DIEGO BIANCHI/ “Ero un Pelo Superfluo e so’ diventato Zoro”

Diego Bianchi, in arte Zoro, è il graffiante elettore del Partito Democratico che, in perenne crisi d’identità, si sdoppia alla ricerca di se stesso. “Tolleranza Zoro” è il programma cult che va in onda a “Parla con me” e che ha trasformato Diego Bianchi in un punto di riferimento per tutti i depressi di sinistra alla ricerca del partito perduto. “Berlusconi? Voto 10. E che je devi dì a uno che quotidianamente s’inventa tutto quello che s’inventa lui per devastarci i neuroni?”

Intervista realizzata da Carmine Gazzanni con collaborazione, riprese e montaggio video di Gianluca Di Vincenzo

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Siamo con Diego Bianchi ma non sappiamo se è dell’umore giusto dopo la sconfitta di ieri della Roma.

Metabolizzata, figurati.

Una domanda che forse Le avranno fatto in tanti: perché “Zoro”? Da cosa nasce questo nome?

Il bello è che ieri, all’inizio della serata, ho detto:”Nun me chiedete perché me chiamo Zoro!”. E allora l’ho detto io subito. Quando ho cominciato a scrivere on-line su Excite, più o meno nel 2001, andavano molto i nickname, i soprannomi. Ne ho provati prima due, tre un po’ a cacchio, poi un giorno ho pensato: “Mi chiamo Diego, da piccolo mi mascheravo da Zorro, a Roma se leva ‘na erre e deventa Zoro. Zoro vor dì un po’ coatto, ha un suo significato prettamente romano anche il termine. E l’ho usato. Non c’ho fatto particolari studi di marketing o altro.

È andata bene.

Si. Poi nel 2003 ho aperto il blog, la Zeta di Zoro e quello è rimasto. Ma se me volete chiamà cò nome e cognome, a 41 anni va pure meglio. Insomma non è un problema.

E facciamo questo scoop allora: gli altri nomi prima di Zoro quali sono stati?

Niente di particolarmente fantasioso: uno era “Malaussène”, un personaggio de Pennac, però nun me piaceva più di tanto. Un altro era “Zenigata”, de Lupin, e il più figo de tutti era “Pelo Superfluo”.

Perché?!?

Su Excite avevamo un canale donna, rivolto all’utenza femminile, e c’eravamo inventati questa finta corrispondenza di lettrici che scrivevano ad un esperto di estetica, immagine, relazioni sentimentali… L’esperto era “Pelo Superfluo”, che ero io e che ovviamente me scrivevo le lettere da solo. Poi sò cominciate a arrivà le lettere vere e c’era a gente che me diceva: “Sai, mi sò lasciata ieri col fidanzato dopo 28 anni, che devo fa, quello è ‘no stronzo…”. E io non sapevo che dije, perché queste erano abbastanza vere o verosimili e avevo pure paura di fare ulteriori danni. Quindi la cosa poi è finita lì.

Passiamo ai tuoi video: geniali…

Vabbè… Molto molto…. Faccio dei video genialissimi. Geniali è un po’ poco, ecco….

Come t’è venuta l’idea di “sdoppiarti”?

Mah, facendoli in realtà. Nei primi ero da solo, non c’era l’altro, poi verso il secondo terzo che ho fatto per “Parla con me” ho cominciato a sdoppiarmi. M’è venuta in mente in maniera facile. Siccome è un classico dell’elettore medio di centro sinistra quello di parlare da solo, de farse tante pippe mentali, tante domande senza risposta – e comunque penso che sia ‘na cosa che facciano pure a destra, però noi siamo tradizionalmente tormentanti – la maniera migliore per rappresentare questa conversazione mi sembrava quella di rappresentarla anche fisicamente e quindi sdoppiando. All’inizio ho provato a fare un po’ di montaggi, che a rivederli adesso sò abbastanza brutti. Poi pian piano ho affinato un po’ e non è che adesso chissà che faccio, però sicuramente dopo tre anni un po’ s’impara, quindi tecnicamente qualcosa viene anche meglio. Però l’importante alla fine è il contenuto..

