IL SOTTOBOSCO/ Claudio Gatti e Ferruccio Sansa ci portano nel luogo “dove si ritrovano tutti insieme d’amore e d’accordo…”

Basta chiudere la parentesi berlusconiana per risanare il paese? Noi pensiamo di no. Restano troppe cose da cambiare. E il sottobosco è forse la prima di queste.” Un esempio? Basta leggere quello che Aldo Micciché, ex democristiano, condannato per bancarotta fraudolenta e latitante in Venezuela, rivela a Marcello Dell’Utri riguardo il suo piano per utilizzare le schede elettorali che tornano ai consolati per irreperibilità dei destinatari.

il_sottoboscoProvvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno. Che nel 2006 hanno rappresentato più del 30 per cento!… In via molto riservata, sarò assistito benevolmente dai miei cardinali e dalla mia Chiesa cattolica… E naturalmente questa è una cosa molto riservata perché… è chiaro, no?

Oppure basta capire cosa si nasconde dietro il pensiero di Roberto De Santis, lobbista, in rapporto con molti rappresentanti politici, in particolare con Massimo D’Alema (“mio fratello maggiore”): “Se io vado in Sicilia so con chi parlare e con chi non parlare, dove mettere i piedi o dove non metterli, so chi salutare e chi non salutare. E lo stesso in Calabria, in Campania.

Tanto è vero che, a ulteriore conferma di quanto accade nel “Sottobosco”, “Berlusconi ha così tanta bramosia per le escort da non farsi scrupolo a sponsorizzare chi gliele procaccia. Anche se il signore in questione è in affari con imprenditori legati alla parte politica opposta, che fa capo a Massimo D’Alema.”

La persona in questione è, chiaramente Gianpaolo Tarantini detto Gianpi, che – istruito da Roberto De Santis – viene invitato a non fare danni… Meglio una parola di meno che una parola di più, ricordatelo! Senza fretta, se metti fretta capiscono che ti serve qualcosa di urgente… che hai bisogno…Tu non devi mai avere bisogno… nel rapporto con queste persone… non devi mai avere uno stato di bisogno.”

SCHEDA

Il grande male italiano. La politica degli affari e gli affari della politica, quell’intreccio di interessi che raramente emerge alla luce del sole ma che condiziona in modo decisivo la vita del paese: ecco il sottobosco, il cuore politico-economico dove il business è business, indipendentemente dal partito di appartenenza, e l’interesse di pochi, i soliti, piega l’interesse generale. Tutti dalla stessa parte, quella dei soldi. Così si arriva al paradosso che sul palcoscenico della politica destra e sinistra se le suonano di santa ragione, mentre nel sottobosco trovano un accordo che avvantaggia entrambe. Gli autori spiegano come D’Alema e Berlusconi, due politici apparentemente schierati uno contro l’altro, in realtà alimentano un nucleo di potere che da vent’anni paralizza l’Italia. Esemplare l’affare del petrolio venezuelano: da una parte Roberto De Santis, che chiama D’Alema “fratello maggiore”, e dall’altra Marcello Dell’Utri, ritenuto dal tribunale di Palermo cinghia di trasmissione tra Forza Italia e la mafia. In mezzo un mediatore come l’ex democristiano Aldo Micciché, latitante ed emissario della ’ndrangheta in America latina. Ogni occasione è buona per garantire favori e avviare affari, anche le signorine di Tarantini o la fondazione Italianieuropei, finita sui giornali per le indagini della magistratura. E capita che lobbisti di sinistra, che hanno conquistato poltrone e strappato contratti ovunque, si appoggino a uomini di potere centristi o berlusconiani. Così le regole del merito e della sana competizione sono falsate e i grandi investimenti con risorse pubbliche decisi senza garanzie di trasparenza. Nessun taglio sarà efficace se non riuscirà a spaccare questa corteccia così spessa e diffusa. Nessun rilancio sarà possibile finché al potere rimarranno loro, gli uomini del sottobosco.

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