Intervista a Elio Germano: Thom Pain, Cannes, la musica e Terzani

Infiltrato.it intervista Elio Germano il giorno successivo alla messa in scena teatrale di “Thom Pain”: il Germano-pensiero su Cannes, musica, cinema e Terzani.

di Tiziana Pinto

elio_germanoElio Germano, uno dei migliori attori italiani (se non il migliore) ha portato in scena a Ferrazzano l’opera di Will EnoThom Pain (basato sul niente)”, dando vita ad un personaggio positivo, che cerca di amare la vita e farla amare, di viverla come se ogni giorno fosse l’ultimo, con sincerità e senza mezze misure, nonostante le incertezze e le indecisioni che ognuno di noi si trova ad affrontare.

L’interpretazione di Elio Germano è stata impeccabile, anche perché l’attore romano (ma di origini molisane: i suoi genitori sono di Duronia, in provincia di Campobasso) cerca di essere Thom Pain, non di imitarlo.

Germano ha iniziato la sua formazione artistica nella scuola di teatro “Teatro e azione” e trascorsi tre anni ha deciso di dedicarsi al cinema: il suo esordio nel grande schermo è nel film “Ci hai rotto papà” di Castellano e Pipolo (1992); prosegue con “Il cielo in una stanza” di Carlo Vanzina (1999) e  “Concorrenza sleale” del grande Ettore Scola.

Fino al 2009 la sua presenza si fa sempre più costante: Salvatores, Veronesi, Luchetti e Virzì lo vogliono nei loro lungometraggi.

Contemporaneamente lavora in televisione e non smette mai di recitare a teatro, ma è il 2010 l’anno che lo consacra vincitore della palma d’oro al Festival di Cannes come miglior attore nel film “La nostra vita” di Daniele Luchetti, unico film italiano in concorso.

Durante la premiazione e i ringraziamenti Elio Germano polemizza con la classe dirigente italiana, con una riflessione piuttosto forte:« Siccome i nostri governanti in Italia rimproverano sempre, al cinema, di parlare male della nostra nazione, io volevo dedicare questo premio all’ Italia e agli italiani, che fanno di tutto per rendere l’Italia un paese migliore nonostante la loro classe dirigente.»

Le conseguenze le conosciamo tutti…

Infiltrato.it lo ha incontrato il giorno seguente la messa in scena di “Thom Pain”, la cui regia è curata dello stesso Elio Germano.

Elio, abbiamo assistito al tuo spettacolo, davvero molto suggestivo: perché questa scelta così fuori dagli schemi?

«È un testo scritto nel 2005, mi interessava qualcosa di contemporaneo, un testo moderno, confrontarmi con qualcosa che non fosse noioso: ogni sera trovo la diversità del testo stesso e in questo modo cerco di eliminare l’alienazione che provoca la tournée, cosa che mi ha sempre spaventato».

Quali sono gli elementi che rendono il testo attuale?»

«Il testo ha una struttura confusionaria, è slacciato, sporco, molto aderente alla vita. Molto lontano da un testo classico ben costruito e pulito».

Cosa vuole esprimere Elio Germano in questa rappresentazione?»

«Raccontare la mente, il comportamento, la confusione e il caos di quest’ultima».

Il lavoro dell’attore: quali sono le ambizioni, le soddisfazioni; come cambia la vita di un attore dopo aver vinto la palma d’oro?

«Non credo che molti attori sognino chissà quale traguardo. Il lavoro dell’attore è molto difficile, non hai sicurezze, come tutti i mestieri artistici. Le soddisfazioni non devi mai prenderle dall’esterno, dalla quantità di applausi che ricevi o da quanti soldi percepisci. Devi seguire un percorso personale. É capitato di fare dei film che non mi piacevano e che invece sono stati premiati. Quindi i premi sono sempre qualcosa di accidentale, che non riguarda più te, dipende come un film viene venduto, quanto viene sostenuto, chi c’è dietro».

