Good Morning Aman, il film di Claudio Noce, con Valerio Mastrandrea

Claudio Noce è il regista di Good Morning Aman, la storia di un giovane somalo che vive e lavora a Roma. Valerio Mastrandrea è un ex pugile che soffre d’insonnia.

di Nazzareno Lemma

goodmorningamanSu una terrazza nel cuore di Roma, un sabato sera qualunque, due vite, due storie diverse si incontrano come se inconsapevolmente si fossero date appuntamento, ignare di avere solamente un breve tratto da percorrere insieme.

Aman (Said Sabrie) è un giovane somalo sulla ventina, abita in un affollato appartamento della periferia romana (zona Corviale) e si guadagna da vivere lavando vetture di lusso in un autosalone. Giovane determinato e ambizioso deve solo trovare la strada giusta per arrivare in alto.

Teodoro (Valerio Mastandrea) vive all’Esquilino, sulla quarantina è un tipo freddo, distaccato, non beve alcolici e non esce di notte. Ex pugile dal passato oscuro e dalla personalità tanto incerta quanto instabile, ha una cosa in comune con Aman: l’insonnia.

Alla malattia di entrambi corrisponde una causa comune: il dolore. Se la storia del ragazzo viene svelata sin dall’inizio con la fuga dalla Somalia in seguito allo sterminio della sua famiglia, quella di Teodoro corre parallela al racconto per essere rivelata solamente quando è ormai certo il tragico finale.

Inizialmente incerto, ambiguo, il rapporto fra i due riflette la fragilità e la diffidenza verso l’improvvisa apertura di uno spazio di complicità umana in una quotidianità indifferente e meschina che ha portato entrambi a chiudersi: l’uno in atteggiamenti da bulletto sbarbato e indeciso; l’altro in un appartamento sempre buio e vuoto. Lamicizia restituisce a Teodoro il sorriso e la voglia di tornare dopo l’isolamento e un tentato suicidio; al ragazzo appare invece come la possibilità di entrare in una società che finora lo ha tenuto al margine (non ultimo a causa della perdita del lavoro).

Il precario equilibrio del rapporto corre sul filo del passato di Teodoro; Aman si trova inconsapevolmente coinvolto in un’indagine su quell’uomo misterioso dalla quale comprenderà il perché di un’amicizia che ha il valore dell’espiazione.

Aman è il soggetto del titolo, il giovane che non riesce a dormire, che sogna nei sogni perché non si è mai svegliato. Il buongiorno finale sta tutto nelle parole dell’ultima telefonata all’amico:“Ti raggiungo in Inghilterra”. Il ragazzo ha capito qual è la strada per arrivare. Teodoro porterà via con se la notte, le paure, le incertezze. La solitudine di Aman è stata riempita da un’esperienza di miseria e disperazione che non lascia più ombre sulle speranze del futuro, per le quali è necessario rimboccarsi le maniche.

Il film è un racconto senza pretese, non sorprende ma è vero.

Scene di vita quotidiana riprese su marciapiedi affollati, grandi stazioni, mezzi pubblici, rendono bene l’idea della grande città in movimento. Le inquadrature abbandonate ad oscillazioni e vibrazioni si fermano solamente sul primo piano che fa emergere dal caos il racconto di due uomini soli nel cuore della metropoli.

Il quartiere filtra di realismo ogni retorica sull’integrazione. Aman, la sua storia, il suo lavoro, l’appartamento, l’amico emigrato in Inghilterra: tutto vero, tutto compatibile col rione Esquilino della Roma multietnica; un cerchio che si chiude con l’affitto che i cinesi versano a Teodoro e che lo mantiene nell’indifferenza del silenzio, nella solitudine, dietro finestre spesso chiuse su questo mondo che va.

Da evidenziare l’esito positivo di due esordi importanti sul grande schermo, quelli del regista Claudio Noce e del protagonista Said Sabrie, oltre alla conferma di uno dei massimi interpreti del cinema d’autore nostrano Valerio Mastandrea.

Nota di merito alla colonna sonora, per buona parte appositamente composta, che mette in rilievo il significato dell’intera opera non solo sul piano tecnico (scenografia, fotografia) ma anche su quello dei contenuti (scrittura, sceneggiatura).

 

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