DDL ANTICORRUZIONE/ Per Musacchio è solo uno “specchietto per le allodole”. E lancia la sfida a Iorio

Ddl anticorruzione?Come diceva Pertini, i corrotti devono essere colpiti senza alcuna attenuante, senza nessuna pietà. Dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti. E l’esempio, soprattutto, deve darlo la classe dirigente e, in primo luogo, chi è al Governo in questo momento” Sul Molise? ”Serve una Commissione Anticorruzione. Se servisse, aiuterei gratuitamente alla sua formazione”. Il professor Vincenzo Musacchio analizza con noi il problema corruzione nella pubblica amministrazione e lancia la proposta per la creazione di una Commissione anticorruzione in regione.

 

di Alessandro Corroppoli

vincenzomusacchioDdl anticorruzione, intercettazioni e responsabilità civile dei magistrati: tre provvedimenti distinti ma che continuano ad intrecciarsi. Per ora sembrerebbe che le richieste del Pdl siano ferme al palo. Discorso diverso per il ddl anticorruzione: come richiesto anche da Giorgio Napolitano, dovrebbe essere uno dei primi provvedimenti ad essere ripreso ed affrontato ora che si è tornati al lavoro dopo la pausa estiva. Il ddl, infatti, è fermo dallo scorso giugno. Approvato alla Camera dei deputati dopo 3 voti di fiducia ora è all’esame delle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato.

Tanta discussione c’è stata intorno al testo. Se infatti maggioranza, esecutivo e Quirinale premono per una sua approvazione lampo, sono tanti i punti che non convinco. Dall’incandidabilità dei condannati, alla cancellazione della concussione per induzione, fino agli arbitrati. Ne abbiamo parlato con il Professor Vincenzo Musacchio – professore di diritto penale all’Università del Molise, ricercatore all’Università di Napoli e all’Istituto tedesco Max Planck, ex consigliere del Consiglio dell’Unione europea in materia di traffico di esseri umani, consulente in materia penale iscritto all’Albo Esperti della Commissione Europeada poco premiato a Bruxelles per una ricerca sulla corruzione nella Pubblica Amministrazione (lavoro consultabile nella prestigiosissima Rivista Giuridica del Mezzogiorno). È stato, inoltre, contattato dalla Presidenza del Consiglio che tramite la segreteria generale lo ha invitato a Roma per collaborare ad un progetto nazionale sulla corruzione.

Prof. Musacchio, il ddl anticorruzione è oggetto di critiche trasversali tanto è vero che è fermo in Senato da metà giugno. Chi lo considera blando e chi troppo estremo. Lei  da uomo di legge che idea si è fatto in proposito? Cosa la convince  di più e cosa meno?

È un provvedimento che ha un insieme di norme più formali che sostanziali. Le norme di sostanza sono solo quelle che in parte si avvicinano alla famosa Convenzione europea sulla corruzione che tutti in Europa hanno ratificato tranne noi. Le altre norme sono uno specchietto per le allodole. Si dovrebbe votare per un provvedimento che stabilisca che chi è corrotto paghi e paghi caramente, come avviene in tutti gli Stati civili. È una vergogna che quasi tutti i partiti politici  di fronte all’approvazione di una legge sulla corruzione giochino a farsi i dispetti sulla pelle degli Italiani onesti che chiedono solo giustizia e legalità ed un futuro “pulito” per i propri figli.  Io sarei per un provvedimento non solo di natura penale ma per un sistema di prevenzione abbinato a quello repressivo e per una istituzione a livello nazionale di una procura distrettuale anticorruzione. Le modifiche al codice penale sono molto più semplici di quanto si creda ciò che conta poi è la loro applicazione, il ruolo della prescrizione e soprattutto la funzione delle pene accessorie (penso all’interdizione dei pubblici uffici non solo per i cittadini ma anche per i politici).

Ritiene che ci possano essere dei punti d’incontro per introdurre delle modifiche e sbloccare l’iter e trasformare il ddl in legge?

Credo che i partiti politici e il Governo non abbiano la forza per un’approvazione celere ed efficace. La corruzione è nemica della democrazia e, come diceva Pertini, i corrotti devono essere colpiti senza alcuna attenuante, senza nessuna pietà. Dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti. E l’esempio, soprattutto, deve darlo la classe dirigente e, in primo luogo, chi è al Governo in questo momento.

Uno dei punti cardine del disegno di legge è il nodo legato alle intercettazioni. Secondo Lei la nuova polemica nata intorno all’utilità delle intercettazioni è legata alla vicenda che ha coinvolto il Capo dello Stato?

