CINEMA/ Harry Potter 7: un incantesimo mal riuscito del regista David Yates

I numeri del primo Harry Potter (976 milioni di dollari incassati in tutto il mondo) e la soddisfazione di non aver perso inutilmente il proprio tempo libero sono ben lontani dal penultimo film della saga. Ci vorrebbe una magia del maghetto più famoso del mondo per recuperare la figuraccia fatta dal regista David Yates con il penultimo capitolo della saga firmata Joanne Kathleen Rowling.

di Alice Coccia

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Ci vorrebbe una magia del maghetto più famoso del mondo per recuperare la figuraccia fatta dal regista David Yates con il penultimo capitolo della saga firmata Joanne Kathleen Rowling.

Sul fermo fotogramma finale del film qualcuno si è chiesto se fosse davvero valsa la pena dividere in due parti la conclusione di una storia che dura ormai da sette anni.

Tutto lascerebbe pensare ad una furbesca forzatura per poter tirare ancora la cinghia degli incassi ai botteghini. Ma probabilmente i presupposti per poter azzardare una tale impresa non erano abbastanza solidi.

Tralasciando gli spettacolari effetti speciali ormai scontati nel sistema cinematografico americano, i problemi sorgono sul piano narrativo.

Il procedere del racconto sembra essere dilatato nei 146 minuti di pellicola attraverso due temi già da tempo a tutti noti: la ricerca di Harry Potter del modo per uccidere Voldemort (in questo caso la distruzione degli Horcruz) e il rapporto di amicizia che lega il maghetto ai suoi due compagni Hermione e Ron. Finora, dunque, nulla di nuovo se non qualche giovanile ma innocua gelosia.

Le meravigliose panoramiche paesaggistiche in cui siamo immersi per buona parte del film sembrano cercare di allungare il brodo scendendo nello stato d’animo dei protagonisti, stile percorso di meditazione poco prima del duello finale (peccato che poi non c’è stato!).

Naturalmente gli incassi dei box office non hanno risentito del colpo: anche con un semplice passaparola sulla deludente pellicola, gli accaniti fan della serie sono in ogni caso costretti a vedere il film in attesa dell’ultimo episodio.

Le cifre parlano da sole: 125 milioni di dollari negli USA e 7,4 milioni di euro in Italia solamente nel suo primo weekend nelle sale. È dunque ancora impossibile competere e scalzare dal podio il giovane Potter. L’unico dubbio che sorge durante i titoli di coda è se sia giusto da parte della macchina cinema portare sempre e comunque avanti l’ossessione sempre più spiccata di considerare un lungometraggio principalmente sulle basi del fattore economico.  Un’ipotesi che sembra farsi strada anche a proposito del prossimo episodio di Twilight (Breaking Dawn), altra saga di successo.

Si vocifera addirittura che la Warner Bros, casa produttrice della serie, potrebbe pensare ad un qualche altro film collegato ai sette capitoli della Rowling, eliminando definitivamente quell’ormai flebile alone di magia che ha reso speciale ed indimenticabile le avventure di Harry Potter.

Probabilmente il timore di molti scrittori sulla settima arte, relativo soprattutto alla perdita di valore delle loro opere nelle trasposizioni cinematografiche, potrebbe in questo caso trovare un suo giustificato fondamento.

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