Tu dopo l’elezione del segretario del Pd…

Di quale segretario? Me ‘i sò fatti tutti..

…Veltroni hai creato la “Fondazione Daje”, definita un “gruppo di auto aiuto politico in constante equilibrio tra cazzeggio e serietà.”

Intanto la Fondazione Daje è morta, ma potrebbe resuscitare all’improvviso. Però al momento è più o meno morta. È nata dopo la sconfitta del 2008, quando c’era questa depressione che c’avvolgeva tutti, tutti quelli che più o meno avevano creduto  nella possibilità o di vincere o di perdere bene. Se non altro di non perdere Roma, perché poi considera la matrice romana della Fondazione Daje. Noi abbiamo perso anche il Campidoglio e la cosa forse c’ha fatto pure più male che aver perso ‘a nazione, paradossalmente. Era il periodo in cui nascevano come funghi fondazioni su fondazioni. Vere. Io scrivevo tutti i giorni on-line, flussi di coscienza con gente che commentava; c’era questa terapia di gruppo collettiva che veniva portata avanti sul web, finché a un certo punto ci siamo detti: “Perché non facciamo anche noi una fondazione? Come la chiamiamo?! Fondazione Daje.” E poi s’è fatto anche questo sito dove con più persone, più ragazzi, parlavamo per lo più del Pd, a modo nostro ovviamente.

A Roma abbiamo fatto la prima Daje night, in cui si vedevano video e si discuteva. Anche perché al tempo le sezioni non erano più molto de moda e quindi se volevi parlà de politica o parlavi on-line o, come i carbonari, te vedevi  da ‘na parte. E là stavi due, tre ore a parlare di politica, prendendo come spunto questi video. E però, tanta era la confusione in quel periodo che la Fondazione Daje è stata scambiata per una cosa vera. Dopo la prima Daje night me ricordo che vennero diversi giornalisti – ché era ‘na cosa che si muoveva – e mi chiedevano: “Ma questa fondazione Daje è un gruppo di pressione…?!”. Ma che stai a dì, è ‘na cazzata. Ma questi scrivevano…

Era stata presa sul serio..

Si. Una volta hanno messo proprio l’immagine mia in una costellazione, in un info-grafica prima apparsa sul Giornale, poi ripresa pure da Repubblica, in mezzo a tante altre vere. E allora dico “vabbè allora sarà vera che ve devo dì”. Tant’è che poi abbiamo smesso.

D’altronde tu hai iniziato da giovane a fare politica con la Fgci, di quell’esperienza cosa ti è rimasto oggi? E quale differenza vedi tra ieri e oggi, se c’è differenza?

M’è rimasto il divertimento, perché mi sò divertito molto; e l’averla fatta veramente da giovane, perché poi a 20 anni ho smesso però avevo cominciato verso i 14 nella Fgci. Anche se, come racconto in altri video, vengo da una famiglia che me faceva fà la diffusione dell’Unità a 3 anni, quindi diciamo che ‘sto pallino, ‘sto problema in casa ce l’ho sempre avuto. M’è rimasta l’utopia di poter fare delle cose che cambiassero la vita, de poterle fà da giovane, poterle fà nella Fgci, che per quanto se ne possa dì male o bene comunque era al tempo una grande associazione giovanile e politica.

Alcuni dei miei migliori amici oggi sono quelli che ho avuto allora. Un’esperienza assolutamente consigliabile  e per quel che mi riguarda indimenticabile. Differenze con l’oggi, dal  punto di vista del divertimento, non ne vedo tantissime, nel senso che ho avuto l’opportunità di conoscere parecchi giovani che fanno politica, rimanendo in una galassia mediamente di sinistra, e vedo che intanto sono molti più di quanto si possa pensare, e che si divertono, ci credono. Penso che più o meno sia lo stesso spirito che ci animava allora. L’unica cosa che facevamo noi e che  c’è il rischio che facciano anche questi, è quello di scimmiottare i più grandi. Noi un po’ lo facevamo ma è anche normale per certi versi.

