DROGA/ È pur sempre un buon padre di famiglia. Confessioni di un pusher d’alto bordo [INTERVISTA]

“I ricchi sono passati all’eroina. La fumano, la bevono, la sniffano. È finita l’epoca della neve. Solo che l’eroina arriva qui attraverso giri in cui non sono ancora presente. Per ora”. Così ai nostri microfoni Felice. Impiegato precario nel traffico della droga molisana e termolese in maniera particolare.

 

di Alessandro Corroppoli

spaccio-droga-perugia-5Il sole non picchia così forte sulla testa come qualche settimana addietro – effetto Poppea con la consulenza di Beatrice – però il sudore scende uguale lungo tutto il corpo. L’appuntamento è per le 13.00 in pieno centro. Siamo a Termoli e dobbiamo incontrare un numero telefonico. Sì, proprio così: un numero telefonico. Un numero telefonico particolare. Lui è stato il corriere dello sballo della cosiddetta Termoli bene. Un corriere specializzato in additivi d’alto borgo. È puntuale, meglio svizzero. Mi riconosce dalla barba (l’indizio principe che avevo concesso), la mia sempre più lunga e nera. Ci salutiamo e ci accomodiamo in un noto locale del centro per prenderci un caffè. Lui è riluttante: mi fa promettere che non farò capire nulla su chi sia e cosa faccia realmente nella vita. Mi vieta foto e registrazioni varie. Mi lascia prendere appunti, meno male. Però c’è da capirlo: quando io e Felice (se il nome sia vero, io non lo so, ma è quello che mi ha dato) ci incontriamo, l’immagine che trasmette  è quella di aver di fronte ciò che il legislatore più tradizionalista definirebbe un “buon padre di famiglia”.

Cinquantacinque anni ben portati, sposato per dieci “ma poi per colpa del lavoro che mi prendeva troppo tempo ho divorziato” e due figli: “ i ragazzi vivono con me”, tiene a precisare. Felice, per tutti gli anni novanta e gli anni zero (2000). Ha fatto da pony express di allucinazioni a domicilio. “Tutta roba ottima. Prima la facevo testare ai miei amici e poi a seconda del loro parere  te la portavo dove volevi: a casa, in discoteca, a un party di quelli con tanti invitati famosi durante le settimane festive o anche durante i weekend. Li vedevi entrare e uscire dai bagni come trottole impazzite”.  Tu hai mai sniffato o tirato? “ No, non ho mai fatto uso di cocaina. Io la commerciavo distribuivo, vendevo. Io ci vivevo con la cocaina, mica mi ci sballavo!”.

Il mio interlocutore è in piena fase del “come eravamo”. Felice racconta che il mercato è stato rovinato prima dagli extracomunitari (lui, naturalmente, è un fascista d.o.c.) che “ti rifilano certe schifezze che non darei neanche ad uno scarafaggio”, poi da una crisi rea di aver rallentato il mercato.

Tutto è cambiato, dunque. “I giovani d’oggi non si fanno più di ecstasy e anfetamine perché usano una cosa orrenda, uno sverniciatore per mobili che comprano on-line a li fa sballare di brutto. Ormai una dose di coca di pessima qualità la trovi anche a 10 euro o 5 se è quella di scarto, la brown”. (Per brown sugar –  così chiamata per via del suo aspetto simile allo zucchero di canna – si intende un mix di cocaina in polvere e polvere da sparo ottenuta generalmente dallo svuotamento di proiettili. Il consumo avviene tramite inalazione. L’aggiunta polvere da sparo, sebbene possa creare effetti psicosomatici, serve soprattutto a darle un’aura di asprezza.)

A questo punto, ricordandomi dei suoi clienti vip, mi chiedo e gli domando: scusami, e tutti i tuoi utenti ricchi? Mica saranno andati in massa a fare una bella disintossicazione? Prima di rispondere sorride sornione:“ Ma va va! Quelli sono tutti passati all’eroina. L’assumono in tutti i modi possibili tranne per vena, non se la iniettano: la fumano, la bevono e la sniffano. È finita l’epoca della neve, te la ricordi come la chiamavano allora? Solo che l’eroina arriva qui attraverso giri in cui non sono ancora presente. Per ora”.  Mi incuriosisce il suo prendere tempo. Che significa ‘per ora?’ “Ma sai, bisogna mettersi d’accordo con i pusher internazionali e proporsi solo se hai delle ottime credenziali”. Credenziali! – esclamo esterrefatto – Mica siamo ad un concorso per la pubblica amministrazione! Felice mi guarda di traverso e replica con un soffio di voce che la dice lunga sulla sua esperienza nel settore: “ Tu pensi che chiunque possa spacciare ad alti livelli? Credi davvero che tutti possano essere capaci e credibili?”. Non dirmi che bisogna presentare un curriculum, però. “Un curriculum no, ma avere certe peculiarità sì”. Quali ad esempio?  “Fedina penale pulita, mai grane con persone famose, mai roba scadente e bocca cucitissima”.

A questo punto lo incoraggio nel tentativo speranzoso di farlo aprire un po’ di più: “È un periodo di transizione, diciamo così. Non voglio smettere il mio lavoro”. Anche il mercato degli stupefacenti è in crisi,  mi pare di capire. Secondo te quando terminerà la crisi del settore? “Terminerà quando la gente capirà che poco e buono è meglio che tanto e scadente”, sentenzia Felice. Quasi quasi tiro un sospiro di sollievo. “E poi”, conclude, “ ho fiducia nelle prossime generazioni”. Aiuto. Cioè? “Ho spedito mia figlia all’estero a studiare chimica farmacologica”. E allora? “Appena torna gli metto su una farmacia che sarà un salotto”.

Quel che si dice un genitore lungimirante. La crisi c’è. Ma – prima o poi – finirà. E allora già ci saranno nuovo modelli da imitare ed ognuno avrà la propria agenda da seguire.

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