NOTTE DEGLI OSCAR 2012/ Trionfa “The Artist”, film francese muto e in bianco e nero

And the winner is…”The Artist”! Cinque le statuette collezionate dalla pellicola francese più “rivoluzionaria” degli ultimo tempi, tra cui miglior film, miglior regista e miglior attore. Michel Hazanavicius, il regista, e Jean Dujardin, l’attore protagonista, nonostante arrivassero agli Oscar 2012 da favoriti non avrebbero mai potuto immaginare un trionfo così totale. Oltre alle tre statuette per eccellenza, “The Artist” si è aggiudicato anche quelle per i migliori costumi – ricordiamo che è ambientato negli anni ’20 – e per la miglior colonna sonora originale.

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di FS

Ma la serata hollywoodiana si è tinta anche di tricolore, grazie a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, nelle vesti di production designer e set decorator, che hanno ritirato il premio per la miglior scenografia per il film “Hugo Cabret”, il film visionario e in 3D diretto da quel genio assoluto di Martin Scorsese. Per Ferretti e Lo Schiavo, che fanno coppia anche fuori dal set, è il terzo Oscar dopo quelli raggiunti con “The Aviator” (2004, Martin Scorsese) e “Sweeney Todd” (2007, Tim Burton).

L’intramontabile Meryl Streep, giunta alla diciassettesima nomination e al terzo Oscar, è stata votata come miglior attrice per l’interpretazione di Margaret Thatcher in “The Iron Lady”. In sostanza la Streep resta l’unica vera diva del cinema americano ad aver portato a casa un premio, visto che sia Brad Pitt che George Clooney sono rimasti, ancora una volta a bocca asciutta.

Come non citare Woody Allen e la sua migliore sceneggiatura originale per il romanticissimo “Midnight in Paris”, dove il regista newyorchese porta i suoi spettatori nella Parigi degli anni ’20, a contatto con i suoi idoli artistici dell’epoca: da Picasso fino a Hemingway, tutti i riferimenti culturali di Allen sono in scena.

E chissà che questi segnali non segnino un ritorno al passato, verso un cinema d’antan che ora non esiste più, anche per il volere del botteghino, difficilmente pronto a premiare la nostalgia per un periodo d’oro della filmografia internazionale. L’ultimo film interamente muto che aveva così tanto fatto parlare di sé, senza però raggiungere il successo di “The Artist”, è il docu-film “Il Grande Silenzio” (2005, Philip Gröning) premiato al Sundance Film Festival e a Berlino, nel 2006.

Chissà, davvero, che Hollywood non lanci un segnale al mondo, dove il rumore di sottofondo è sempre troppo invadente e non permette di ascoltare il dolce suono del silenzio che ci circonda. Anche perché, come diceva  Oscar Wilde, “a volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio.”

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