Eravamo suggestionati dai D’Alema, dai Veltroni. E sto parlando di quando io c’avevo 15 anni e quindi se vuoi è anche imbarazzante che ci siano ancora loro dopo tanto tempo; ma si vede che non ci sono stati capacità o mezzi adatti per sostituirli fino ad oggi. I tempi, dal punto di vista soprattutto dell’identità verso il partito, sono sicuramente diversi e meno certi di allora, quando avevamo dei riferimenti chiari. Adesso è tutto molto più vago, molto più in costruzione. Magari sbagliavamo noi a pensare che questi riferimenti fossero chiari, non lo so, però c’era la Fgci, c’era il Partito Comunista… Poi ci s’è sgretolato tutto davanti. Io nell’89 c’avevo 19 anni e questo ha sbalestrato un po’ tutti. Adesso ci sta ‘sto Partito Democratico che è tutto da costruire in realtà. Se sei giovane e te va, fallo.

Nel tuo ultimo video c’è una frase che colpisce. Il tunisino, quando arriva, si chiede: “Ma perché non mi trattano come una persona normale.” Che situazione hai trovato lì a Manduria?

Più o meno quella che ho raccontato nel video. Una grandissima disorganizzazione collettiva mascherata da efficientismo. C’erano mezzi di tutti i tipi a costruire, un lavoro continuo che faceva anche impressione; però non sapevano neanche loro cosa stessero facendo. Un sottosegretario s’è dimesso per aver detto una frase che era contestabile: bastava esserci a Manduria per capire che quelle erano tende che avrebbero raccolto potenzialmente fino a tremila immigrati e che non sarebbero stati solo 1500, e parlo di Mantovano. Però ognuno pensava a sé, ‘a mano destra  non sapeva quello che faceva ‘a sinistra.

C’era un grande spiegamento di forze dell’ordine che avevano il compito di non riprendere nessuno dei tunisini che scappavano; i tunisini, che tendenzialmente non volevano scappà, stavano là per avere il permesso che garantiva loro comunque di circolare, andare in città. E ‘sto permesso però non gli arrivava e quindi scappavano, e scappando comunque  sapevano di diventare formalmente più clandestini di quanto non lo siano ritenuti al semplice arrivo. Però si trovavano costretti a farlo. Avevano l’ansia. Una volta capito che le docce non ce l’hai, che sò fredde, che chi ti ha accolto non sa cosa deve fare con te, a quel punto non c’è da meravigliarsi se uno che ha attraversato il mare col rischio di morì, decida de scavalcà ‘na rete de recinzione di un metro e si metta a corre pe’ i campi.

I manduriani a loro volta non sapevano assolutamente cosa dovevano fare, nel senso che fino a 24 ore prima non sapevano che i tunisini sarebbero arrivati lì. Si vedevano tutta ‘sta gente camminare davanti casa e ognuno c’ha pure il diritto ad avere paura e a reagire, ovviamente senza arrivare a dire che bisogna sparaje, sempre nel rispetto dei diritti dell’uomo diciamo. Però ho visto anche gente di sinistra che diceva che “noi non possiamo accogliere nessuno, c’abbiamo paura”, è comprensibile. È chiaro, le reazioni possono essere diverse, si arriva fino all’eccesso della ronda, però sono situazioni create e anche abbastanza evitabili. Lo stesso Vendola, che è andato lì al campo, non sapeva che gliene avrebbero costruito uno nella sua regione, dopo che due giorni prima era stato a parlà con Maroni di queste cose. Nessuno sapeva niente…

Ultima cosa: una pagella simpatica sulle persone attuali che…

A fà le pagelle… No, ‘e pagelle n’è sopporto…. Però dimme, che volevi sapè?

Facciamola solo su Berlusocni e Bersani.

Berlusconi voto 10. Che je devi dì a Berlusconi, uno che quotidianamente s’inventa tutto quello che s’inventa lui per devastarci i neuroni. Ci sarebbe quasi da alzare le mani se non fosse che non possiamo permettercelo per tanti motivi. Basta prendere i giornali di oggi, non bisogna andare neanche tanto indietro, ma solo oggi è riuscito a dire la qualsiasi di magistrati, di scuole, mettendoci in mezzo la battuta. Ci distrugge, ci devasta e ci guida la conversazione tutti i giorni come se fossimo proprio dei cagnolini al guinzaglio. E noi che non lo votiamo – che comunque siamo perlopiù disorganizzati ma non siamo pochi – siamo là che vorremmo parlare della scuola e non parlare del fatto che bisogna cambiare i libri.

