CINEMA/Festival di Roma 2010, chiusura tra applausi ed entusiasmo

La popolarità del Festival del Cinema di Roma può essere dedotta semplicemente dai numeri di questa edizione: 92% le sale occupate, 2.686 i giornalisti coinvolti, 2.770 gli articoli pubblicati sulle varie testate nazionali e 850 su quelle internazionali, il 78% dei votanti per il premio del pubblico, 190 scuole partecipanti, 8.598 accreditati per un totale di 460.000 euro d’incasso lordo.

di Alice Coccia

Venerdì 5 novembre è calato il sipario sulla Vº edizione del Festival del Cinema di Roma, una delle kermesse più popolari e seguite dalla stampa nazionale ed internazionale. A differenza di Venezia o di Cannes, infatti, la rassegna perde la sua esclusività avvicinandosi al pubblico con ottimi film (vedi Animal Kingdom o The social network) già proposti in altre manifestazioni cinematografiche. È questa una formula utilizzata da molti Festival internazionali che consentono la rivisitazione delle migliori pellicole scartate nelle “kermesse elitarie”.

servillo2-300x225Nella conclusione della rassegna romana 2010 i premi della categoria Selezione Ufficiale sono stati assegnati da una giuria internazionale presieduta da Sergio Castellitto e costituita dai registi Edgar Reitz e Ulu Grosbard, dalla giornalista Natalia Aspesi, dallo scrittore Patrick McGrath e dalla direttrice del Museo delle Arti Multimediali di Mosca, Olga Sviblova.

Il Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior film è stato conferito alla pellicola Kill me please di Olias Barco, fin dall’inizio uno dei pronosticati vincitori tra i titoli in concorso; il Gran Premio Marc’Aurelio della Giuria e il Marc’Aurelio del pubblico a Hævnen-In a better world di Susanne Bier mentre il Premio Speciale della Giuria Marc’Aurelio è andato a Poll di Chris Kraus.

Parla italiano il Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore, meritato da un impareggiabile Toni Servillo con Una vita tranquilla di Claudio Cupellini, mentre tutto il cast femminile di Las Buenas hierbas di Marìa Novaro ha conquistato il Premio Marc’Aurelio della Giuria alla miglior attrice.

Una targa speciale è stata consegnata dal Presidente della Repubblica Italiana a Dog Sweat per essere stato il miglior film che meglio ha messo in rilievo i valori umani e sociali.

Nella sezione L’Altro Cinema | Extra, invece, Folco Quilici è stato il direttore della giuria internazionale di documentaristi, la quale ha assegnato il Marc’Aurelio per il miglior documentario al titolo De Regenmakers di Floris-Jan Van Luyn

Il Premio Marc’Aurelio Esordienti, istituito a partire dall’edizione di quest’anno in collaborazione con il Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato aggiudicato da Kaspar Munk per Hold Om Mig.

In Alice nella città i vincitori scelti da due giurie, l’una con membri dagli otto ai tredici anni e l’altra dai quattordici ai diciassette, sono stati I Want To Be a Soldier di Christian Molina (Premio Marc’Aurelio Alice nella città sotto i dodici anni) e Adem di Hans Van Nuffel (Premio Marc’Aurelio Alice nella città sopra i dodici anni).

Il Festival ha assegnato inoltre il Premio Marc’Aurelio all’attore a Julienne Moore, presente come protagonista nella pellicola I ragazzi stanno bene e il Marc’Aurelio alla memoria di Suso Cecchi D’Amico, indimenticabile sceneggiatrice italiana scomparsa lo scorso 31 luglio.

Il Festival si è svolto nel ricordo di grandi personaggi dei tempi d’oro del cinema nostrano come appunto la D’Amico e Ugo Tognazzi ma ad accompagnare  l’intera kermesse è stata l’anima di uno dei più grandi registi italiani: Federico Fellini.

In occasione del 50º anniversario del capolavoro felliniano La Dolce Vita il regista premio oscar Martin Scorsese ha omaggiato la rassegna con il restauro della pellicola, realizzato in associazione con la Cineteca di Bologna, la Cineteca Nazionale, Gucci, Medusa Film, Paramount Pictures, Cinecittà Luce e The Film Foundation.

Roma accompagna la proiezione in memoria del genio Fellini con mostre e retrospettive del film (per citarne solo alcune 1960. Il mondo ai tempi de La dolce vita e La Dolce Vita. 1950-1960. Stars and Celebrities in the Italian Fifties) in grado di comunicare l’atmosfera sociale nella quale si svolse.Dolce_vita

Alla sua prima uscita nei cinema La Dolce Vita lasciò una profonda cicatrice nella società perbenista anni ’50/’60, muovendo un primo passo contro l’ipocrisia delle immagini moraliste dell’Italia “senza peccato”.

La netta rottura con gli stereotipi narrativo-strutturali del cinema del passato trovò completezza nella volontà di testimoniare la reale vita alto borghese romana di quegli anni, facendosi strada tra le numerose proteste che la pellicola comportò.

Fin dall’anteprima, infatti, lo scandalo e le polemiche che suscitò portarono il film addirittura in Parlamento, in cui vennero processate la procace presenza carnale di Anita Ekberg, le scene di amori illegittimi ma soprattutto “l’indecente” sequenza finale di una sorta di orgia. La Dolce Vita divenne con gli anni «un fenomeno che è andato al di là del film stesso», come lo stesso regista dichiarò in un’intervista.

Ispirato a quei costumi dei “signorotti romani” tenuti ben nascosti dalla Chiesa e dai Democristiani le sequenze del film portarono alla luce nient’altro che un quadro ben dipinto della società anni ’50 che nel caso Montesi raggiunse il suo massimo splendore. Divenne una pellicola di costume, la scoperta di un mondo che per troppo tempo rimase offuscato dalle parvenze dell’“Italia del si fa ma non si dice” e un esempio, soprattutto per il cinema americano, delle libere possibilità comunicative insite nella settima arte.

Pur vivendo in una società incapace di stupirsi davanti le attuali e sconvolgenti notizie dei media, con La Dolce Vita ritroviamo oggi, davanti ai nostri occhi, lo scorrere di immagini e dinamiche che riescono ancora a far trasparire i fermenti di un’epoca rimasta troppe volte nel dimenticatoio.

Ed è così che grazie a Federico Fellini la nostra Dolce Vita italiana si è guadagnata un posto d’onore negli annali della storia del cinema continuando ad informare ed emozionare i suoi più grandi ammiratori.

 

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