CINEMA/ Dylan Dog, Kevin Munroe e il Colosso “America”

Qualunque regista si addentri nel mondo dei “fumetti al cinema” è sempre accompagnato da una spada di Damocle che gli pende sulla testa. Eh già, è proprio così. Nelle trasposizioni cinematografiche di un fumetto, quali ad esempio Hulk, Batman, Superman e tante altre, i registi hanno sempre dovuto fare i conti con il giudizio dei più critici: gli appassionati del genere.

di Alice Coccia

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L’approccio dei lettori più sfegatati a film tratti da fumetti è sempre molto critico e attento poiché le storie con le quali sono cresciuti e che tanto li hanno entusiasmati vengono sbalzate sul grande schermo in sole circa due ore di riprese.

È chiaro che non tutto è possibile salvare dalle narrazioni originali ma perlomeno si dovrebbe puntare a catturare l’essenza del fumetto. I giudizi negativi e le polemiche nascono nel momento in cui non è possibile rintracciare neanche un tentativo di questo tipo. Nel caso dell’ultimo Dylan Dog moltissime sono state le critiche sorte a riguardo.

In particolar modo si sente la mancanza dell’originale, la nostalgia dell’ispettore Bloch e del leale Groucho, per non parlare delle atmosfere fosche e cupe di Londra. A cominciare dall’ambientazione, infatti, il Dylan Dog del regista Kevin Munroe abbandona la cittadina londinese per trasferirsi nell’americana New Orleans, dove splende troppo spesso un sole insolito per il plot.

A detta di Munroe gran parte dei tratti della mano del creatore, Tiziano Slavi, è stata cancellata per ragioni legali legate ai diritti e per rendere maggiormente fruibile la commercializzazione di un prodotto nuovo per il pubblico statunitense. A questo punto è lampante come la considerazione del mondo americano sia un fattore troppo preponderante nelle scelte dell’attuale cinematografia, persino se si tratta di un prodotto secondo solo a Topolino.

I vampiri, gli zombie, i licantropi di Dylan Dog a quanto pare sono stati sostituiti da un mostro più rilevante e difficile da sconfiggere rispetto al tradizionale panorama creativo e fantastico dei fumetti. La possibilità di un sequel del film, già messa in conto dal regista americano, è legata nient’altro che ai numeri raggiunti al botteghino.

L’unica speranza per “l’autentico” Dylan resta, dunque, la conoscenza e la compiacenza del colosso hollywoodiano per riscoprire la vera anima dell’indimenticabile fumetto nostrano.

 

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