ROMAN POLANSKI/ “Carnage” e la sua strage da salotto

di Alice Coccia

Il regista polacco naturalizzato francese Roman Polanski torna, ad un anno di distanza dal successo de L’uomo nell’ombra, con un nuovo e originale lungometraggio: Carnage. Il titolo della pellicola farebbe pensare a tutto tranne che ad un film girato in un ambiente chiuso, limitato, confinato tra le classiche quattro mura del salotto di casa che, per molti anni, hanno rappresentato un vero e proprio genere teatrale prima che cinematografico.

Ed effettivamente uno spirito da “quarta parete” sopravvive nel film dal momento che Carnage è ispirato all’opera Venezia-68-Carnage-di-Roman-Polanski_hg_full_lteatrale di Yasmina Reza, Il dio del massacro.

Carnage è il salotto di Roman Polanski. Un melting pot di ansie, frustrazioni, disattenzioni, apparenze e costumi sociali sbandierati in atteggiamenti perbenisti e razionali. Il salotto di casa Polanski è il modo in cui un regista senza dubbio di talento riesce con pochi (ma eccellenti) attori a creare una storia appassionante e al tempo stesso divertente.

I presupposti c’erano tutti fin dalla presentazione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2011, dove la proiezione del film ha suscitato i meritati applausi di giornalisti e critica.

Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz e John C. Reilly sono accomunati dalla stessa città dai mille colori e atmosfere, New York, e da due figli della stessa età alle prese con un violento litigio. Il perbenismo radical chic di Jodie Foster, la finta sottomissione e pacatezza di John C. Reilly, la rabbia compressa di Kate Winslet e la simpatia di una sincerità senza veli di Christoph Waltz sono elaborati e shakerati in un episodio unico dai toni sarcastici. La violenza di quei sentimenti profondi e tenuti nell’ombra troppo a lungo è stata costretta ad esplodere all’interno di uno spazio dove ragione e sentimento si sono scontrati con una battaglia all’ultimo urlo.

Carnage confina un arcobaleno di espressioni umane e sentimenti in pochi metri di abitazione, dove i personaggi (caratterizzati al punto giusto) riescono ad allontanarsi solamente fino ad un ascensore che continua a chiudersi.

Nel caso di Roman Polanski, il salotto di un appartamento newyorchese non rappresenta, però, una condizione di staticità e immobilità. Tutt’altro. Il dinamismo che il regista polacco riesce a creare intorno ad un tavolino da boudoir attraverso un montaggio senz’altro elegante, lo rende unico nel genere. Un regista premio oscar che anche questa volta ha confermato il suo talento e abilità dietro la macchina da presa e con una sceneggiatura cui lui stesso ha messo mano insieme alla scrittrice Reza.

Una sceneggiatura che rappresenta la colonna portante dell’intero film. L’azione viene accantonata in favore di un linguaggio affatto semplice ma non noioso, che lascia intravedere l’apertura su nuovi fronti diegetici da cogliere al volo. A dare dinamismo è proprio quel filo di ironia che corre lungo tutta la seconda parte del film, scatenando un clima di allegria tra il pubblico in sala.

La parola, dunque, è assolutamente imperante in questo film dalle mille sfumature e tonalità da cogliere con astuzia, intuizione e un pizzico di perspicacia che non si può dimenticare con Roman Polanski. Il rischio di farsi trasportare nel vortice di una risata generale accompagna lo spettatore per tutto il film. Una verve che viene tenuta alle stelle da conversazioni raffinate, ironiche, a volte taglienti che per alcuni aspetti farebbero pensare all’istrionico Woody Allen, architetto indistinguibile del Dialogo.

Senz’altro anche nel salotto di Harry ti presento Sally si potrebbero intravedere una serie di dinamiche sentimentali che si sviluppano in un crescendo di emozioni e cambiamenti. Ma il sarcasmo e la sofisticata comicità di Roman Polanski, su cui dopo tante risa ci fermiamo a riflettere, rendono Carnage un film affascinante, sottile e inevitabilmente da vedere.


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