CINEMA INFILTRATO/ “Lovefield”, l’inquietudine e la bellezza dello short film di Mathieu Ratthe

a cura di FS

Il sospetto che ci perseguita. La diffidenza verso l’altro. Il pericolo e le paure che attanagliano il mondo. Guardare il volto di una persona e cercare di capire cosa si nasconde dietro il suo volto. Fidarsi, aprirsi, non avere paure. Nel cortometraggio di Mathieu Ratthe, Lovefield, troviamo mischiati elementi dell’horror, attimi di suspense in un susseguirsi di emozioni che trovano sfogo in un finale sconvolgente ma confortante.

LovefieldLo stereotipo dell’assassino (sporco, inquietante), un campo di grano soleggiato, il gracchiare di un corvo come sottofondo all’azione per richiamare l’attenzione dello spettatore. Un segno che connota lo short film nella categoria horror. Costruzione narrativa eccellente, personaggio costruito con maestria. Ratthe riesce creare la paura, a emozionare e a portare brillantemente sullo schermo la storia di una nuova vita, quando, invece, tutto lascia pensare alla morte. La natura umana sanguinosa e spietata, smentita da una forte emotività mascherata dal sospetto. Colpo di scena magistrale, uso degli elementi naturali (il campo di grano da sempre luogo di omicidi) per aumentare l’inganno e sfruttare le splendide musiche di John Williams.


SCHEDA TECNICA

TITOLO: Lovefield

DURATA: 5’ 29’’

GENERE: Drammatico

PAESE DI PRODUZIONE: Canada

ANNO DI PRODUZIONE: 2008

DIRETTO DA: Mathieu Ratthe

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