Che importanza dai all’attore nella costruzione del film?

«Costruire un film è un lavoro complesso, i minimi dettagli possono cambiare tutto, dal montaggio alla scelta delle inquadrature: inserire un campo largo o stretto può modificare l’interpretazione che il pubblico dà al film. In realtà l’attore non è la persona più importante di un’opera cinematografica, che viene realizzata da 100 persone: l’attore vale 1 come vale 1 il macchinista. Ci sono figure che contribuiscono molto di più dell’ attore nella riuscita di un film, come il montatore, il direttore della fotografia, il fonico, l’aiuto regista. Se sanno fare bene il proprio lavoro, riescono ad incidere sulla riuscita di un film molto più che un attore bravo.

In Italia assistiamo a vicende abbastanza becere per quanto riguarda lo star system. Tu porti con te quell’umiltà tipica dei più grandi attori. Come riesci a non allinearti in quella che invece è poi la realtà delle cose?

«Il mio è un mestiere come tanti altri. Mi fa ridere quest’importanza che viene data all’attore e vedo in molti casi persone, alle quali vengono date parti più importanti, che entrano nel concetto di gerarchia, esercitando – nei confronti di chi sta “sotto” – arroganza e non rispetto».

Qual è il tuo rapporto con la musica?

«È un rapporto particolare. Ascolto il giusto perché amo il silenzio. Ho molta paura delle persone che ascoltano continuamente musica o che vanno sempre in giro con l’I-pod. Trovo che la musica sia un po’ invasiva: ti entra nella testa ed è difficile scacciarla, è una grossa distrazione. Nel cinema invece la colonna sonora è parte fondamentale, è l’espediente che più di qualsiasi altro riesce a trasmettere le emozioni».

A Cannes avevi la possibilità di dire qualcosa davanti a mezzo mondo e hai detto una cosa molto provocatoria. Cosa c’è dietro  quell’affermazione?

«Il cinema italiano riceveva una serie di accuse, su tutte il sospetto che l’attore – o chi lavora nel cinema – possa essere considerato come un qualcuno tutelato dallo Stato, tipo un ministeriale o uno statalista. Da 15 anni, da quando faccio questo mestiere, vivo una realtà diversa e quindi mi andava di raccontare quest’altra realtà. Per uno che guadagna bene ce ne sono 150mila che fanno fatica a fare il lavoro che amano. È questo il vero danno, secondo me, per l’Italia. E non mi riferisco solo al mio mestiere : se chi è capace e ama il proprio lavoro ha difficoltà a farlo, e invece chi prende delle scorciatoie e non ama il proprio mestiere si trova in posizioni di comando, questo comporta un danno per tutta la collettività. Ma è solo un mio parere e non pretendo che sia condiviso da tutti».

Sono anni ormai che sei impegnato tra teatro, cinema e televisione. Quando hai del tempo libero come lo trascorri?

«Cerco di riappropriarmi della mia vita. Quando lavoro trascorro sul set dodici ore al giorno per 6/8 settimane: la concentrazione deve essere alta e non posso, quindi, concedermi molte distrazioni. Vengo sottratto alle piccole cose della quotidianità. Appena posso, però, conduco una vita normale, fatta di affetti, di bollette, di semplici cose della vita, dando ovviamente delle priorità».

Sarai impegnato fino a Gennaio con “Thom Pain” in tutta Italia. Hai già progetti successivi?

«Il cinque ottobre uscirà in Germania un film dal titolo “La fine è il mio inizio”, tratto dal libro di Tiziano Terzani, nel quale interpreto Folco, il figlio di Terzani, e Bruno Ganzi sarà mio padre; non so però la data dell’uscita in Italia».

Elio è stato un piacere intervistarti.

«Grazie a voi».

Buona fortuna e segui L’Infiltrato!

«Certo. Ciao Infiltrato».

GUARDA IL VIDEO DI ELIO GERMANO A CANNES


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