Il coraggio della Papessa, tra storia e leggenda

“Le sezioni cerebrali femminili utili sono di dimensione tanto ridotta che le donne sono incapaci di comprendere idee o concetti elevati.”

di Alice Coccia

A giudicare dal soggetto dell’ultima produzione cinematografica della Costantin Film, questa citazione non sembrerebbe trovare fondo di verità.

Johanna Wokalek veste i panni della Papessa, protagonista dell’omonima pellicola distribuita dalla Medusa in 151 sale italiane. La storia (o leggenda?) ci narra di tale donna vissuta all’incirca tra l’814 e l’858 d.C., figlia del prete di un villaggio nella Germania medievale, che sfugge al suo destino di tradizionale donna di casa, chiesa, famiglia e senza istruzione, sopraffatta dalla figura maschile che le sta accanto. Scontrandosi con il violento padre e a dispetto delle “norme” del suo tempo, Johanna studia nella cattedrale di Dorstadt, dove incontra un nobiluomo alla corte del vescovo, il Conte Gerold.

I due s’innamorano, ma quando il Conte fu costretto a partire per la guerra, la donna decide di abbandonare le vesti femminili per iniziare a farsi chiamare Fratello Johannes. Nei panni di un uomo, riesce a farsi accogliere nel monastero benedettino di Fulda, dove vive la sua vita esercitando la professione di stimato medico. Nel momento in cui però la sua copertura rischia di saltare, si trasferisce a Roma, dove affronterà diverse vicissitudini che le faranno guadagnare il ben volere del mondo ecclesiastico e il trono di Pietro. I problemi iniziano quando Johanna incontrerà di nuovo Gerold, con il quale ritrova il loro antico amore, fino ad un’inevitabile scoperta della sua identità.

A distanza di qualche mese, gli schermi cinematografici tornano a dar luce all’idea della costante presenza, nel fluire della storia, di risolute figure femminili che, in barba agli usi e costumi dei tempi in cui vivevano, mostravano tutta la loro tenacia nel far sentire anche  la loro voce. Dopo l’Ipazia di Amenàbar, il cinema ritrova nei meandri di una storia leggendaria ma poco conosciuta, la papessa Johanna, una donna che nonostante la sua natura, riesce con intelligenza e tenacia ad avere un posto di rilievo in una società tutta al maschile. La pellicola diretta egregiamente dal regista tedesco Sonke Wortmann, riprende i tratti del romanzo Pope Joan (1996), dell’autrice statunitense Donna Woolfolk Cross, che stimolò già nel 1972, la produzione dell’omonimo film di Michael Anderson, interpretato dalla bellezza norvegese di Liv Ullman. Il soggetto del film s’ispira ad una storia che nacque dalla fantasia popolare romana ma che i protestanti iniziarono a declamare a gran voce per screditare i dettami della chiesa romana. Leggenda vuole che la papessa sia rimasta sul trono dal 855 all’853 d.C., ingannando l’intero ambiente ecclesiastico, ostentando una corruzione d’animo e incarnando la simbologia perfetta del potere oscuro che, agli occhi religiosi, qualsiasi donna impersona.

Non ci sono certezze sulla storicità del personaggio, la qual cosa indurrebbe a pensare ad una metafora della tentazione satanica presente all’interno dell’incorruttibile regime clericale, anche se il film tende a soffermarsi soprattutto su una sceneggiatura romanzata che talvolta tralascia una realistica cornice storico-medievale. Verità o leggenda che sia, la storia del coraggio e della determinazione di una donna che è riuscita a scardinare, anche se solo per un limitato lasso temporale, il rigido sistema della chiesa romana, ha sicuramente lasciato traccia di sé nell’immaginario collettivo dei fedeli.

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