La Nostra Vita, il film con Elio Germano premiato a Cannes

La nostra vita, il film con Elio Germano, regia di Daniele Luchetti, premiato al Festival di Cannes.

di Alice Coccia

La nostra vita, il film con  Elio Germano, regia di Daniele Luchetti, premiato al Festival di  Cannes.

Ormai è una verità alla luce del sole, la storia del nostro paese che, in perenne conflitto con lo sviluppo di un mondo socio-economico, fa da sfondo a difficili realtà umane.Le avventure, i sentimenti, le occaioni di una società confusionaria costituiscono l’essenza del lavoro di un valente regista italiano: Daniele Luchetti.

Il cinema torna a dar voce al suo talento con il film La Nostra Vita, applaudito ed esaltato nel Festival di Cannes, regala la palma come miglior attore protagonista a Elio Germano, che a distanza di tre anni torna a collaborare con Luchetti. L’attore infatti è stato interprete del film Mio fratello è figlio unico nel 2007, pellicola in cui vestiva i panni di Accio, ragazzo perso nella confusionaria situazione politica e sociale degli anni ’60 e sempre in corsa verso la ricerca di se stesso.

Il ragazzo di ieri si è trasformato nel Claudio di oggi, l’uomo de La Nostra Vita, che da trent’anni lavora come operaio edile in uno dei cantieri della umile periferia romana. Nonostante la disgraziata situazione economica in cui verte, Claudio vive serenamente con i suoi due figli e la moglie Elena, con la quale condivide un meraviglioso rapporto di complicità e sensualità. Questa tranquillità viene però turbata dalla morte di Elena, che porta via con sé i segni di una felicità mai più ritrovata, lasciando il posto ad un unico scopo: riscattarsi dal dolore ad ogni costo. Inizia così una vita dedita al dio Denaro: i soldi, il benessere, le vacanze tentano di essere il risarcimento per ciò che hanno perso, fino a condurlo in un affare losco che verrà risolto con l’aiuto di un fratello imbranato, una materna sorella e un pusher vicino di casa.

Il film racconta la reale situazione di un paese moderno, che insegue disperatamente una spietata industrializzazione e il benessere economico, ma che si ostina a lasciare indietro le solite “masse periferiche”, totalmente estranee a tale progresso. Il Germano che cerca la sua strada in Mio fratello è figlio unico, la scopre nel mondo proletario de La Nostra Vita, dove ha abbandonato la ricerca dei propri ideali per arrendersi ad una difficile vita di sacrifici. Il ribelle sessantottino è diventato oggi un uomo disilluso in un gioco più grande di lui, che trova nella famiglia un rifugio per quegli antichi e ormai traditi sentimenti. Ma quando anche questa speranza viene a mancare, il protagonista viene attanagliato da una profonda disperazione che lo trasporta nel mondo offerto dalla sua periferia.

Il film è uno squarcio molto realistico di un’odierna situazione italiana che non tutti conoscono se non attraverso il cinema e che vuole essere quasi un grido di dolore di un’Italia diversa ma sempre uguale nelle sue borgate proletarie. L’augurio confidato da Elio Germano in un’intervista è che almeno il mondo cinematografico possa essere sincero testimone e libero delatore di quelle realtà ignorate dai “piani alti” ma che saranno per sempre l’ombra del nostro “bel paese”.

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