Cinema in crisi, tax credit meno 20%: rischiano il posto in 2.500. Anche i produttori in rivolta

cinema italiano in crisi

La crisi è ormai globale, non tocca più soltanto operai e agricoltori. Ormai si è estesa pure alle classi sociali che finora sono state considerate – spesso a torto – “privilegiate”, come quelle del cinema italiano. Le conseguenze potrebbero essere dure: boicottaggio di tutte le manifestazioni di gala, dai Nastri d’Argento a Taormina al prossimo festival di Venezia.

 

L’INGHIPPO TAX CREDIT – Tutto questo perché dal Ministero della Cultura è arrivata l’ipotesi di tagli del Tax Credit e del mancato rinnovo per il 2014. Una notizia che arriva dal Cinè di Riccione durante la presentazione dei listini 2013- 2014.  Nella città della riviera romagnola si è svolta una riunione tra i produttori, come riporta il Fatto Quotidiano, incontratisi per far fronte al dimezzamento delle risorse destinate.

Che cos’è il tax credit. In molti non lo sanno ma si tratta dell’opzione di investimento nella produzione di una pellicola ottenendo un anticipo delle tasse del 40% rispetto alla somma stanziata. Scendendo il tutto alla metà, ossia al 20% a rischiare il posto di lavoro sono circa 2500 lavoratori del cinema e della tv. Certo non gli attori di prima fascia che continuano a percepire ingaggi milionari ma non troppo ma si tratta di stuntmen (controfigure ndr), tecnici di ripresa, tecnici di montaggio, truccatori, parrucchieri e tutto l’entourage che gira intorno al mondo del cinema.

ANICA SU LETTA – Il presidente dell’Anica Riccardo Tozzi ha sostenuto che Letta sia “in buona fede”. Ma il produttore di Romanzo Criminale  ha anche aggiunto che il tax credit arriva dopo una lunga trattativa. Rinunciando al Fondo unico straordinario che “gradualmente ci viene tagliato” a favore di uno strumento più moderno e più dinamico”.

La misura richiede comunque stabilità per poter programmare gli investimenti pena l’inutilizzabilità della  tax credit. 

 

L’INTERVENTO DI VERONESI – Posizione più dura quella del regista Giovanni Veronesi che sostiene di voler organizzare uno sciopero su larga scala. Chiede all’esecutivo Letta una risposta precisa e pensa anche che “se necessario va messo in ginocchio il mercato del cinema”.

Il nuovo governo – aggiunge a il Fatto Quotidiano – deve stare attento, forse non ha capito quanto è forte il nostro mondo, pensano di poterci trattare come dei cretini”. Il comunicato ufficiale della riunione  parla di una protesta che inizia oggi alla Consegna dei nastri d’argento a Taormina. In concomitanza con la proclamazione di uno stato d’agitazione permanente, con presidio delle sedi del ministero della Cultura. Se sarà necessario, continueranno fino al boicottaggio di ogni manifestazione pubblica del cinema italiano, cominciando proprio da Venezia. Giampaolo Letta, amministratore delegato di Medusa e cugino del premier spiega: “Il tax credit fu stabilizzato grazie a un’accisa sui carburanti, una misura che avrebbe dovuto garantire l’assicurazione al rinnovo. Noi non chiediamo finanziamenti assistenzialisti, anzi. Il tax credit è una misura che non parte senza un investimento privato e per noi in questo momento ha la priorità”.

Perderemo anche una buona fetta di produzioni cinematografiche in Italia? Un’industria che fornisce migliaia di posti di lavoro. Staremo a vedere se il Governo accontenterà quelli che erano qualche tempo fa considerati gli dei dell’Olimpo rispetto al resto del settore produttivo nazionale. 

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