Cinematografia, letteratura e televisione: chi vince?

Il cinema tra letteratura, televisione e cinematografia. Dai Versetti Satanici di Salman Rushdie ai Freaks di Tom Browning.

di William Mussini

Il cinema tra letteratura,  televisione e cinematografia. Dai Versetti Satanici di Salman Rushdie ai  Freaks di Tom Browning.

Non credo si possa affermare che il Cinema è la migliore o la più efficace delle arti (approfondisco in seguito), ma che è quella che comprende e abbraccia tutte le altre. Per questo è senza dubbio la più attuale e direi completa. Il cinema, non dimentichiamolo, ha contribuito fortemente alla diffusione di una forma di comunicazione di massa divenuta oggi fondamentale, quella radiotelevisiva.

La televisione è figlia della cinematografia ed oggi convivono entrambe in un ambito globalizzante che è quello della comunicazione audiovisiva di massa. E’ vero che libri (volendo tracciare un parallelo con la letteratura) come Gomorra o I Versetti satanici di Salman Rushdie hanno condizionato tanto le coscienze ma non dimentichiamoci che per arrivare nelle case di tanti lettori, hanno goduto della promozione attraverso le televisioni prima di tutto. Sicuramente questi ed altri libri non avrebbero avuto lo stesso effetto dirompente (in termini quantitativi) se non avessero percorso le strade promozionali della comunicazione visiva. Attualmente la società tende in maniera direi inarrestabile, ad una visualizzazione di ogni cosa, all’utilizzo dell’immagine come veicolo di comunicazione immediato e diretto.

Non voglio adesso dilungarmi sugli effetti devastanti che l’utilizzo improprio e affaristico del mezzo audiovisivo produce, non è questo l’oggetto della riflessione. C’è chi sostiene che il Cinema è un “bambino” rispetto alle altre arti, che un libro (la letteratura) coinvolge più di un film, che il teatro è emozione tangibile e diretta, che la musica è magia evocativa e che il limite del cinema è quello di comprenderle tutte? Mi sembra un controsenso!

Cito Wikipedia: “Dal 1917 in poi, si impone il concetto di film come racconto, come romanzo visivo: lo spettatore viene portato al centro del film e vi partecipa con l’immaginazione, esattamente nello stesso modo in cui, leggendo un libro, si ricostruiscono con l’immaginazione tutti i dettagli non scritti delle vicende narrate. E come nella narrativa, iniziano a emergere anche nel cinema dei generi ben precisi: l’avventura, il giallo, la commedia, etc., tutti con delle regole stilistiche ben precise da seguire. Questo salto qualitativo è reso possibile dall’evolversi delle tecniche del montaggio, le quali, con il montaggio alternato, il montaggio analitico ed il montaggio contiguo, permettono di saltare da una scena all’altra e da un punto di vista all’altro, senza che il pubblico resti disorientato dal cambio d’inquadratura, rendendo quindi le storie molto più avvincenti, (differenziandosi dalla scena teatrale che è perlopiù statica) e diminuendo i momenti di pausa narrativa. Tutto questo senza introdurre salti troppo bruschi fra le scene. Il cinema americano capisce subito quanto siano importanti la dinamicità e la rapidità, e già verso la fine degli anni 30 un film americano contiene in media 600-700 inquadrature, circa il triplo della media di venti anni prima.”

Senza dilungarci troppo, a me sembra che effettivamente la forza del cinema rispetto alle altre arti sia proprio il fatto di inglobare un insieme di professionalità, di artisti, di talenti che insieme sviluppano il meglio possibile per creare un’opera d’arte. Quante colonne sonore di film sono diventate parte della nostra coscienza collettiva? Alcune colonne sonore, o alcune canzoni da queste estratte, sono rimaste memorabili nella storia del cinema e di tutti noi. E alcuni sodalizi celebri tra compositori e registi hanno finito per diventare tratto distintivo della filmografia di questi ultimi: pensiamo a Sergej Prokofiev per Sergei Eisenstein, Bernard Herrmann per Alfred Hitchcock, Nino Rota per Federico Fellini, Ennio Morricone per Sergio Leone, Danny Elfman per Tim Burton, John Williams per Steven Spielberg e per George Lucas, Zbigniew Preisne per Krzysztof Kieslowski, Joe Hisaishi, per Hayao Miyazaki o Nicola Piovani per Roberto Benigni.

Per non parlare degli sceneggiatori, dei coreografi, degli scenografi e non ultimi gli attori… Tutti grandi artisti (parliamo del Cinema con la C maiuscola naturalmente), grandi uomini che hanno potuto esprimere l’arte nel migliore dei modi, lavorando alla realizzazione di un film. C’è chi afferma di non ricordare nessun film che abbia avuto un impatto sociale, culturale, politico e psicologico paragonabile a quello di grandi libri (tra qui citerei in primis La Bibbia), beh… ne cito solo alcuni: INTOLLERANCE (1916) di David Wark Griffith, METROPOLIS (1926) di Fritz Lang, il capolavoro espressionistico di Lang continua a emergere come apologo su totalitarismo e livellamento delle coscienze e sull’ambiguo scontro tra l’uomo e le macchine.

In questo, Metropolis anticipa e supera 1984 di Orwell. FREAKS (1932) di Tom Browning. Freaks rimane l’antesignano di temi quali l’incontro-scontro tra norma e devianza, stupore e orrore, desiderio e demolizione, erotismo e morte. Quando uscì generò scandalo, meraviglia e repulsione, al punto che la Mgm ne distribuì una versione monca, priva proprio dei freaks (mostri circensi). ACCADDE UNA NOTTE (1934) di Frank Capra, OMBRE ROSSE di John Ford, DONNE di Gorge Cukor. Un contrattacco sentimentale antesignano del femminismo “senza cerniera” alla Erica Jong. All’epoca, i dialoghi furono considerati troppo spinti e quindi censurati. E poi “il mucchio selvaggio”, “L’armata Brancaleone”, “Soldato Blu”, “Tre donne”, “Il cacciatore”, “Il Padrino”, “Easy rider”, Thelma & Luoise”, “Arancia meccanica”, Fahrenheit 9/11”, “ET”, “Guerre stellari”…

Insomma, secondo il mio modesto parere il Cinema è realmente la più efficace delle arti, fermo restando che ognuno di noi può affezionarsi maggiormente ad altre forme di comunicazione artistica, assecondando le proprie inclinazioni.

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