OPEN GATES/ Intervista a Michele Mignogna: “La lobby di Dio? Il cancro del (basso)Molise.”

Un’intervista al vetriolo, quella realizzata con Michele Mignogna. “Dai registri di scarico del Cosib spunta fuori Masseria del Re, discarica in parte controllata da Francesco Schiavone detto Sandokan. “L’ingegnere Del Torto, militante di spicco di CL, è imparentato con Formigoni, presidente della Lombardia nonchè uno dei massimi esponenti di Comunione Liberazione.” E chi parla viene minacciato. Cosa diavolo succede in (basso)Molise?

di Andrea Succi

cancroChi è Michele Mignogna? Presto detto: uno dei migliori giornalisti d’inchiesta molisani, se non il migliore. Il classico rompicoglioni che mette forte prurito al potere. Un ficcanaso che proprio non riesce a fare a meno di svolgere bene il proprio lavoro. E che, in questa intervista senza censura (per usare un eufemismo) racconta non solo i particolari dell’Operazione “Open Gates” ma ne svela i retroscena.

Ecco spuntare allora la “Lobby di Dio”, Comunione Liberazione, e il suo braccio economico, la Compagnia delle Opere, che in (basso)Molise, fanno il bello e il cattivo tempo; un sistema para-massonico che si autoalimenta; un’area grigia in cui il malaffare è opera di burocrati, politici, imprenditori e – perché no – esponenti della criminalità organizzata. Racconta tutto il marcio di “Open Gates”, l’operazione giudiziaria che si è abbattuta sul bassomolise come un terremoto. Non la smette di raccontare, perché è questo il bello del suo mestiere, perché l’onestà non ha prezzo e una persona onesta trova sempre e comunque le parole per denunciare.


Open Gates: di cosa stiamo parlando?

Stiamo parlando di una consorteria che mischia politica, burocrazia e imprenditoria con lo scopo di fare danaro sulla pelle dei cittadini utilizzando i rifiuti. È operazione fatta dalla Procura di Larino con l’ausilio dei Noe,  che ha portato alle misure restrittive il Presidente del Cosib, Antonio Del Torto, oggetto anche di un’inchiesta giornalistica realizzata da me e da Monica Vignale,  su Primonumero.it, proprio riguardo il traffico di rifiuti. Lecito o illecito sarà la magistratura a scoprirlo.

Il punto chiave dell’Operazione Open Gates è lo smaltimento illecito di rifiuti pericolosi a discapito della salute dei cittadini molisani: vogliamo chiarire meglio questo aspetto?

Volendo usare un gioco di parole, il protagonista di Open Gates è il rifiuto dei rifiuti, il percolato da discarica, l’acqua di decantazione che produce i fanghi. L’operazione si concentra proprio sullo smaltimento di questi fanghi. Una volta depurato, il percolato lascia dei fanghi da risulta. Questi fanghi, per essere sparsi sui terreni nel rispetto della legge italiana, per diventare fertilizzante quindi, devono avere delle caratteristiche che i fanghi di depurazione industriale non hanno. Non solo. I percolati che arrivano in basso Molise provengono dalle discariche malfamate della Campania, della Puglia, dell’ Abruzzo, del Lazio. Ad esempio arrivano i percolati da Colleferro, una delle discariche più grandi d’Europa, costantemente sotto controllo da parte delle autorità giudiziarie. La Inside Srl, società che fa capo ad Antonio Del Torto – contemporaneamente Presidente del Cosib – pensava di smaltire questi fanghi su duecento ettari di terreni compresi tra Larino e Guglionesi, terreni coltivati i cui ortaggi sono poi finiti sulle tavole dei cittadini molisani. Per questo parliamo di preoccupazione per la salute dei cittadini.

C’è stata anche la complicità dei contadini nel dare quei terreni alla Inside Srl?

C’è stata la complicità di un agricoltore, se così vogliamo chiamarlo, un certo Cipolletti Antonio, che è uno dei più grandi agricoltori della zona e che ha a disposizione questi duecento ettari di terra. Il problema è che questo Cipolletti era sempre in combutta con il presidente del nucleo industriale di Termoli.

Possiamo dire che, mediaticamente, l’affaire- Cosib inizia con la tua inchiesta sugli smaltimenti illeciti nel depuratore del consorzio industriale di Termoli, in cui si parlava di possibili infiltrazioni camorristiche.

Attualmente, dopo l’usura e il traffico di droga, il business più redditizio per le organizzazioni criminali è il traffico di rifiuti. Ed è un settore in cui, per quanto tu voglia essere onesto e corretto, comunque ti trovi a fare i conti con realtà poco chiare. Con ogni probabilità c’è un filo conduttore che lega alcune società ed alcune aziende del bassomolise ad ambienti poco legittimi del casertano e del campano. Per esempio, e questi sono fatti accaduti all’inizio di novembre, dai registri di scarico del nucleo industriale abbiamo rilevato la presenza della discarica di Masseria del Re (Giugliano, ndr), finita all’onore delle cronache perché su 60 ettari di grandezza, 20 erano di Francesco Schiavone detto Sandokan.

