CINEMA/ “Il discorso del re”: un film che vola oltre l’oscar

L’ultimo lungometraggio del regista Tom Hooper ha toccato l’interesse degli addetti ai lavori collezionando una serie di chance e successi

di Alice Coccia

il-discorso-del-re-poster-italia_midOltre alle 12 candidature agli Oscar, il film è uscito vittorioso dal Toronto International Film Festival aggiudicandosi il premio del pubblico, per non parlare dei 5 British Independent Film Awards 2010 e le 7 candidature ai Golden Globe 2011, tra cui una a Colin Firth come migliore attor protagonista.

Con la morte di re Giorgio V (Michael Gambon) e l’abdicazione del suo erede primogenito Eduardo VIII (Guy Pearce), Bertie (Colin Firth), il Duca di York, viene incoronato re Giorgio VI d’Inghilterra. L’ultimo sovrano sembra avere tutte le carte in regola per continuare a governare sul regno seguendo le orme del padre, se non fosse per un problema di balbuzie che lo accompagna dall’età di quattro anni.

Un inconveniente non da poco se il nuovo re deve ostentare sicurezza e determinazione per guidare una nazione sull’orlo del secondo conflitto mondiale.

Il plot prenderà un’interessante piega quando Bertie inizierà a lavorare sulla sua balbuzie con lo stravagante logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush), il quale oltre a risolvere il suo difetto, gli offrirà una sincera spalla di conforto.

 

L’eccezionale interpretazione della coppia Firth-Rush rende la pellicola stimolante e mai noiosa, deliziando il suo pubblico con un intelligente umorismo british.

Il trasformismo unico di Geoffrey Rush e la notevole interpretazione di Colin Firth sono diretti da un regista che ha avuto l’abilità di far rivivere in quasi due ore di film un episodio di storia inglese senza mai annoiare, riuscendo a far volare il suo lavoro tra il luccichio delle atmosfere hollywoodiane.

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