CINEMA/ “Noi Credevamo”, il viaggio di Mario Martone nei ricordi della nostra Nazione

Noi credevamo tenta di ricordarci chi siamo e da dove veniamo, scelta appropriata soprattutto al momento politicamente delicato che stiamo vivendo. È una parentesi questa di un’Italia in cui ogni certezza sembra essere crollata, tornando a mostrarsi come un Paese diviso ma senza, stavolta, una determinata e netta strada da seguire come potevano essere l’illusione repubblicana o la soluzione monarchica nel periodo risorgimentale.

di Alice Coccia

mazzini8_900Nell’ultimo periodo gli editori italiani sono stati impegnati nella presentazione di una serie di libri sul Risorgimento italiano in coincidenza col centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Per quanto riguarda le pubblicazioni di taglio storico troviamo in prima fila le case editrici Mursia con una quindicina di opere, il Mulino con una decina, Sperling & Kupfer e Marsilio con un paio. Per non parlare di Mondadori e Rizzoli che entrano nelle nostre librerie con cinque titoli. Sul versante della storia romanzata degni di nota sono il libro di Umberto Eco, Il cimitero di Praga, edito da Bompiani o la Donna segreta di Marsilio.

Una delle ultime uscite in testa alla classifica dei più venduti è il best seller di Giancarlo De Cataldo, I traditori (Einaudi). Il libro è il frutto di un approfondito studio sulla storia del Risorgimento italiano, avviato durante la stesura, in collaborazione con il regista Mario Martone, della sceneggiatura di Noi credevamo. Il film, presentato e acclamato all’ultima Mostra del cinema di Venezia, è uscito nelle nostre sale lo scorso 12 novembre, proponendo al pubblico della settima arte una tematica tanto complessa quanto interessante sotto il profilo storico. Dopo L’odore del sangue (2004) Mario Martone, torna al cinema con una pellicola sicuramente impegnativa nel suo contenuto. Attraverso le esperienze di tre ragazzi del sud, adepti sin dalla gioventù della Giovine Italia, il regista racconta le difficoltà, le speranze e le delusioni affrontate nella nascita della nostra Italia.

Quattro atti che seguono le vicende dei protagonisti narrano l’anima tormentata di un Paese, divisa tra la ricerca di un cambiamento radicale, indice di uno spiccato desiderio di liberazione e la reticenza nel compiere un passo tanto estremo. Il raggiungimento dell’Unità d’Italia è stato rivisitato in una chiave nuova, atta a mostrare non un progressivo “accordo” tra le parti in campo ma un processo conflittuale all’interno dello stesso popolo italiano, incapace di accordarsi su quale Italia far nascere. La forte volontà di emancipazione dal dominio monarchico si contrappone ad una lenta ma necessaria attesa di saturazione di molte coscienze di quel tempo. Saturazione che avvenne in seguito alla soffocante dittatura fascista e che condusse alla Repubblica tanto auspicata da Mazzini solo nel 1946.

La teatralità del film non è stata sempre gradita, ma è necessario andare oltre alcune note tecniche di Martone per analizzare l’opera nel complesso, con i suoi dettagliati risvolti non sempre conosciuti dal grande pubblico.

Un cast eccezionale ad arricchire la narrazione. Per fare solo alcuni nomi Toni Servillo nei panni di Mazzini, Lucasbarco2_900Zingaretti nella figura di Crispi, una seducente e colta Francesca Inaudi e un meraviglioso Luigi Lo Cascio che interpreta uno dei protagonisti. Le inquadrature fisse sul volto di Lo Cascio riescono magistralmente a comunicare l’essenza stessa della narrazione e del pensiero del regista, così dominante da non poter essere soffocato.

Ciò che spicca dal lungometraggio di Martone è l’origine dell’idea di popolo appartenente ad un’unica e sola nazione che genera, dopo molte vicissitudini e insicurezze, la coscienza di essere italiano. Da qui verranno poi i moti partigiani, i movimenti degli anni ’60 e ’70 e la formazione di una democrazia in continua trasformazione.

Noi credevamo tenta di ricordarci chi siamo e da dove veniamo, scelta appropriata soprattutto al momento politicamente delicato che stiamo vivendo. È una parentesi questa di un’Italia in cui ogni certezza sembra essere crollata, tornando a mostrarsi come un Paese diviso ma senza, stavolta, una determinata e netta strada da seguire come potevano essere l’illusione repubblicana o la soluzione monarchica nel periodo risorgimentale.

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