Il Solista, recensione di un film “homeless” a Los Angeles

Recensione del film Il Solista“, tratto dall’omonimo libro che esplora il mondo degli homeless nella Città degli Angeli.

di Alice Coccia

IL_SOLISTAEsistono momenti in cui la musica riesce a riscoprire persone perdute (August Rush, film del 2007) ed altri in cui note di violini aprono una finestra su quei mondi che talvolta vengono dimenticati o mai svelati. È il caso della pellicola Il solista ( The Soloist ), un prodotto della Dreamworks e Universal Pictures, diretto da Joe Wright, già regista di Orgoglio e Pregiudizio ed Espiazione. Il film è tratto da una storia reale pubblicata dallo stesso protagonista e autore della vicenda, il giornalista Steve Lopez, nell’omonimo libro pubblicato nel 2008. Wright decise di far rivivere le pagine del Solista Nathaniel Ayers attraverso i meccanismi della macchina cinematografica, nel tentativo di denuncia e di scoperta di un mondo non sempre conosciuto.

La storia biografica del giornalista Lopez, ci trasporta nella Città degli Angeli, in una Los Angeles in cui i senzatetto sono considerati gli emarginati della società e per questo vivono la loro esistenza abbandonati a loro stessi senza alcuna cura né interesse da parte delle autorità di giustizia vigenti. E mentre gli unici provvedimenti considerati sono tutti tesi a controllare l’ordine delle strade, tra gli homeless si dischiude un mondo che narra di uomini con straordinarie storie personali.  

Il Solista racconta una di queste schegge di vita, ponendo lo spettatore nella condizione di spendere qualche riflessione su quegli aspetti sociali talvolta messi in ombra. Steve Lopez (Robert Downey Jr.), giornalista del Los Angeles Times, è in cerca dell’articolo perfetto, e lo scova proprio tra i quartieri dei senzatetto. Lopez s’imbatte nel talento di Nathaniel Ayers (Jamie Fox), un malato schizofrenico dotato di un meraviglioso talento per la musica che lo rende straordinario nel suonare un violino a due corde. Tra i due nasce un sentimento di amicizia e rispetto che spinge il giornalista a raccontare la vita del musicista e tentare ogni strada per aiutarlo, scontrandosi con le difficoltà della sua malattia.

Il film è entrato nelle sale italiane il 23 luglio scorso dopo varie vicissitudini. La sua uscita, prevista nel novembre 2008, è stata fatta slittare in un primo momento il 13 marzo 2009 per uscire poi il 24 aprile in 2.024 cinema americani. Costato 60 milioni di dollari ne ha guadagnati al botteghino poco più della metà, lasciando l’amaro in bocca per una pellicola sicuramente macchinosa nell’elaborazione ma comunque di ordine attuale. Le dinamiche di un’amicizia complicata sono innescate in una serie di flashback che talvolta possono appesantire la narrazione ma permettono di entrare nell’universo di un uomo che ha sempre vissuto accompagnato dalla sua musica. È proprio questo il segreto di un film che probabilmente non è stato compreso fino in fondo, ma che nasconde molto più di una semplice storia biografica.

In una cornice di degrado sociale, dove non si ha più nulla da perdere, l’unica cosa che sopravvive nel proprio animo è quel talento che non si può comprare, non si può conquistare ma può donare emozioni a chi è curioso di scoprirlo e resta affascinato ad ascoltarlo.

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