Cocaina oro del mondo: esce“Zero zero zero”, il nuovo libro di Roberto Saviano

Sette anni dopo Gomorra esce “Zero Zero Zero”; il libro inchiesta sulla droga che fa girare il mondo. “Non esistono titoli quotati in Borsa che possono generare lo stesso profitto e così velocemente.”

 

Prendi un elastico e comincia a tenderlo. All’inizio non c’è quasi resistenza. Lo allunghi senza difficoltà. Sino a quando raggiungi la massima estensione oltre la quale l’elastico si spezza. L’economia di oggi funziona come il tuo elastico. Quell’elastico è il comportamento secondo le regole di concorrenza leale e secondo la legge. In principio tutto era facile, le risorse disponibili, il mercato pronto a essere invaso da ogni nuova merce capace di renderti la vita più bella e più comoda. Quando compravi, sentivi di aver fatto un salto verso un futuro migliore. Se producevi, ti percepivi nella stessa dimensione. Radio. Automobili. Frigoriferi. Lavatrici. Aspirapolvere. Scarpe eleganti e scarpe sportive. Rasoi elettrici. Pellicce. Televisori. Viaggi organizzati. Abiti firmati. Computer portatili. Cellulari. Non dovevi tirare più di tanto l’elastico delle regole. Oggi siamo vicini al punto di rottura. Ogni nicchia è stata conquistata, ogni bisogno soddisfatto. Le mani che tendono l’elastico si spingono sempre più in là, rifuggono la saturazione allargandolo ancora di un millimetro nella speranza che quello sforzo non sia davvero l’ultimo.

Al limite ti attrezzi per delocalizzare all’Est o provi a lavorare in nero ed evadere le tasse. Cerchi di tirare l’elastico il più possibile. È la dura vita dell’imprenditore.

Roberto-Saviano-Zero-Zero-ZeroDi Mark Zuckerberg ne nasce uno al secolo. Pochissimi possono generare ricchezza soltanto da un’idea e, per quanto vincente, quell’idea non genera un indotto solido. Gli altri sono costretti a una guerra di posizione per piazzare beni e servizi che magari durano il tempo di un battito d’ali. Tutti i beni sono costretti a sottostare alla regola dell’elastico. Tutti tranne uno. La cocaina.

Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina. Nemmeno i rialzi azionari da record sono paragonabili agli “interessi” che dà la coca. Nel 2012, anno di uscita dell’iPhone 5 e del mini iPad, la Apple è diventata la società più capitalizzata che si sia mai vista su un listino azionario. Le azioni Apple hanno subìto un rialzo in Borsa del 67 per cento in un solo anno. Un rialzo notevole per i numeri della finanza. Se avessi investito mille euro in azioni Apple all’inizio del 2012, ora ne avresti milleseicentosettanta. Non male. Ma se avessi investito mille euro in coca all’inizio del 2012, ora ne avresti centottantaduemila: cento volte di più che investendo nel titolo azionario record dell’anno!

La cocaina è un bene rifugio. La cocaina è un bene anticiclico. La cocaina è il vero bene che non teme né la scarsità di risorse né l’inflazione dei mercati. Ci sono moltissimi angoli del mondo che vivono senza ospedali, senza web, senza acqua corrente. Ma non senza coca. Dice l’Onu che nel 2009 se ne sono consumate ventuno tonnellate in Africa, quattordici in Asia, due in Oceania. Più di centouno in tutta l’America Latina e Caraibi. Tutti la vogliono, tutti la consumano, tutti coloro che cominciano a usarla ne hanno bisogno. Le spese sono minime, piazzarla è immediato, altissimo il margine di profitto. […]

Non esistono titoli quotati in Borsa che possono generare il profitto della cocaina. L’investimento più spericolato, la speculazione più anticipatrice, movimenti rapidissimi di ingenti flussi di danaro che riescono ad abbattersi sulle condizioni di vita di interi continenti, non ottengono una moltiplicazione del valore neppure lontanamente paragonabile. Chi punta sulla coca, accumula in pochi anni ricchezze che in genere le grandi holding hanno conseguito in decenni di investimenti e speculazioni finanziarie. Se un gruppo imprenditoriale riesce ad avere le mani sulla coca, detiene un potere impossibile da raggiungere con qualsiasi altro mezzo. Da zero a mille. Un’accelerazione che non può dare nessun altro motore economico. Per questo, laddove la coca è l’economia di scala, non esiste altro che lo scontro feroce e violento. Non c’è mediazione sulla coca. O tutto o nulla. E tutto dura poco. Non puoi fare traffico di cocaina con sindacati e piani industriali, con aiuti dello Stato e norme impugnabili in tribunale. Vinci se sei il più forte, il più furbo, il più organizzato, il più armato. Per qualsiasi azienda vale che più tendi l’elastico, più riesci a importi sul mercato. Se quell’elastico riesci a tenderlo ancora di più con la coca, allora potrai vincere in ogni altro settore. Solo la legge può spezzare l’elastico. Ma anche quando la legge rintraccia la radice criminale e cerca di estirparla, resta difficile che riesca a trovare tutte le imprese legali, gli investimenti immobiliari e i conti in banca che sono stati acquisiti grazie alla tensione straordinaria ottenuta dalla polvere bianca.