Ci sono all’improvviso delle priorità di cui nessuno sente l’esigenza. Il problema è che ‘a scola non funziona: e la carta igienica te la devono portà i genitori, e gli insegnati precari… Il problema non sò i libri de testo che inculcano i valori, che se poi vai a chiedere non si capisce quali siano ‘sti valori inculcati. Nun se sa proprio de che se parla: i magistrati come le Br! Ci sò magistrati ammazzati dalle Br, ma come fai a dì ‘na cosa del genere. Quand’anche uno volesse ammettere che ci possano essere stati degli eccessi nelle inchieste, prendiamo in considerazione tutto, però pure il linguaggio a un certo punto se deve fermà, dev’esserci un limite alla polemica. E invece non c’è, puoi dì tutto e purtroppo questo tutto diventa pane quotidiano nelle conversazioni; per cui l’altro giorno quello dice che lui ha pagato Ruby affinché non si prostituisse – che se ci pensi dici ma che vor dì, perché al di la delle risate è una cosa che non c’ha senso – e che gli ha dato un depilatore di 60 mila euro perché cosi faceva ‘a depilatrice. E poi il giorno dopo ce stà ‘a gente che te parla del depilatore, che te la mette come una cosa seria e tu devi stà a litigà sul depilatore. Dovremmo essere in grado di riuscire a convincere le persone a ricreare un senso sui problemi, ma facendo capire che esiste un opposizione che ha idea su come risolverli.

Ad esempio, sul problema dell’immigrazione, segnalare tutti gli errori fatti dal governo è facile doveroso e ovvio. Tu non puoi prende’ ventimila persone, buttalle su un molo e non dargli manco i cessi che daresti al primo concerto di Vasco Rossi. Questo è l’abc e solo per questo il governo è da criticare: è una situazione creata ad arte. Tutto per creare la tensione: poi quelli sbroccano, uno brucia un materasso e Castelli dice che je devi sparà perché so violenti. Ma divento violento pure io! Ci metto molto meno a diventà violento se me tratti così. Però al tempo stesso la domanda nasce spontanea: se ce fossimo noi al posto loro? Vabbè, je daremmo i cessi ma stiamo ancora al minimo, il problema resta. Come lo affronteremmo. Come diceva Fassino con i respingimenti? Non lo so, non sto né criticando né proponendo, però siamo in grado di creare consenso dicendo che l’immigrazione è un’opportunità e non è un problema? O ci facciamo scavalcà a sinistra pure su questo da Tremonti che ormai dice che gli immigrati lavorano tutti o da Fini magari? Perché poi questo è successo nel passato recente. Le aperture sull’immigrazione di Fini, nonostante la legge attuale porti il suo nome insieme a Bossi, per un po’ lo hanno accreditato come più a sinistra del Pd, tant’è che ce sta il tormentone che Fini è del Pd. È uno spazio che si lascia libero se non lo occupi te.

Passando a Bersani, ultimamente è molto più presente, pugnace, e questo va sicuramente bene. Trovo abbastanza inutile e ridondante il fatto che in questo momento in cui non ci sono elezioni alle porte lui faccia interviste dove rinnova ogni volta il pensiero per cui sarà necessario allearsi con l’UDC. Magari sarà pure vero, ma chi se ne frega, non è adesso il momento. Quando sarà che eventualmente dovrò ingoià ‘sto rospo, ma non  cominicà a farmelo ingoià adesso che magari ce mancano due anni al voto. Dimme cosa pensi di questo questo e quest’altro. Di Bersani me piace che adesso sta andando alle manifestazioni, che ‘na volta s’andava solo alle manifestazioni organizzate dal Pd e adesso invece sembriamo più disposti verso gli altri. Tant’è che alle manifestazioni non organizzate dal Pd era pieno de gente che voleva annà a manifestà, ma non c’era la manifestazione del Pd e quindi da qualche parte andavamo.

 

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