CINEMA/ L’ultimo atto di Boris

Dopo una lunga attesa, venerdì primo aprile, esce “Boris il film”. La serie televisiva politicamente scorretta giunge nelle sale italiane per fare il salto sul grande schermo. A quattro anni dalla prima serie si chiude un capolavoro “scomodo” che farà rimpiangere le cose fatte a “cazzo di cane”.

di Donato Giannini

boris___il_film_20110224_1160918010Motoreee ee Azione. Per chi conosce Boris non c’è bisogno di specificare da quale bocca escono queste parole. Per chi, invece, non avesse avuto il piacere di guardarlo le battute sono di Francesco Pannofino, noto doppiatore e attore italiano, che nel telefilm veste i panni di Reneé Ferretti, il mitico regista cialtrone di “Occhi del Cuore”. Chi conosce la serie sa benissimo che queste battute le sentirà per l’ultima volta. Esce infatti sabato “Boris il film”, il lungometraggio della  serie cult che ha influenzato gli spettatori con delle scene e degli sketch indimenticabili. Il primo aprile, data mai più azzeccata per portare sul grande schermo il pesciolino rosso simbolo della serie. Insieme a Romanzo Criminale la serie prodotta da Fox Italia (prima produzione della tv americana) ha riscosso un successo incredibile, facendo proseliti in lungo e largo nella patria tricolore, posizionandosi tra le migliori produzioni di sempre, nell’ambito dei telefilm italiani.

Boris è il prodotto cinematografico di tre sceneggiatori, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, a cui va il merito di aver portato nella tv (Sky), una geniale messa in scena di una fiction, appunto Occhi del Cuore evolutasi in Medical Dimension,  politicamente scorretta e “scomoda” (cit.), che prende in giro il mondo dello spettacolo italiano e non solo.

A partire dal medico Stanis La Rochelle interpretato da Pietro Sermonti, che non fa altro che prendersi gioco dello stereotipo del medico da lui stesso interpretato (grazie al quale è entrato nelle case degli italiani) nella serie “Un medico in famiglia”. Brillante nel fare la parodia di se stesso, medico idiota e pazzo, dedito a pratiche attoriali “poco italiane” ma molto a "cazzo di cane". In coppia con Stanis c’è la “cagna” Corinna (Carolina Crescentini). Star della serie e “rompicoglioni” (cit. Reneè) per eccellenza. Ottenuta la parte di Madre Teresa di Calcutta da giovane viene rimpiazzata prima da un altra “rompicoglioni”, Cristina (Eugenia Costantin), la nuova star, dopo da Fabiana (Angelica Leo), figlia di Reneé e attrice abbastanza talentuosa, o forse solo normale.

Nella squadra, altri personaggi improbabili. Da Sergio (Alberto Di Stasio), responsabile di produzione della Magnesia furfante e poco raccomandabile a Lopez (Antonio Catania), delegato di rete sempre con le mani in pasta pronto a cambiare idea così come va il vento, quello del Dott. Cane, essere misterioso che muove i fili della serie e personaggio con un certo peso politico.

Dentro il set i veri protagonisti. Il già citato regista Reneé Ferretti, Arianna (Caterina Guzzanti) assistente alla regia, Alessandro “Seppia” (Alessandro Tiberi) lo schiavo. L’altro schiavo, lo stagista Lorenzo (Carlo De Ruggieri) che di “croccate” da Biascica se n’è prese, riuscito con il tempo e con la raccomandazione di suo zio a uscire dalla condizione di schiavo ideale. L’indimenticabile, ozioso, vizioso, drogato direttore della fotografia Duccio, interpretato da Ninni Bruschetta. Senza dimenticare Biascica (Paolo Calabresi), il capo elettricista,  che "crocca" lo schiavo ed è ossessionato dagli straordinari di aprile, quelli di “Libeccio”. Libeccio, ma quella è tutta un'altra storia ("Li mortanguerieri"). La linea comica era affidata a Martellone "Buciooo de culo" (Massimiliano Bruno), che c’è sempre.

Tutti uniti a girare gli Occhi del Cuore, fiction scritta da tre sceneggiatori (quelli dentro la fiction) cazzeggiatori e fannulloni strapagati, che assegnano le poche espressioni designate per gli attori ai tasti del computer. Famoso F4 (basito). Poi c’è Itala, la segretaria di edizione, romanaccia alcolista. Alfredo l’aiuto regista cocainomane e altri personaggi “molto italiani”.

Inoltre le numerose partecipazioni che hanno creato quei deliziosi cameo. Corrado Guzzanti nella parte di Mariano (il conte). Grazie al suo personaggio la mitica frase: “Chi è stato ad uccidere il conte? Sto cazzo!” rispose Karin (le cosce).  Giorgio Tirabassi, un fotografo che lavora all’estero. Paolo Sorrentino, Valerio Mastrandrea, il Trio Medusa e molti altri.

Arrivato alla terza stagione, il grande salto dal piccolo al grande schermo è prossimo. Questa volta la meta fiction vuole diventare grande. Dopo l’esperienza di Medical Dimension, dove la "qualità" (in fondo era una "merda" ed era pure copiata) era la regola, Ferretti tenta il film d’autore. Il cinema lo aspetta. Anni di cose fatte “a cazzo di cane” lasciano finalmente lo spazio ad una grande opera. Ma le cose nel cinema sono anche peggio. Attrici pazze, sceneggiatori nuovamente cazzeggiatori e il fantasma del cinepanettone dietro l'angolo. Stanis diventa il papa da giovane e Fini. Questo è il programma.

Boris giunge così al termine. Smarmella per l'ultima volta. Le battute diventate ormai tormentoni  volgono alla fine. Una dimostrazione quella di Boris che “una televisione migliore si può fare”. Basta passione e sacrificio (di genialità in giro ce n'è, e questo è il caso) in una nazione che ha assolutamente bisogno di queste cose "faaatte un po’a cazzo di caneee”. 

 

GUARDA LA SIGLA DI BORIS COMPOSTA DA ELIO E LE STORIE TESE

GUARDA ANCHE

CINEMA INFILTRATO/ "Oltre le mura – Un altro mondo"

CINEMA INFILTRATO/ "Appunti su una notte di samba", di Aleandro Tubaldi

SPECIALE LAPINGRA/ Video del singolo "This is not a test"

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.