Dopo la maretta iniziale scatenata dalle inchieste, c’è stata la boutade di Del Torto: “Bevo l’acqua del depuratore e vi dimostro che è cristallina.”

In sostanza hanno chiuso le acque di depurazione e fatto scorrere per tre giorni acqua industriale, che seppur non potabile al massimo crea dissenteria. Sinceramente non credo che Del Torto abbia avuto il coraggio di bere quell’acqua.  È stata un’operazione mediatica, che ha fatto molto rumore, anche se nessuno gli ha creduto più di tanto, i commenti sono stati molto sarcastici.

Tu hai scritto che “Antonio Del Torto è militante di Comunione e Liberazione” e, se non sbaglio, si è parlato anche del coinvolgimento della Compagnia delle Opere: in che modo la militanza ciellina ha favorito certi affari?

L’ingegnere Del Torto non solo è un militante di spicco di CL ma è imparentato con Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, nonchè uno dei massimi esponenti di Comunione Liberazione. Il problema di fondo nasce quando il braccio economico di CL – vale a dire la Compagnia delle Opere – inizia ad avere alcuni interessi sul territorio. C’è una sorta di affiliazione alla CdO: ad oggi una ventina di aziende di Termoli ne fanno parte. Questo crea una rete chiusa di rapporti economici. Se noi non avessimo avuto le confidenze di uno che ne sapeva , questa storia non sarebbe uscita, perché chi ne fa parte ha come consegna il silenzio. Perché mettere Dio e la religione davanti? Avere entrature importanti nelle gerarchie della chiesa ed entrare nelle grazie di un vescovo o di un monsignore rende  intoccabili. Attualmente, nel basso Molise, la maggior parte delle assunzioni, dei corsi di formazione e  molti contributi comunitari passano per la Comunione Liberazione. Questo significa avere tra le mani una grossa fetta dell’economia e, quindi, un grosso potere.

Sempre di Del Torto, hai scritto che è vicino a Michele Iorio: che significa

Partiamo da un presupposto molto semplice: chi gestisce il potere in Molise si chiama Michele Iorio, il manovratore di questa regione. Del Torto è diventato Commissario del Cosib nel 2005 grazie ad un intervento di Formigoni. Era il periodo in cui Molise e Lombardia si spalleggiavano nel braccio di ferro  con il governo centrale per l’assegnazione di fondi. Lì si è rafforzata l’amicizia tra Iorio e Formigoni e guarda caso, dopo appena 8 mesi di questi continui incontri, Del Torto diventa presidente del Cosib, contro ogni previsione.

Se il “deus ex machina” politico nel bassomolise è Gianfranco Vitagliano, si può ipotizzare un suo coinvolgimento nei rapporti tra Del Torto e Iorio?

Vitagliano è il luogotenente di Michele Iorio in quell’area. Molti sindaci fanno riferimento a lui, che è uno dei padrini dell’operazione che ha stravolto i vertici della dirigenza del Nucleo Industriale di Termoli. Ma dalle carte non risulta nessun coinvolgimento diretto né indiretto. In termini politici Gianfranco Vitagliano vale tantissimo in bassomolise: ha avuto un ruolo fondamentale nell’elezione di Di Brino, suo uomo di fiducia; due sindaci che compongono il consiglio di amministrazione del Cosib fanno riferimento diretto a lui. Insomma c’è questo trait d’union tra Del Torto, Vitagliano e Iorio che determina strane situazioni nei rapporti politici, sociali ed economici del bassomolise.

Dio salvi la Procura di Larino e, soprattutto, Dio salvi il soldato Mignogna.michele_mignogna

La procura ha trovato grosse difficoltà nel reperire quelle carte che dovrebbero essere pubbliche e che – soprattutto – io, tu, il contadino del basso Molise così come l’artigiano dell’alto Molise dovrebbero avere pieno diritto a vedere. Nell’attimo in cui la stampa rende pubblici documenti, delibere, determine dei funzionari etc, vengono fuori quelle che qualcuno chiama scoop ma che sono state decise e scritte dalla politica centrale e che piovono sulla testa dei cittadini. Di colpo il giornalista che denuncia il traffico di rifiuti nel basso molise – accertato anche dalla magistratura – diventa un pazzo, un frustrato, uno che dovrebbe starsene a casa sua. Questo cose vengono seguite anche da minacce personali più o meno velate, da messaggi sui telefonini, da attenzioni particolari ai mezzi di locomozione che il giornalista utilizza. Non bisogna parlare e se parli devi stare attento perchè certe situazioni non si verificano solo nelle terre calde ma anche in Molise. E questo fa arrabbiare, perché noi cerchiamo di fare il nostro lavoro in mezzo a tante difficoltà, vogliamo rimanere in Molise e vogliamo che torni ad essere una terra incontaminata. Per fare questo vanno denunciati e isolati questi soggetti che si permettono di inquinare il territorio.

