L’ultimo dominatore dell’aria: un film di M. Night Shyamalan

L’ultimo dominatore dell’aria, il film di M. Night Shyamalan (regista e sceneggiatore anche de Il Sesto Senso), rischia di trasformarsi in un brutto sogno.

di Alice Coccia

DominatorePrima o poi capita nel corso di un’eccellente carriera cinematografica da regista di incappare in quel film che proprio non convince. Chissà se quest’anno non sia arrivato il momento di M. Night Shyamalan. Il nuovo lavoro del regista di origine indiana,  L’ultimo dominatore dell’aria, è uscito nelle sale cinematografiche il 24 settembre. Non si può certo dire che la critica lo abbia accolto nel migliore dei modi. In particolar modo in patria USA il film è stato stroncato da una severa critica mentre in Italia ha ricevuto giudizi sicuramente meno duri ma pur sempre mediocri.

Ciò che lascia l’amaro in bocca non è solamente il film in sé, che tutto sommato è una semplice storiella fantasy, bensì la provenienza della pellicola. Va ricordato che stiamo parlando dello stesso regista del Sesto Senso, Unbreakable, il “politico” Signs, The village, Lady in the water e l’emozionante E venne il giorno. Tutti i tasselli che compongono la filmografia di Shyamalan rivelano un’affascinante ma al tempo stesso inquietante spirito fiabesco. Le sceneggiature e i particolari tratti stilistici dei suoi film stimolano lo spettatore nella propria fantasia, mantenendo però sempre aperto un varco con la vita reale.

L’ultimo dominatore dell’aria si estranea dal tradizionale cammino del regista indo-americano, il quale si può riconoscere solamente in parte nella scelta del genere (fantasy). Il soggetto è tratto dalla serie televisiva Avatar: The Last Airbender, una saga fantasy a cui il regista si appassionò dopo aver regalato la prima serie a sua figlia. Il protagonista, il bambino/Avatar Aang, è predestinato a riportare l’equilibrio tra le quattro nazioni del mondo, Aria, Acqua, Terra e Fuoco, dopo che quest’ultima tentò di predominare sulle altre. L’idea è stata un successo negli Stati Uniti, dove la serie venne molto seguita. Purtroppo però la trasposizione in action/fantasy movie pecca nella carente seppur necessaria abilità registica per le scene d’azione.

Il lungometraggio infatti palesa un’insolita lentezza in questo tipo di riprese, proprio lì dove l’occhio del regista avrebbe dovuto soffermarsi di più: le arti marziali e le scene dei combattimenti sono prive della velocità, del vigore e del fascino appartenenti al genere.

La noia provata fino al fermo fotogramma finale è dovuta non solo ad un’apatia nelle scene d’azione ma a anche quel livello di superficialità dei personaggi, oltre il quale lo spettatore non riesce a vedere. Il film non approfondisce alcun tipo di relazione umana tra i caratteri protagonisti, impedendo quel coinvolgimento o quell’identificazione peculiare della macchina cinema. Il regista fa un tentativo con Dev Patel (già visto in The Millionaire), il primogenito ripudiato dal padre, Signore del Fuoco. Il giovane principe cerca (inutilmente) di sfogare il suo dolore per l’allontanamento forzato dal regno con il bambino protagonista ( Noah Ringer), lasciando intravedere la sofferenza di chi non ha scelta nel suo agire.

Il kolossal, dimostratosi tale soltanto nel budget (150 milioni di dollari sborsati dalla Universal Picture), prevede per la sua conclusione altri due film, essendo il primo adattamento cinematografico di una trilogia.

«L’acqua insegna l’accettazione» e permette che tutto scorra con lei. Sono questi due dei precetti recitati nella pellicola.

Il dubbio che rimane è se le successive produzioni di Shyamalan saranno in grado di far scorrere via anche il brutto ricordo di questa sua ultima esperienza.

GUARDA IL TRAILER DE “L’ULTIMO DOMINATORE DELL’ARIA”

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.