I giovani d’oggi e “I dolori del giovane Werther”

 Werther è il giovane e appassionato protagonista del romanzo epistolare di Goethe, “I dolori del giovane Werther” del 1774. Cosa lascia ai giovani d’oggi?

di Sara Barone

goethe"Condivido la forte preoccupazione di studenti e docenti per le difficili condizioni del sistema universitario che nessuno può fingere di ignorare" .

Queste le parole del Presidente della Repubblica in visita alla Scuola Normale Superiore di Pisa, in occasione del duecentesimo anniversario. Bisogna incentivare la ricerca, motivare gli studenti e fare in modo che vivano serenamente l'esperienza universitaria. O almeno così dovrebbe essere. Perché purtroppo guardandomi intorno non vedo studenti motivati e sereni, vedo giovani afflitti, esasperati, abbattuti e soprattutto preoccupati per un futuro che non riescono ad intravedere neanche da lontano.

Le proteste contro i tagli della riforma Gelmini continuano in molti atenei italiani, con i ricercatori in prima linea e le lezioni vengono annullate o rimandate. I giovani resistono nonostante siano passati già due anni dalle prime manifestazioni del movimento studentesco dell'Onda. Nessuno avrebbe mai scommesso sui ''bamboccioni'' italiani privi di obiettivi, valori, ideali. I precari a vita che rimangono a casa con mamma e papà fino ai trent'anni. Privi di qualsiasi capacità comunicativa, del tutto emancipati dall'incubo delle Passioni, assolutamente liberi dal tormento dell'Angoscia esistenziale e che del '68 sanno ben poco. Insomma  individui condannati a una vita vacua e inconsistente. Ma sarà davvero così?

 

Werther è il giovane e appassionato protagonista del romanzo epistolare di Goethe, risalente al 1774. Si innamora di una giovane donna e, realizzata l'impossibilità di vivere questo sentimento amoroso, si suicida. La trama è ridotta al minimo, perché ciò che conta realmente sono le emozioni di un animo meravigliosamente sensibile. Nel pieno rispetto della nuova mentalità Romantica, ogni sentimento viene enfatizzato e l'Amore in ogni sua veste diventa il vero protagonista. Il genio romantico è l'eroe ribelle, tormentato  da una ricerca senza fine del proprio Io. Soffre e si compiace del suo dolore. Ama follemente, senza riserve. Reagisce con violenza alle situazioni e se insoddisfatto dell'esistenza che conduce, non esita ad abbracciare la Morte per raggiungere quell'altrove tanto agognato in vita.

Werther come Jacopo Ortis nella letteratura di Ugo Foscolo, Poeta simbolo del Romanticismo italiano e guida di intere generazioni successive. Mi vengono in mente anche gli struggenti versi di Giacomo Leopardi, Romantico nel suo pessimismo cosmico, nel suo tormentato rapporto con la Natura, nel suo infinito senso di solitudine. Per affinità tematica più che cronologica penso anche alle liriche di certi poeti Maledetti (Rimbaud, Mallarmè, Verlaine e il gettonatissimo Baudelaire) che si sentono estranei alla propria epoca decadente, hanno perso fiducia nella figura del poeta nella società e cercano rifugio nel disorientamento provocato da droghe e alcolici.

 

Sarebbe un azzardo dire che quella di oggi è una nuova generazione di Romantici o di Maledetti, soprattutto perché si tratta di contesti storici molto diversi. Ma sono fermamente convinta che molti di quei sentimenti che muovevano gli animi dei nostri predecessori, siano ancora oggi ben presenti e vivi. Leggendo ''I dolori del giovane Werther'' non ho potuto fare a meno di immedesimarmi in lui, nei suoi tormenti, nel suo amore struggente, nella sua voglia di fuggire, di scoprire, di sperimentare.

I giovani hanno tanto da dire, e magari ci riuscirebbero se potessero svincolarsi una volta per tutte dai miti del passato, perché non siamo più nell'epoca di Werther né più nel 1968.

Ma questo non significa che la Storia sia finita.

 

Consiglio questo libro a tutti i giovani che non sanno di essere giovani e a tutti coloro che non credono nei giovani.

 

 

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