CINEMA/ Ken Loach sul sentiero della Route Irish

Leggendo la trama del film L’altra verità potremmo pensare di trovarci di fronte la solita storiella di spionaggio militare con tanti di quegli americanissimi effetti speciali di cui ormai il cinema appare saturo. Niente di più sbagliato. La Route Irish, da cui trae spunto il titolo originale del film, è il cammino consueto di Ken Loch, il sentiero che questo regista è abituato a percorrere da sempre. È la strada della polemica e della denuncia nei confronti di tutti quelli che la percorrono: ieri i mercenari, oggi i cosiddetti contractors.

di Alice Coccia

altra-verita-258Tutto ha inizio a Liverpool. Due amici dall’infanzia, Fergus (Mark Wormack) e Frankie (John Bishop), hanno sognato, fin da bambini, di intraprendere lontani e avventurosi viaggi finché non diventano adulti e iniziano effettivamente a realizzare il loro sogno ma nella maniera più sbagliata. Fergus ha viaggiato per le forze amate speciali britanniche (SAS), e convince Frankie, ex paracadutista, a tentare la strada dell’Iraq per lavorare come “contractors”, ovvero le guardie del corpo dei potenti privati. Ma qualcosa va storto e Frankie viene ucciso sulla Route Irish, la pericolosissima strada di Baghdad che unisce l’aeroporto della città con la Green Zone irachena. Che cosa è successo veramente? La scoperta della verità diventa l’unico obiettivo di Fergus, aiutato dalla vedova Rachel.

Il regista, Ken Loach, non è nuovo nel genere. Già nel lontano 1996 si era dato molto da fare nel trattare, a quattro mani con il fedele avvocato e sceneggiatore Paul Laverty, La canzone di Carla, un film di accusa, indignazione morale e propaganda politica contro il governo statunitense per la guerra dei Contras nel Nicargua sandinista. Dopo un’insolita parentesi tra commedia e dramma con Il mio amico Eric, Loach torna a darci degli spunti per una visione più limpida della situazione irachena. La pellicola, in concorso al Festival di Cannes 2010, è chiaramente un atto di denuncia verso quelle verità non dette o rimasticate secondo meccanismi politici ben precisi.

La Route Irish, da cui trae spunto il titolo originale del film, è il cammino consueto di Loch, il sentiero che questo regista è abituato a percorrere da sempre. È la strada della polemica e della denuncia nei confronti di tutti quelli che la percorrono: ieri i mercenari, oggi i cosiddetti contractors.

Da una drammatica storia di due amici si passa a scoprire ramificati giri di denaro alla base di enormi società che gestiscono i contractors.

Le indagini portate avanti da Fergus sono un perfetto escamotage per trattare un argomento delicato e di vaste proporzioni come la corruzione e l’immoralità di settori del governo statunitense come la CIA.

Le magagne di enormi società non possono essere rivelate, pena la morte di quei personaggi che tentano di uscire o denunciare simili malefatte. È la stessa sorte toccata a Frankie.

Al di là del palese senso di giustizia e della volontà di denunciare un sistema corrotto, Ken Loch non lascia spazio a soluzioni di alcun genere, né approfondisce in maniera profonda l’aspetto interiore e psicologico del singolo individuo.

Il film non è decollato come avrebbe potuto poiché resta una narrazione fuori ogni reale dimensione sia umana che sociale.

Nonostante ciò, per la prima volta ad Hollywood è stato presentato un film nettamente diverso dalle solite pellicole “anti-guerra”, ponendosi in una situazione di mezzo tra il documentario e un racconto drammatico. Ma forse è proprio questo il problema, la definizione non sempre chiara e precisa di una produzione cinematografica. Non ci sono eroi, né sembrano esserci possibili soluzioni da porre come alternativa all’attuale sistema. Anzi il significato appare molto chiaro: oggi in Iraq ma domani nessuno può prevedere dove i “signori della guerra” potrebbero spostare il campo di battaglia su cui giocare la loro partita di interessi. Il cinema di Ken Loach, però, continuerà a filmare la testimonianza di un mondo assolutamente da cambiare ma che per forza di cose prosegue indisturbato sulla sua affaristica strada.

 

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