Ci sono alcuni episodi chiave che fanno capire quanto, anche nel bassomolise, le infiltrazioni camorristiche siano radicate da tempo:

  • 1999 – La Polizia di Stato di Campobasso disarticola un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro dei Casalesi, attraverso alcune ditte di calcestruzzi molisane;
  • 2000 – I Carabinieri di Termoli arrestano il latitante Bidognetti Aniello, figlio di Bidognetti Francesco, detto “Cicciott’ ‘e mezzanotte”, ex capo dei capi dei Casalesi;
  • 2004 – Operazione Mosca: “I trafficanti avevano scelto il litorale molisano – nel tratto da Termoli a Campomarino –  per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia.”
  • 2007 – Petacciato – Terreni molisani fra i beni sequestrati al clan dei casalesi

Riciclano, vengono sul posto per valutare nuovi investimenti e comprano terreni per smaltire illegalmente rifiuti. E pensare che c’è ancora chi parla di rischio infiltrazioni.

Continuare a parlare di “rischio infiltrazioni” è come raccontarsi barzellette tra amici. Ci sono situazioni che fanno pensare che una parte della malavita, e mi riferisco alla camorra e alla sacra corona unita, abbia forti interessi radicati nel bassomolise. Proviamo a fare alcuni esempi: io abito a Larino, un paese di 7000 abitanti, che ha qualcosa come 8 sportelli bancari e3 finanziarie, nonostante una disoccupazione inimmaginabile. Lavora un giovane su due e molti vanno via. Se non abbiamo la capacità di produrre reddito a cosa servono tutte queste banche? A Termoli la situazione è pressoché identica se non peggiore. Altro fattore sospetto è la presenza massiccia di centri commerciali: in Molise siamo 300mila abitanti e tra Campobasso e Termoli ce ne sono una quindicina. E poi, un ultimo aspetto: i tribunali di Campobasso e Larino stanno vendendo all’asta – per problemi legati alla crisi economica – case, terreni, attività commerciali, capannoni che finiscono in mano a personaggi non sempre individuabili, perché utilizzano prestanomi e manovre particolari per appropriarsi di questi beni. Questo è il problema fondamentale. Parlare di rischio infiltrazioni sia fuori luogo.

Proviamo a fare un riflessione di sistema: il presidente della regione è pluri-indagato, alcuni consiglieri regionali sono o indagati o sotto processo, più di qualche dirigente è stato indagato, arrestato, processato e condannato. A livello provinciale e/o comunale non è che le cose vadano tanto meglio. Chi dovrebbe controllare se ne fotte e preferisce girarsi dall’altra parte. Sembra un sistema para-massonico in cui persino l’opposizione, a parte uno sparuto donchisciotte, partecipa al gioco delle parti.

Gruppi occulti di personaggi, che poi tanto occulti non sono perché li abbiamo appena citati, mettono in piedi delle realtà consociative che si occupano di fare affari. Io sarei curioso di controllare tutte le varie società presenti in Molise per vedere quali sono le quote controllate direttamente o indirettamente dai politici. Credo che bisogna cambiare il concetto di mafia, che non si presenta più con la coppola e il fucile a canne mozze ma, sempre più spesso, con la giacca e la cravatta. È una mafia economica, una mafia di potere. Il Molise è governato da 20 anni dalle stesse persone, che se non sono al governo sono all’opposizione o  nei consigli di amministrazione: questa commistione all’interno del sistema politico è esagerata. Ogni consigliere ha un parente, un amico, un fratello, che lavora direttamente o indirettamente con la regione. E questo significa drogare l’economia, tal quale come fanno le organizzazioni mafiose. I cittadini devono riconquistare gli spazi sociali, riconquistare la politica, dire basta a questi signori. Non è possibile continuare su questa strada, anche perché in Molise succedono le stesse cose che succedono in altri luoghi.  E credo che la maggior parte dei molisani sia d’accordo.

Chiudiamo con una precisazione a cui tengo molto. Qualcuno ha messo in giro la voce che tu avresti le foto dei Caturano che escono dal Cosib, che non le avresti consegnate ai magistrati nonostante la loro richiesta,  che te le tieni strette vicino al comodino. Visto che sono voci molto pericolose nonché infondate, vogliamo smentirle?

E ti pare che se avessi avuto le foto dei Caturano che entrano al depuratore non le avrei pubblicate e consegnate al magistrato? Io credo che ci sia in giro un pezzo dell’informazione che debba difendere ad ogni costo il potere. Bisogna stare molto attenti su queste cose, ma questo rientra in quella macchina del fango di cui dicevamo prima.


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