“Contro la crisi vendo romanzi a un euro”: l’idea di un editore tedesco

Contro la crisi, un editore tedesco ripropone un’idea che in Germania mancava dal dopoguerra, quando i libri si vendevano a un marco. “Ora propongo a un euro.”

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La storia dei Ro-ro-ro (abbreviazione di Rowohlt-rotations-romans, romanzi stampati in rotativa) è una storia romantica, di crisi e persecuzione, che affonda le proprie radici nella Germania del 1946. La guerra era appena finita e il Paese lottava per ricostruirsi un’identità dalle macerie del Reich, in una nazione fisicamente spezzata in due, confusa e povera. Fu in quel contesto che l’editore Heinrich Rowohlt iniziò a stampare romanzi di autori come Hemingway, Chesterton, Dostoevskij in formato leggero e a bassissimo costo, un marco ciascuno.

Oggi, nell’Italia della crisi economica, la casa editrice fiorentina Clichy riproduce il formato concepito da Heinrich Rowohlt, e propone i primi quattro titoli al costo di un euro: Lo strano caso del dr. Jeckyll e Mr. Hyde di Stevenson, Le notti bianche di Dostoevskij, Cuore di tenebra di Joseph Conrad e La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth, del tutto fedeli alla forma originale. Romanzi brevi, ma in versione integrale e curatissimi nella traduzione, che con un po’ di fortuna verranno distribuiti attraverso più canali, non soltanto nelle librerie ma anche in bar e locali selezionati.

Storicamente girovaga, inseguita, afflitta, la Rowohlt Verlag fu fondata a Lipsia nel 1887 da Ernst Rowohlt. Fu poi passata al figlio Henrich, sconquassata dalla Grande guerra, amata da Paul Mayer e Franz Hessel e terrorizzata dal Bücherverbrennung – il rogo dei libri. La casa editrice, che aveva pubblicato tra gli altriFiesta di Ernest Hemingway e alcuni romanzi di Balzac, fu chiusa nel 1943.

RowohltMa dopo la fine del conflitto, e con la licenza di pubblicazione ottenuta dagli americani che controllavano la Germania Ovest, la Rowohlt tornò in attività prima a Stoccarda, pubblicando Kästner, Ringlenatz, Tucholsky, poi ad Amburgo, con Hemingway, Jens, Meischner, Rezzori, Salomon e Schmidt. Finché, nel 1950, a Henrich venne l’idea che avrebbe preceduto i moderni tascabili, e lanciò i Ro-ro-ro. Il concetto, del tutto rivoluzionario, era quello di offrire letture importanti, in formato leggero e a bassissimo costo.

Per farlo scelse di utilizzare la stampa in rotativa, quella dei quotidiani per intenderci, e di conseguenza l’impaginazione a quattro colonne. I primi titoli a venir pubblicati – e venduti al costo di un marco – furono The flying inn di C.K. Chesterton, Il potere e la gloria di Graham Green e Luce d’agosto di William Faulkner. Seguirono Madame Bovary di Gustave Flaubert, I demoni di Fedor Dostoevskij, Morte a Venezia di Thomas Mann.

I Ro-ro-ro si dimostrarono da subito, e per la loro decennale diffusione, una soluzione geniale per permettere a tutti, anche ai più duramente colpiti all’interno di una comunità piegata, di tornare a leggere, un lusso che nel periodo oscuro del governo nazista in pochi avevano potuto concedersi. La rinascita della Rowohlt sembrava presagire al ritorno della speranza e veniva in concomitanza con il rientro delle centinaia di scrittori, artisti ed intellettuali allontanati dal Paese perché ebrei, comunisti o omosessuali. I romanzi su rotativa erano la prova tangibile della svolta in favore dell’uguaglianza sociale, razziale e politica e avrebbero ispirato, negli anni a venire, un dialogo difficile e amministrato da troppe parti in causa, ma sfociato, non senza difficoltà, in una notevole ripresa economica.

edizioni_clichyLa scelta della fiorentina Clichy di riprenderne l’idea si inserisce nella crisi e preoccupazione che incombe sul mondo dell’editoria, e sul mercato in generale: lettori in calo vertiginoso, spese in incremento rapido e l’idea dilagante che non ci sia quasi più spazio per il vizio della letteratura, e che la salvezza sia – solo e solamente – nel digitale.

Clichy prova a fare la differenza con un guizzo d’inventiva. E, nel caso di un nuovo Bücherverbrennung, resterebbe per lo meno sulle dita l’odore dell’inchiostro.


LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Giulio D’Antona su Linkiesta.it

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