CINEMA/ Sanctum 3D: nel roccioso regno di Alister Grierson e James Cameron

Dopo il successo raggiunto con i colossal Titanic e Avatar, il regista James Cameron torna al cinema nelle vesti di produttore dell’ultimo film di Alister Grierson, Sanctum 3D. Uno dei maestri degli effetti speciali come Cameron si è dedicato nuovamente alla stereoscopia, lavorando su un lungometraggio interamente tridimensionale e girato per la gran parte in immersione.

di Alice Coccia

Sanctum_3D_2011 Il film parla lingua australiana come dichiara lo stesso regista. Il cast, infatti, è caratterizzato da attori di origine australiana così da facilitare la chiusura di accordi per il budget e avere agevolazioni fiscali varie: “Sapevamo che avremmo girato questo film in Australia e le condizioni erano che avessimo cast e troupe australiani”, spiega Grierson.

La nuova produzione si basa sulla volontà di coinvolgere lo spettatore in un episodio realmente accaduto, affiancando all’aspetto emotivo un senso di claustrofobia, impossibile ricreare restando nella dimensione della bidimensionalità. Il plot è ispirato alla storia di Andrew Wight, collaboratore da molti anni di Cameron ma anche cosceneggiatore e coproduttore di Sanctum. Appassionato di esplorazioni in caverne sottomarine, Wight e 15 suoi compagni partirono per una spedizione nel sud dell’Australia. Il caso volle che il gruppo di esploratori rimanesse intrappolato in una delle caverne perlustrate, costringendo Wight a cercare una via di fuga per chiamare i soccorsi, scavando e nuotando tra i cunicoli della grotta. I restanti esploratori vennero liberati due giorni dopo. La narrazione di Sanctum è stata naturalmente impreziosita da quegli ingredienti melodrammatici così cari al cinema americano quale ad esempio il rapporto tra padre e figlio che si sviluppa in un frangente di pericolo, dove le molte difficoltà vengono superate da un legame di fiducia che si ricompone pian piano.

Ciò che invece ci saremmo aspettati ma che in realtà non abbiamo trovato è stato il gioco di riprese sulla spettacolarità del luogo naturale in cui il film è stato girato.

Le nostre attese nel vedere esaltata la bellezza di posti poco esplorati e conosciuti sono state deluse da un’attenzione maggiore data a dinamiche emozionali e sensoriali. I paesaggi rocciosi rappresentati non rispecchiavano certamente lo stupore provato dagli stessi protagonisti trovatisi per la prima volta dinanzi ad una simile meraviglia. Si denota piuttosto la forte volontà del produttore esecutivo di immergere in una costante sensazione di claustrofobia lo spettatore. Nel rispettare una simile decisione è entrato in scena l’uso del 3D.

Cameron, infatti, dichiara che un lungometraggio come Sanctum 3D si presta particolarmente bene ad un lavoro tridimensionale, addirittura in maniera più completa rispetto al precedente Avatar.

In Avatar vi era una preponderanza di scenari ampi, in cui l’uso del 3D limitava o rendeva vana la possibilità di “avvicinare” lo spettatore ai personaggi del film.

In Sanctum, invece, la tridimensionalità della visione porta il pubblico a provare costantemente un senso di claustrofobia, consentendo l’identificazione con gli attanti della storia. Per chi è alla ricerca di emozioni forti il film va più che bene a differenza dei più “romantici” che, purtroppo, rimasti delusi da una povertà di immagini paesaggistiche, dovranno lavorare di fantasia.

 

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