Claude Chabrol: il cinema saluta un mito della Nouvelle Vague

Il cinema piange la morte di Claude Chabrol, spirito inquieto della Nouvelle Vague, che lascia una filmografia di altissimo profilo.

di Alice Coccia

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Il 12 settembre il cinema piange la morte del regista Claude Chabrol. A 80 anni il grande cineasta avanguardista abbandona le scene della vita, lasciando al suo pubblico un immenso patrimonio artistico-culturale. Il responsabile per la cultura al Comune di Parigi, Christophe Girard, commenta la sua scomparsa con semplici ma significative parole che racchiudono l’essenza dell’indimenticabile regista: “un immenso cineasta francese, libero, impertinente, politico e prolisso”.

Una filmografia cospicua – oltre 60 sono i film da lui girati – che descrive la personalità, l’attualità e la forza creativa di un uomo il cui nome resterà negli annali della storia del cinema. Chabrol è stato l’ultimo dei nomi ancora in vita che cinquant’anni fa hanno segnato l’inizio di un’innovativa e ribelle filosofia cinematografica: la Nouvelle Vague.

 

Il gruppo di autori cresciuti tra le pagine della rivista  “Cahiers du Cinéma”, quali tra i più noti Godard, Truffaut, Rohmer, Rivette, Doniol-Valcroze e appunto Chabrol, sono accomunati da un forte volontà nel creare una “Nuova Ondata” nel cinema francese, senza alcuno schema o norme stilistiche di vario tipo ma accomunati da affinità elettive. Le loro opere denunciano il ritratto di una società che cela un malessere, un disagio generale, e che necessita dunque di evadere verso una nuova idea di cinema. La contestazione di una società imborghesita si esprime nella reazione al cinema commerciale e preconfezionato francese degli anni ’50-‘60. I registi optano per l’abbandono di un linguaggio codificato nel cinema, per proporre con attrezzature e mezzi esigui, la possibilità di diffondere uno sguardo realistico e moderno della macchina cinematografica.

Nato a Parigi il 24 giugno del 1930, Chabrol si presenta al grande schermo con il capolavoro Le beau Serge (1958) in cui per la prima volta crea l’occasione di produrre film a basso costo e possibilità di rifinanziamento. Girato con 46 milioni di vecchi franchi, la pellicola si aggiudica il “premio di qualità” di 35 milioni. Con gli incassi guadagnati produce I cugini (Les cousins, 1959) e nel 1960 le Donne facili (Les bonnes femmes). L’ammirazione per Hitchcock lo spinge a girare A double tour (1959) per continuare sullo stesso genere con Les godelureaux (1960), L’oeil du malin (1962), Le Scandale e Les Biches (1967) e moli altri.

Con il trascorrere degli anni continua a lavorare su diverse produzioni quali L’innocenza del peccato (2007) e il thriller Bellamy (2009) con Gerard Depardieu come protagonista, fino a conquistarsi il premio alla carriera al Festival di Berlino che, già nel 1959, lo aveva premiato con l’Orso d’Oro per il film I cugini.

Le produzioni citate affrontano attraverso le trame di un racconto (generalmente un thriller) i risvolti psicologici del singolo per giungere alla descrizione in diversi frame di una provinciale borghesia. Talvolta sembra voler innalzarsi fino a toccare i temi essenziali della vita umana, indotta ad aggrapparsi a deboli sembianze, perennemente insidiate dal Male. È difficile inquadrare in schemi nitidi e definiti una cinematografia che oscilla tra la concretezza di “temi borghesi”, confezionati con eleganti inquadrature, e la capacità di un’originale espressione di scrittura.

È proprio per questo motivo che Chabrol viene raccontato e ricordato nei suoi film come lo spirito discorde, insofferente ma da tutti stimato, della Nouvelle vague.

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