Il principe dei videogiochi conquista il mondo del cinema

C’era una volta, nell’antica Persia…Prince of Persia: The Sands of Time. Una favola Disney

di Alice Coccia

Ci sono, dunque, tutti gli ingredienti per una tradizionale favola Disney che richiama antiche memorie orientali e le magiche atmosfere del mondo di Aladdin. Ma si sa, la frenesia del pubblico contemporaneo non può essere totalmente catturata dal romanticismo della classica fiaba; deve essere affascinata e ipnotizzata da strabilianti colpi di scena, dalla magnificenza degli effetti speciali e deve essere in grado di tenere lo spettatore aggrappato alla poltrona con il fiato sospeso.

È proprio la ricerca di tale esigenza che ha spinto la Disney a collaborare con il produttore di blockbuster Jerry Bruckheimer, creatore de Il mistero dei Templari , Bad Boys e della serie di successo Pirati dei Caraibi. L’incalzante avanzare del film, affiancato da una serie di entusiasmanti azioni a catena tipiche dell’universo di Bruckeimer, accompagna i protagonisti nella filosofia e nella architettura di casa Disney. Il dinamismo della pellicola è inoltre privilegiato dalla sua origine: Prince of Persia: The Sands of Time nasce e si arricchisce nel mondo dei video games. Nel marzo del 2004 infatti la compagnia “Jerry Bruckheimer Films” comprò i diritti del gioco affidando la sceneggiatura del film al creatore della serie Jordan Mechner e allo sceneggiatore Jeffrey Nachmanoff.

La pellicola è costruita sulle caratteristiche e sui personaggi del video game, che a sua volta trae ispirazione tra le pagine della letteratura persiana, dando vita ad elementi mitologici di un tempo a noi troppo lontano. È così che Rostam DastanShahnameh (eroe dello , il “Libro dei Re”) rivive nel protagonista Dastan, come la principessa Tahmina in Tahmina e Garsivaz nel personaggio di Garsiv. I riferimenti allegorici non vengono riscontrati solamente in un ambito storico-mitologico, ma possono essere indice di eventi dei giorni nostri. L’avanzata dell’esercito persiano contro la cittadina iraniana di Talamut, è giustificata dal dubbio che la roccaforte possa nascondere le armi di forze ribelli pronte a mettere in pericolo il sistema politico dominante. È evidente che una simile storia abbia forti richiami alla situazione politica americana di qualche anno fa, lasciando al singolo spettatore la possibilità di rintracciarne le similitudini e le discrepanze simboliche.

Talvolta però le dinamiche di una narrazione così ricca di elementi storici, culturali e letterari possono confondere il pubblico, abbagliarlo con la sola forza di spettacolari effetti speciali e abbandonarlo ad una semplice storia fantastica il cui allegorico significato resta sepolto tra le dune di sabbie senza tempo.