rob_saviano_cocaLa cocaina è un bene complesso. Dietro il suo candore nasconde il lavoro di milioni di persone. Nessuna di queste si arricchisce come coloro che sanno piazzarsi nel punto giusto della filiera produttiva. I Rockefeller della cocaina sanno come nasce il loro prodotto, passaggio per passaggio. Sanno che a giugno si semina e che ad agosto c’è la raccolta. Sanno che la semina dev’essere fatta con un seme proveniente da piante di almeno tre anni e che i raccolti di coca si fanno tre volte all’anno. Sanno che le foglie raccolte devono essere messe a seccare entro ventiquattr’ore dalla potatura, altrimenti si rovinano e non le vendi più. Sanno che il passo successivo è scavare due buchi nel terreno. Nel primo, insieme alle foglie secche, devi aggiungere carbonato di potassio e kerosene. Sanno che poi bisogna pestare per bene questo mix, fino a ottenere una sbobba verdastra, il carbonato di cocaina, che una volta filtrato deve essere trasferito nel secondo buco. Sanno che l’ingrediente successivo è l’acido solforico concentrato. Sanno che quello che così si ottiene è il solfato basico di cocaina, la pasta basica, che va fatta essiccare. Sanno che gli ultimi passaggi comportano acetone, acido cloridrico, alcol assoluto. Sanno che bisogna filtrare ancora e ancora. E poi di nuovo a seccare. Sanno che si ottiene il cloridrato di cocaina, chiamato comunemente: cocaina.

Sanno, i Rockefeller della cocaina, che per ottenere più o meno mezzo chilo di coca purissima servono: tre quintali di foglie e un manipolo di operai a tempo pieno. Tutto questo gli imprenditori della cocaina lo sanno come qualunque capo d’azienda. Ma sanno soprattutto che la massa dei contadini, degli spacciatori e trasportatori che hanno trovato un lavoro poco più redditizio di ciò che possono tentare di cercarsi altrove continua lo stesso ad avere entrambi i piedi piantati nella miseria. È manovalanza, una marea di sudditi interscambiabili nella perpetuazione di un sistema di sfruttamento e arricchimento a beneficio di pochi. E in cima a quei pochi ci sono quelli che hanno avuto la lungimiranza di capire che nel lungo viaggio della coca, dalle foglie colombiane alle narici del consumatore occasionale, i soldi veri si fanno con la vendita, la rivendita e la gestione dei prezzi. Perché se è vero che un chilo di cocaina in Colombia viene venduto a millecinquecento dollari, in Messico tra i dodicimila e i sedicimila, negli Stati Uniti a ventisettemila, in Spagna a quarantaseimila, in Olanda a quarantasettemila, in Italia a cinquantasettemila e nel Regno Unito a settantasettemila; se è vero che i prezzi al grammo variano dai sessantuno dollari del Portogallo e arrivano ai centosessantasei del Lussemburgo, passando per gli ottanta in Francia, gli ottantasette in Germania, i novantasei in Svizzera e i novantasette in Irlanda; se è vero che da un chilo di cocaina pura con il taglio si ricavano mediamente tre chili che verranno venduti in dosi da un grammo; se è vero tutto questo, è altrettanto vero che chi comanda l’intera filiera è uno degli uomini più ricchi del mondo.

Nuove borghesie mafiose gestiscono oggi il traffico di coca. Attraverso la distribuzione conquistano il territorio dove viene commerciata. Un Risiko di dimensioni planetarie. Da una parte i territori di produzione che diventano feudi dove non cresce più nulla se non povertà e violenza, territori che i gruppi mafiosi tengono sotto controllo elargendo carità ed elemosina che spacciano per diritti. Non deve esserci sviluppo. Solo prebende. Se qualcuno vuole riscattarsi non deve reclamare per sé diritti ma ricchezza. Una ricchezza che deve sapersi prendere. In questo modo si perpetua un unico modello d’affermazione di cui la violenza è solo veicolo e strumento. Quel che si impone è potere prodotto e conteso in purezza, come la cocaina stessa. Dall’altra parte paesi e nazioni dove piazzare al centro della mappa le proprie bandierine. Italia: presenti. Inghilterra: presenti. Russia: presenti. Cina: presenti. Ovunque. Per le famiglie più forti, la coca funziona con la facilità di un bancomat. C’è da comprare un centro commerciale? Importi coca e dopo un mese ci sono i soldi per chiudere la transazione. Devi influenzare campagne elettorali? Importi coca e sei pronto nel giro di poche settimane. La cocaina è la risposta universale al bisogno di liquidità. L’economia della coca cresce a dismisura e arriva ovunque.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE – Repubblica.it

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