CINEMA INFILTRATO/ “Oltre le mura – Un altro mondo”

"Oltre le mura – Un altro mondo" è il prodotto finale di un laboratorio di Giuliano Capozzi, giovane regista di 28 anni. Il docu-fiction è stato girato nel carcere di Sant'Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino. Partendo dal presupposto che lo scopo del cinema è raccontare delle storie, i detenuti hanno lavorato, nella prima parte del corso, all'individuazione dei temi e delle storie che il loro piccolo film avrebbe rappresentato.

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"Oltre le mura – Un altro mondo" è il prodotto finale di un laboratorio di Giuliano Capozzi, giovane regista di 28 anni. Il docu-fiction è stato girato nel carcere di Sant'Angelo dei Lombardi, in provincia di Avellino. Nell’istituto la stragrande maggioranza dei detenuti proviene da Caserta e Napoli, mentre la presenza di stranieri è piuttosto bassa. Partendo dal presupposto che lo scopo del cinema è raccontare delle storie, i detenuti hanno lavorato, nella prima parte del corso, all'individuazione dei temi e delle storie che il loro piccolo film avrebbe rappresentato.

 

 

SCHEDA TECNICA

TITOLO: OLTRE LE MURA – Un altro mondo

DURATA: 32'

GENERE: Docu-fiction

PAESE DI PRODUZIONE: Italia

ANNO DI PRODUZIONE: Dicembre 2009

FORMATO DI RIPRESA: DV Standard

LINGUA: Napoletano, con sottotitoli in italiano

 

GUARDA "OLTRE LE MURA -Un altro mondo". PRIMA PARTE  

La “sceneggiatura” non segue esattamente i criteri classici della scrittura per il cinema, è piuttosto un canovaccio, una guida, per poi lasciare all'improvvisazione le redini della messa in scena. Così anche i dialoghi sono tutti improvvisati, una volta chiarito con precisione il senso e la funzione narrativa di ogni singola scena. Le riprese si sono svolte in 4 giorni, per non più di 3 ore al giorno, in molte location differenti, ovviamente all'interno dell'istituto. Fondamentale la partecipazione di Enzo Perna, musicista e compositore, che ha realizzato la colonna sonora che accompagna le storie dei detenuti.

 

GUARDA LA SECONDA PARTE

 

 

Il budget risicatissimo permetteva l'utilizzo del minimo indispensabile in termini di strumentazioni, così i ragazzi hanno imparato a capire come ottimizzare le risorse, tirando fuori il meglio da quel poco che avevamo (a questo è dovuta l'attenzione dedicata allo sfruttamento delle luci naturali, laddove era possibile, e all'utilizzo della camera a mano come cifra stilistica).

 

GUARDA LA TERZA PARTE

 

 

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