CINEMA/ Festival Roma 2011: Tra film e applausi la chiusura della kermesse

di Alice Coccia

Venerdì 4 novembre, il Festival Internazionale del Film di Roma (da molti ricordato ancora come Festa del Cinema) ha chiuso i battenti. La sesta edizione della kermesse cinematografica italiana si è conclusa con la vittoria del film Un Cuento Chino, diretto da Sebastian Borentszein, che ha conquistato il Marc’Aurelio d’Oro come miglior film. Una vittoria confermata anche dalla critica del pubblico che gli ha assegnato il premio BNL.

 

A fare la differenza nel film Un Cuento Chino sono stati i suoi protagonisti, tra cui compaiono i nomi di RicardoUn Cuento ChinoDarin, Muriel Santa Ana e Javier Pinto, che hanno contribuito a rendere il film piacevole, leggero senza per questo essere banale.

Un film quello di Sebastian Borentszein che ha catturato l’attenzione di una prestigiosa giuria presieduta dal maestro Ennio Morricone, seguito da Susanne Bier, Roberto Bolle, Carmen Chaplin, David Putnam, Pierre Thoretton e Debra Winger.

Tra sorprese, entusiasmi e flash dei giornalisti, il Festival Internazionale del Film di Roma ha visto vincitori speciali in questa sua ultima edizione.

Gran premio della giuria per un titolo francese, Voyez comme ils dansent, un film di Claude Miller che ha conquistato con pochi dubbi il favore dei giudici; Premio speciale della giuria per The Eye of the Storm. La terza scelta dei giudici è caduta sulla colonna sonora del film tedesco Hotel Lux (del regista Leander Haussman), che ha conquistato pubblico e critica con le melodie del musicista Ralph Wengenmayr. Sul fronte attori, invece, tra i premiati troviamo Noomi Rapace (da tutti conosciuta come Lisbeth Salander della trilogia Millennium), che si è aggiudicata il riconoscimento per Babycall, e Guillaume Canet, miglior attore per Une vie meilleure per la regia di Cédric Kahn.

Altre giurie, altri titoli. Il premio per il miglior documentario è stato assegnato a Girl Model di David Redmon e Ashley Sabin. Al drammatico Noordzee Texas di Bavo Defurne è spettato il premio Alice nella città sopra i 13 anni mentre a En el nombre de la Hiva il premio Alice nella città sotto i 13 anni. E, infine, il premio Ex aequo miglior esordiente alle pellicole Circumstance di Maryam Keshavarz e al francese La brindille, Emmanuelle Millet.

La sesta edizione del Festival Internazionale del Film si è distinta anche quest’anno per le sue iniziative e atmosfere da sogno nonostante i giudizi poco entusiasti degli amanti dello sfarzo e delle kermesse in grande stile. Ma non sono mancati i vestiti d’incanto dalle griffe modaiole, il rosso smagliante del red carpet, importanti ed esordienti registi, il ricordo di film dal tocco indimenticabile e un’applaudita passerella di attori, seppur in misura inferiore rispetto alle passate edizioni. Un atteggiamento quest’ultimo che ha suscitato non poche critiche da parte del pubblico, ansioso di vedere le star di Hollywood posare per i loro veloci scatti. La direttrice artistica del Festival, Piera Detassis non ha nascosto la motivazione di una tale scelta, dovuta principalmente alla mancanza di fondi adeguati per coinvolgere nella kermesse i grandi nomi d’oltreoceano.

Si potrebbe supporre, dunque, che a mancare quest’anno sia stata quella larga fetta di pubblico curioso di avvistare le personalità più in voga del cinema contemporaneo. Un’ipotesi fortunatamente non avvalorata dai numeri finali della manifestazione, reputati sicuramente all’altezza di altri importanti Festival del cinema. A farla da padrone sono stati come sempre i film, unici veri protagonisti della manifestazione che hanno trasportato gli amanti del cinema in un vortice di immagini e sensazioni variopinte. Un viaggio quello di quest’anno al confine tra le parvenze cinematografiche del passato e una modernità che continua a percorrere i suoi sentieri, ma volgendo sempre un appassionato sguardo ai grandi maestri della settima arte.

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