LUCA PAGANO/ “Non mi sento un fuorilegge. Il mio record? Ho tre carte vincenti..”

Un incontro può cambiarti la vita. Soprattutto se hai 19 anni, sei a Nova Gorica e trovi la donna della tua vita. Una donna di cuori. “Hai perso tutto e sei stato fortunato, ma ho visto diverse cose che, nel tempo, faranno di te un vero giocatore di poker.” Questo disse la persona che gli fece conoscere quella donna. Sembra un film. Un tris d’assi. Uno sconosciuto dealer del casinò di Nova Gorica, una donna rossa e sensuale, un ragazzo con le stimmate del campione.

di Federico Succi

luca-pagano-ept-pragaLeggenda vuole che sia cominciata così la carriera di quello che viene considerato il miglior giocatore italiano di Texas Hold’em Poker, sicuramente uno dei migliori al mondo. Appena tre giorni fa ha migliorato il suo record di “In the money” all’European Poker Tour. Ennesimo piazzamento a premio, e con questo fanno 18. Nessuno come lui.

Professionista dal 2006 con il Team di Pokestars, è uno di quelli che ha contribuito fortemente al boom del Texas Hold’em in Italia, anche grazie al suo ruolo di commentatore in POKER1MANIA, il format televisivo di Italia 1 condotto insieme a Ciccio Valenti.

Segni particolari? Uno: è un “fuorilegge”….

 

Hai iniziato la carriera a 19 anni: chi ti ha fatto avvicinare al mondo del poker?

Provengo da una famiglia che ha sempre amato il gioco e io stesso fin dall’adolescenza adoravo giochi come gli scacchi e il backgammon. Ma la scintilla verso il Texas Hold’em è scoccata quando per la prima volta entrai in un Casinò a Nova Gorica. Lì fu amore a prima vista e non mi staccai più da quel mondo.

I tuoi genitori non hanno mai osteggiato questa scelta di diventare un Pro.

Penso che per il mio stile di gioco, per il mio successo e per la mia carriera in generale, questo sia stato indubbiamente determinante; sapere che hai alle spalle delle persone che ti appoggiano in ogni cosa che fai non può che darti ulteriore spinta per poter esprimere il meglio di te in ogni campo.

In Italia molti ti considerano una delle figure principali di questo mondo.

Diciamo che questo tipo di popolarità e di responsabilità non mi sono cadute in testa dall’oggi al domani ma sono sostanzialmente frutto di un lavoro che dura da più di un decennio, per cui ho visto crescere il movimento del poker italiano e dei miei interessi lavorativi simultaneamente. Passo dopo passo mi sono adeguato alle situazioni che via via si presentavano. Oggi è molto più semplice affrontare il tutto senza sminuire o ingigantire i problemi.

Hai il record di piazzamenti “in the money” all’EPT, ma non sei mai riuscito a vincerne uno.

C’e’ chi dice che dipende dal mio stile di gioco, altri pensano che sia una questione di tempo, altri ancora di fortuna nei momenti decisivi. Io faccio tesoro di tutto quello che gli osservatori mi fanno notare, ma penso che la verità sia riconducibile a un mix di questi fattori e il mio ruolo è quello di provare a fare fronte ad essi con la massima lucidità possibile. In ogni caso non baratterei mai tutti i piazzamenti che ho avuto con una vittoria, sarebbe come pentirmi di quello che ho fatto e sinceramente sono molto fiero del mio percorso di giocatore.

Nel 2008 sei stato anche votato come EPT Player of the Year.

Probabilmente la soddisfazione che mi inorgoglisce di più. Ricordo quella serata come una delle più emozionanti della mia vita; essere eletti come giocatore dell’anno non capita a tutti e mi piacerebbe che tutti almeno una volta nella vita provassero quello che ho provato io. Penso di aver giocato un poker fantastico durante tutta quella stagione, un insegnamento che mi è servito per confermare che quando ti impegni al massimo, i risultati arrivano sempre. Il record dei piazzamenti EPT (18 con quello recentissimo dello Snow Fest di Saalbach in Austria, lo scorso 23 marzo, ndr), è servito a farmelo capire una volta di più.

Cosa significa per te far parte del circolo degli Outlaws (i Fuorilegge)?

In tutta sincerità non mi sono mai sentito un fuorilegge, anche perché fin da ragazzino sono sempre stato un cittadino del mondo e in molte parti del pianeta questo gioco è un passatempo sano e aggregante. Solo in Italia e in pochi altri Paesi, i giocatori come me vengono associati a qualcosa di poco nitido, di poco pulito. Grazie al cielo questa “usanza” si sta riducendo sempre di più e le coscienze cominciano ad essere sempre più aperte. Il successo del poker non avrà più confini e abbatterà ogni tipo di barriera mentale nei prossimi anni, ne sono certo.

Organizzi anche tornei di Poker. Come ci si sente a stare dall’altra parte?

Il poker ha assorbito buona parte della mia vita e ho sempre pensato di poterne fare una professione oltre che un divertimento e un gioco, anche se sempre remunerativo. Impegnarmi dal punto di vista imprenditoriale è sempre stato un cruccio, un obiettivo che mi sono prefisso fin da piccolo. L’organizzazione dei tornei mi permette di vedere tante persone, ascoltare le esigenze dei giocatori e di tutti quelli che mi stanno vicino per creare nuove frontiere a favore di chi ama questo gioco. Amo allo stesso modo il lavoro e il gioco, tanto da non poter fare e meno di nessuna delle due cose.

Tre consigli da dare a chi intende avvicinarsi seriamente a questo mondo..

Tre consigli…Beh, innanzitutto la gestione del cosiddetto “bankroll”; giocare con moderazione stando attenti a quelle che sono le meccaniche del gioco rispetto al proprio portafoglio. Decidere un budget da impiegare nel gioco senza mai fare il passo più lungo della gamba. Poi tanto studio e tanta concentrazione. E la cosa più importante: l’umiltà.

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