EDITORIA IN MOLISE/ Norberto Lombardi: "Nessuna strategia per l'industria libraria. I fondi a chi è legato al potere"

Scritto da Ulderico Iorillo |
Pubblicato Domenica, 18 Dicembre 2011 00:00

di Ulderico Iorillo

L’undici dicembre si è conclusa la “Fiera della piccola e media editoria di Roma”, dove abbiamo avuto un colloquio con il professor Norberto Lombardi, direttore editoriale della Cosmo Iannone Editore e coordinatore del Centro Studi sui Molisani nel Mondo, riguardo lo stato dell’editoria in Molise. Quello che ne è venuto fuori è un quadro desolante del panorama librario della nostra regione, dove pesa l’assenza delle istituzioni e la mancanza di una visione di promozione e sviluppo culturale.

Piu-libri.-Piu-liberiPer il Molise alla fiera di Roma c’è solo un editore, la Cosmo Iannone. Persino la Svizzera ha più espositori. Considerato che le fiere dell’editoria (quella di Torino e quella di Roma sopra tutte) sono vetrine importanti, forse le sole attualmente in grado di far conoscere una piccola casa editrice al pubblico nazionale, perché la Cosmo Iannone Editore è la sola azienda molisana presente?

E ci siamo per il rotto della cuffia! Alla fiera di Torino abbiamo partecipato per qualche anno, anche se lì la dimensione commerciale è molto più forte rispetto alla ricerca, all’invenzione editoriale, alla specializzazione per alcuni settori particolari. Ovviamente non è per questo che abbiamo smesso di prendervi parte, ma perché costava troppo. Le istituzioni dovrebbero aiutare le piccole case editrici che, in qualche misura, promuovono le regioni. Alcune regioni alla fiera di Roma hanno uno stand proprio e ospitano i piccoli editori del loro territorio, facendo così un’attività di promozione che alla lunga diventa una grande vetrina d’immagine per la regione. Le istituzioni molisane preferiscono coltivare l’immagine diretta degli organismi di governo anziché avere una strategia di promozione dell’editoria in quanto tale, e invece di aiutare l’editoria a fare dei passi oltre i confini locali, regionali (ma anche meno che regionali) loro stessi si tramutano in finanziatori, stampatori e editori, o si servono di editori di comodo. Così facendo fanno più danni che altro! Insomma, per fare un esempio pratico: poco fa è venuto una persona e mi ha chiesto una guida su Campobasso. Ecco, siamo al di là dell’attività editoriale in senso stretto, lo stand diventa una vetrina dell’intera regione, uno stimolo ad andarci.

Perché pensa non ci sia questa volontà di promuovere?

Senza voler fare polemiche propagandistiche bisogna dire che spesso i governanti hanno una gestione del potere che li porta quasi automaticamente a selezionare “i compari e i non compari”. Dai soldi che spendono si aspettano un ritorno promozionale non per lo sviluppo della regione, ma particolaristico, personale, o dell’immagine dell’esecutivo, così quello che si trova fuori dalla cerchia dell’elettorato non interessa, insomma gli elettori sono in Molise, mica fuori! Questo denota il fatto che gli enti locali non hanno alcuna visione strategica dell’industria libraria. C’è una legge sull’editoria giornalistica, per esempio, descritta come terrificante, secondo la quale si elargiscono fondi a chi è legato al potere e si esclude chi ne è lontano. Siamo fuori da qualsiasi visione d’insieme in cui l’editoria può essere strumento di diffusione culturale e di promozione. La regione Molise ha bisogno come il pane di proiettarsi al di fuori, soprattutto in questo momento.  Per quanto riguarda più propriamente la situazione dell’editoria libraria, siamo in una fase preoccupante, perché sono scomparsi due editori storici che avevano una forte sensibilità culturale. Il primo è Enzo Nocera (ha avuto varie sigle nel corso del tempo) che è fallito, o meglio l’hanno fatto fallire, per una manciata di euro. Era l’editore dell’”Almanacco del Molise”, una sorta di zibaldone della ricerca molisana andato avanti per 25 anni. Aveva anche una collana di narrativa molisana molto varia, non sempre con bei titoli, ma molto importante a livello locale e nazionale e una collana di studi linguistici del dialetto. Decisamente una grossa perdita. Per inciso, volendo trovare un risvolto positivo, con un sorriso amaro ho constatato che quando si è dismesso il magazzino della Nocera, che è stato venduto all’incanto, c’è stata una grande diffusione di questi titoli in Molise, perché messi in vendita a un costo molto basso. L’altra casa editrice che ha avuto grandi meriti culturali è stata la Marinelli che ha ripubblicato Ciriese, Lalli, Jovine e altri scritti di grande valore letterario e culturale. Per fortuna questa perdita è stata in qualche modo meno grave perché la Cosmo Iannone Editore ha rilevato il catalogo della Marinelli e ora rilancerà alcuni titoli.

Quali sono i numeri di vendite e di produzione di libri di una piccola casa editrice come la Cosmo Iannone Editore?

Per parlare delle vendite bisogna prima enucleare i principali problemi che una casa editrice come la nostra deve affrontare. In sostanza sono tre: la produzione, legata alla caratterizzazione, e “la croce” della distribuzione. Per quanto riguarda i primi due nodi, da una decina di anni la Cosmo Iannone, che aveva due filoni, uno storico e uno antropologico, si è allargata ad alcune collane dedicate alle migrazioni:

Quaderni sulle migrazioni:

Saggi prevalentemente sull’emigrazione che adesso ospitano alcuni titoli sull’immigrazione;

Reti:

Narrativa d’origine italiana, ma anche straniera;

Memoriali:

C’è in questa collana un grande libro: “Città senza donne” di Duliani, che parla dei campi di concentramento per italiani del Nord America e che viene considerato il testo base della letteratura italo-canadese;

Kumacreola:

Scrittori migranti che scrivono in lingua italiana, non memorialisti, ma libri di vera letteratura.

Queste sono le collane che tirano all’esterno e che hanno una forte caratterizzazione. Sia in termini produttivi che tematici abbiamo fatto uno sforzo per trasformare la Cosmo Iannone da casa editrice di livello locale ad una piccola casa editrice a livello nazionale. Dal punto di vista critico abbiamo avuto delle belle recensioni, anche sul “Corriere della Sera”e su riviste specializzate, ma il vero problema è quello della distribuzione. Noi stiamo benissimo nel circuito accademico, i contenuti li abbiamo, le vendite sono quello che sono.  Ci siamo battuti per avere una distribuzione nazionale, ma la visibilità in libreria è quasi impossibile. La piccola casa editrice che fa pochi titoli e ben lavorati non sviluppa un guadagno adeguato alla grande distribuzione quindi viene rimandata indietro. È stato impossibile in quei grandi centri commerciali che sono diventate le librerie, avere un distributore nazionale ed abbiamo dovuto ripiegare su distributori a livello regionale. I distributori si prendono il 40% sul prezzo di copertina e almeno il 20% per la promozione e poi spesso non la fanno neppure. Insomma il guadagno è minimo.

Il fatto di non essere in una piazza come quella romana è un limite così grande? Un piccolo editore romano ha una visibilità  maggiore rispetto a voi?

Il nostro limite di partenza è sicuramente quello di una provenienza così localistica, senza contare che in Molise si legge poco. Praticamente c’è quello che io chiamo il “club del libro”, di cui fanno parte duecento-trecento persone. Se il contesto di partenza fosse più ampio avremmo meno problemi, ma proprio per colmare questo deficit le istituzioni dovrebbero fare di più.

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