MARIO MONICELLI/ L’ultima prova di un grande regista

Quello che in Italia non c'è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, rivoluzione che non c'è mai stata in Italia; c'è stata in Inghilterra, c'è stata in Francia, c'è stata in Russia, c'è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, trecento anni che è schiavo di tutti.

di Donato Giannini

mario-monicelli-morto-suicida-a-roma-1In quest’intervista a Rai per una notte, il regista Mario Monicelli, ripeteva soltanto quello che ha mostrato nei suoi film. Gli italiani e l’Italia.

Lui che ha portato sul grande schermo le abitudini di un popolo. Interprete dei costumi italiani, padre della commedia all’italiana.

Forse il più italiano tra tutti. Un poeta del cinema che leggeva con ironia e critica la nostra società.

Sceneggiatore geniale e regista popolare. Amante della vita.

Ha scelto di suicidarsi a 95 anni, così come aveva fatto il padre Tommaso.

«Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l'ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l'altro un bagno molto modesto».

 

Osservatore di un’Italia pervasa da ignoranza e indecenza, Monicelli non ha mai nascosto la sua tristezza per quello che il nostro popolo è diventato. Questo è stato da sempre ciò che ha caratterizzato i suoi film.

« Il cinema è come la letteratura, deve cogliere l'attualità e mostrarla». (Intervista di Lorenzo Misuraca, 2003).

È dalla sua poetica cinematografica che trapelava la sua generosità, l’attualità, la positività che solo la sua messa in scena riusciva a regalare.

Lascia un produzione incredibile iniziata nel 1951, con “Guardie e ladri”, girato insieme al grande Steno.

“I soliti ignoti”, è un capolavoro nel quale convergeva un cast incredibile: Gassman, Mastroianni, Totò e Claudia Cardinale.

Ma l’attore di riferimento è stato Alberto Sordi con il quale ha girato grandi capolavori come il “Marchese del grillo”, “Il borghese piccolo piccolo” e, nel più impegnato film drammatico, “La grande guerra”.

Altro grande, Vittorio Gassman. Protagonista di un film geniale, la cui sceneggiatura di Monicelli è un misto di volgare maccheronico che accompagna l’eroe comico nelle sue avventure. (Armata Brancaleone).

Oh, gioveni!
Quando vi dico sequitemi miei pugnaci, dovete sequire et pugnare!
Poche conte!
Se no qui stemo a prenderci per le natiche

In “Amici miei” ha raccontato la sua gioventù attraverso le interpretazioni di grandi attori come Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Duilio Del Prete, Gastone Moschin e Adolfo Celi.

La sua produzione non si è mai fermata. È stata il motore della sua vita fino alla vecchiaia, che ha preferito trascorrere da solo  nonostante avesse famiglia e amici.

« Per rimanere vivo il più a lungo possibile. L'amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, è molto pericoloso. La donna è infermiera nell'animo, e, se ha vicino un vecchio, è sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Così piano piano questo vecchio non fa più niente, rimane in poltrona, non si muove più e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio è costretto a farsi le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di più»

È morto a Roma, nell’ospedale di San Giovanni il 29 novembre 2010, giorno prima della manifestazione studentesca a Roma e in tutta in Italia. Manifestazione che porta con se il ricordo di un grande uomo di cultura, di arte e un grande esempio di umanità.

Un grande uomo, un grande italiano.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.