MANI PULITE/ Parla l’eroe di allora, Antonio Di Pietro: “Scoperta la malattia, vogliono eliminare il medico”.

di Andrea Succi

Venti anni da Mani Pulite. Venti anni esatti dall’arresto del “mariuolo” Chiesa, preso con le mani nel sacco, catturato “una mattina d’inverno” al Pio Albergo Trivulzio. È l’inizio della fine. La stagione delle bustarelle viene colpita a morte da quel pool di magistrati della Procura di Milano passato alla storia come “il pool di Mani Pulite”:  Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti e Ilda Boccassini,  guidati dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D’Ambrosio. Senza dimenticare lui, Antonio Di Pietro, l’icona di quel repulisti che spazzò via un’intera classe politica. “Non perché erano politici, ma perché rubavano, chiariamoci”, replica l’attuale Presidente dell’Italia dei Valori a chi cerca di manipolare la storia di Tangentopoli.

Antonio_Di_Pietro_e_mani_puliteStoria che sarà riproposta venerdì 17 febbraio, alle ore 17 (auguri…) al Teatro Elfo Puccini di Milano, in un evento cui prenderanno parte il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, l’assessore Bruno Tabacci e i giornalisti Marco Travaglio e Gianni Barbacetto. Oltre, naturalmente, all’organizzatore Antonio Di Pietro. Che dà il calcio d’inizio a questa intervista da par suo…

 

“Tra sconfiggere la malattia e sconfiggere il medico noi preferiremmo sconfiggere la malattia. E invece finora è stato sconfitto sempre il solito medico, nel senso che è stata fermata l’azione dell’autorità giudiziaria con una serie di leggi e provvedimenti, denigrazioni e delegittimazioni, senza dimenticare la cattiva informazione.”

Risultato?

Dopo venti anni l’opinione pubblica è stata indotta a credere che Tangentopoli fu una guerra fra bande e invece la guerra c’è stata, ma fra guardie e ladri. Con l’aggravante che qualche guardia ha fatto anche il ladro.

Quali sono i Suoi ricordi, più belli o più brutti, legati a Mani Pulite.

Quello più amaro – non più brutto – che più mi ha fatto soffrire, riguarda i suicidi, quello di Gardini (Raoul, morto suicida il 23 giugno 1993, ndr) in particolare. Perché a Gardini, colpito da provvedimento cautelare, avevo dato una parola e per mantenere quella parola…

Cosa era successo?

Attraverso l’avvocato gli avevo fatto dire che non lo avrei mandato ad arrestare se lui si fosse presentato  il mattino successivo da me. E quella parola l’ho mantenuta. Se invece a mezzanotte della notte precedente, quando i carabinieri che stazionavano sotto casa sua mi avvertirono che era arrivato a Milano, lo avessi fatto arrestare probabilmente sarebbe ancora vivo.

Il ricordo più gradevole?

Quello che più mi ha dato l’idea di un lavoro in cui tutti eravamo coinvolti è stato l’afflato, l’amalgama che siamo riusciti a creare all’interno del pool, senza tratti di invidia gelosia o contrapposizione. Ne è venuto fuori un rapporto di stima e rispetto che ci faceva sentire sicuri, con le spalle coperte.

L’aneddoto di quella stagione è…

La parola aneddoto non mi convince, perché sembra che stiamo raccontando la storia di un reality show e invece quello era tutto fuorché un reality. Chiaro che vivendo per anni, notte e giorno, uno a fianco a l’altro, non solo con i magistrati ma anche con gli avvocati e con imputati che ho sentito 30/40 volte, venivano fuori aspetti personali che altrimenti non avremmo conosciuto. Una di quelle amare verità che più mi ha lasciato impressionato è stato all’inizio di Mani Pulite quando un anziano signore ottantenne, imprenditore da 40 anni, di fronte al mio tentativo di elencarmi gli appalti per i quali aveva pagato le bustarelle mi rispose che faceva prima a dirmi gli unici 3 appalti per cui non aveva pagato.

Cosa ha significato quella stagione?

Quella non fu né una stagione né ebbe un particolar significato. È stato semplicemente l’esercizio doveroso dell’attività giudiziaria nei confronti di persone che delinquevano e che di mestiere facevano i politici. Ma quell’inchiesta non fu fatta perché erano politici, ma perché rubavano. Che è ben diverso. E quindi in mezzo ai fascicoli sui furti di mozzarelle sono arrivati anche quelli sui furti di stato. Ma non c’era nessuna dietrologia, nessuna manina politica d’oltreoceano che ci ha guidato, come si è portati a credere.

E dopo venti anni si parla, sempre più spesso, di nuova Tangentopoli.

Tangentopoli c’era allora, Tangentopoli c’è adesso. All’epoca, per raggiungere un fine illecito, si utilizzavano mezzi illeciti, cioè per raggiungere l’indebita ricchezza si commettevano reati veri e propri; oggi per raggiungere l’illecita e indebita ricchezza si commettono fatti che non sono più considerati reati o che non possono più essere perseguiti. E quindi il sistema si è semplicemente ingegnerizzato: scoperta la malattia, hanno tolto di mezzo le macchine per scoprirle.

Partitocrazia e corruzione politica: due facce della stessa medaglia?

Sul piano tecnico giuridico non esiste la corruzione politica, esiste la corruzione, cioè un atto di rilevanza penale. A questo reato sono ricorsi e continuano a ricorrere soprattutto coloro che stanno all’interno delle istituzioni politiche. Si tenga presente che, di regola, per commettere questo reato bisogna essere pubblici ufficiali, ma non tutti i politici sono pubblici ufficiali per cui si macchiano di reati che non possono essere perseguiti.

Vale a dire?

il parlamentare di per sé non è un pubblico ufficiale, salvo che non sia nell’esercizio delle sue funzioni. E quindi diventa sempre più difficile scoprire l’abuso commesso e dove finisce il corrispettivo occultato. In questo senso l’inchiesta Mani Pulite ha individuato un meccanismo d’indagine innovativo, permettendoci di scoprire reati che fino ad allora non erano stati scoperti.

Il 17 presenterete delle proposte per combattere questo sistema corruttivo.

Si tratta di disegni di legge che noi abbiamo già presentato in Parlamento ma che come al solito vengono messi nel cassetto. E si capisce bene il perché: metà di questo Parlamento è fatto da imputati e metà da avvocati e quindi non risolvono il problema altrimenti dovrebbero buttare se stessi fuori dal Parlamento.

Quali sono le proposte dell’Italia dei Valori?

Un insieme di regole: primo, coloro che sono stati condannati non devono più essere candidati a cariche politiche; coloro che sono sotto processo devono prima essere processati e poi poter continuare a fare i pubblici amministratori: quindi potranno pure candidarsi ma senza assumere cariche di governo, facendosi processare prima, non dopo; terzo, le imprese che lavorano con la pubblica amministrazione vengono escluse se i loro titolari sono stati condannati in via definitiva, in modo da avvantaggiare le imprese sane rispetto a quelle mafiose o che corrompono per andare avanti; quarto, l’incompatibilità tra il ruolo di parlamentare, consigliere o assessore e qualsiasi altra attività durante il mandato: non si può essere al mattino parlamentari e al pomeriggio avvocati, commercialisti o altro, perché altrimenti non si capisce mai se vengono prese decisioni per il popolo italiano o per il proprio studio professionale.

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