ELIO GERMANO/ Thom Pain: l’incarnazione del disincanto e la passione per la vita

di Sara Barone

Paura, mal di vivere, angoscia, discorsi apparentemente sconnessi, dolore, solitudine, un’infanzia difficile, un amore finito, troppi interrogativi sospesi nel vuoto. Thom Pain, personaggio creato dal drammaturgo contemporaneo Will Eno e portato in scena nei teatri italiani da Elio Germano, è la perfetta sintesi dell’uomo moderno in perenne conflitto con se stesso, in un precario equilibrio tra desiderio dell’Altro e senso di necessaria solitudine.

86886-Locandina-Thom-Pain-Elio-GermanoThom è solo nella vita e sul palco, dove l’unico oggetto di scena è una sedia. Indossa un vestito troppo grande e ha un paio di occhiali da vista che gli conferiscono un’aria da intellettuale. Cammina avanti e indietro, gesticola nervosamente, ha un sorriso amaro. Cerca di interagire col pubblico, lo coinvolge, vuole condividere il suo smarrimento, le sue paure. Inizia un discorso, lo interrompe e ne comincia un altro perché fondamentalmente non sa dove si trova, è spaesato, intimorito da quel confronto che lui stesso cerca smaniosamente. Gli spettatori non riescono a capire se la luce che all’inizio tarda ad accendersi mentre Thom parla al buio, sia un problema tecnico o faccia parte del copione. E quando Thom si avvicina rivolgendo a uno qualsiasi dei presenti domande del tipo: “ Cosa farebbe se questi fossero i suoi ultimi trenta secondi di vita?” o : “Quali sono i suoi desideri? E’ soddisfatto della sua vita?”, lo spettatore è confuso, non sa se rispondere o aspettare in silenzio il prosieguo delle battute. E’ l’improvvisazione che si fa copione e non il contrario: tutto è calcolato minuziosamente, il Teatro diventa la struttura del Caos umano. Si ha la sensazione che ogni parola, ogni ricordo, ogni sfogo siano frutto del caso o di un raptus di follia; ma basta poco perché il pubblico riconosca in Thom le proprie debolezze in un vero e proprio processo d’immedesimazione. Così, da folle incompreso, si trasforma nell’alter ego di ognuno, costringendo il pubblico ad una riflessione catartica.

É un personaggio estremamente fragile, sensibile ma anche egoista: sceglie senza remore di turbare l’animo di chi gli sta di fronte, pur di condividere il proprio fardello di dubbi e dolori. Nelle sue insicurezze, Thom è l’incarnazione del disincanto e di una passione ardente per la Vita.

Il titolo dell’opera “Thom Pain (basato sul niente) è una palese provocazione. Il monologo, tradotto da Noemi Abe,  non è affatto basato sul niente, anzi è denso, pieno, stordisce l’uditorio, lo induce ad interrogarsi su temi universali e inarrivabili.

Per chi avesse ancora perplessità sul talento di Elio Germano, dovrebbe assistere a questo spettacolo e farsi incantare dallo sguardo penetrante del giovane attore romano, che è riuscito a calarsi nel suo personaggio con straordinaria intensità.

Thom sovrasta Elio completamente: il pubblico dimentica di trovarsi di fronte uno degli attori più osannati negli ultimi anni. (Non si dimentichi la vittoria nel 2010 a Cannes per il film di Daniele Luchetti La nostra vita).

Intervistato dall’Infiltrato nell’ottobre del 2010, l’attore parlava così del testo di Will Eno, di cui lui stesso ha curato la regia in collaborazione con Silvio Peroni: “Il testo ha una struttura confusionaria, è slacciato, sporco, molto aderente alla vita. Molto lontano da un testo classico ben costruito e pulito.”

 Un’ultima curiosità: a partire dal 6 dicembre, lo spettacolo ha inaugurato la nuova stagione del Teatro Quirinetta di Roma, storica sala teatrale poi cinema, rimasto chiuso per anni e ora finalmente riaperto al pubblico. Ospiterà anche le lezioni della neonata Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirino Vittorio Gassman.

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