tutti.

Leggere questo libro potrebbe essere addirittura illuminante, non perdete l'occasione.

 

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