E’ un argomento ustionante quello delle intercettazioni, ma non mi sottraggo certamente alla risposta. Ritengo che sia sempre un fattore sconveniente quando poteri dello Stato vengono in conflitto tra loro. Ora non si può far altro che attendere il pronunciamento della Consulta. Sulle intercettazioni voglio comunque dire che le ritengo uno degli strumenti di indagine più validi e più efficaci e quindi non le modificherei più di tanto. Se proprio dovessi, le rafforzerei.

Lei qualche settimana addietro è stato premiato a Bruxelles per il suo lavoro di studio e ricerca sul fenomeno della Corruzione ricevendo anche i complimenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’invito da parte della Segreteria Generale dello Stato a partecipare ad un progetto più ampio sull’argomento. Su cosa si è basato il suo lavoro?

Ho semplicemente partecipato ad un simposio di diritto penale dove concorrevano tutti gli studiosi di diritto penale dei Paesi d’Europa. Sono stato premiato dall’European Centre for Public Affairs and Political Corruption del Consiglio d’Europa come miglior studio sui mezzi di prevenzione e di repressione nella lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione. Come ho detto in precedenza, la corruzione si combatte attraverso il duplice strumento della prevenzione e della repressione ed ho indicato analiticamente quali potrebbero essere gli strumenti preventivi e quali quelli repressivi da utilizzare e come utilizzarli nel miglior modo possibile.

Che quadro ne è venuto fuori?

Un quadro a dir poco aberrante. Insieme all’evasione fiscale è il fardello che ci portiamo dietro e che fa dell’Italia un Paese inaffidabile e devastato economicamente. Un giro di oltre sessanta miliardi di euro. Il problema, poi, è che in pochi vanno in carcere. Pensi che da Mani Pulite la corruzione è aumentata. Se l’Italia risolvesse i problemi della corruzione e dell’evasione fiscale sono certo che darebbe un futuro migliore alle prossime generazioni .

Lei come me è molisano e arbresch, di Portocannone. Mi viene spontaneo domandarle, chiederle: ma la nostra terra  come ne esce dal suo studio? Quali le categorie, i settori più colpiti e vulnerabili?

Il Molise purtroppo è tra le prime cinque regioni con il più alto tasso di denunce di reati collegati ai fenomeni corruttivi per ogni mille dipendenti pubblici. Nella nostra regione, infatti, in merito al delitto di corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, si è registrato un aumento notevole (del 300%).  La nostra regione primeggia a livello statistico anche per quanto concerne il reato di abuso d’ufficio con un alto tasso di denunce e ben 53 reati commessi (+40%). Dati ovviamente non forniti da me ma propri dell’Alto Commissariato Anticorruzione. La situazione quindi non è affatto rosea se poi si pensa alle recenti infiltrazioni malavitose.

Cosa fare per migliorare l’esistente? Cosa propone?

Nel quadro delle iniziative rivolte al potenziamento delle azioni di contrasto alla corruzione nella pubblica amministrazione, la Regione Molise – alla luce delle ultime statistiche e dei recenti casi eclatanti – dovrebbe ritenere necessario procedere alla costituzione di una Commissione Anticorruzione che elaborasse un corpus normativo finalizzato ad incrementare l’impermeabilità delle amministrazioni pubbliche della Regione rispetto a qualsiasi forma di corruzione. La Commissione dovrebbe rappresentare una sorta di “manifesto” della prevenzione ai fenomeni criminali e dello sviluppo della trasparenza nelle pubbliche amministrazioni sul quale confrontarsi con l’apparato amministrativo degli enti pubblici, con la classe politica e soprattutto con l’opinione pubblica. La Commissione dovrebbe partire dalla considerazione che il contrasto dei fenomeni di illegalità nella P.A., con particolare riferimento alla corruzione, alla concussione e all’abuso d’ufficio, parte e si alimenta tramite la volontà di osteggiare sistematicamente e con capillare organizzazione i fenomeni stessi. Pertanto, si dovrebbe procedere ad individuare le “criticità” nei ruoli e nelle responsabilità della P.A., e individuare le azioni e gli strumenti, esistenti e non, per contrastare i punti deboli tramite la prevenzione, l’obbligo di denuncia e conseguentemente la repressione (civile, amministrativa, contabile e penale) di alcuni fatti forieri di azioni criminose. Occorrerà puntare, inoltre, sulla diffusione della cultura della legalità nel personale della Pubblica Amministrazione e sui controlli di coloro che vengono a contatto con la medesima.

Su che basi costruire una Commissione Anticorruzione?

Lo scopo ultimo della Commissione dovrà essere l’elaborazione di un Codice Anticorruzione sulla falsa riga di quelli già vigenti in molte regioni dei Paesi europei tra cui Germania, Francia e Olanda per citarne solo alcuni. Il Molise potrebbe essere all’avanguardia in questo settore: perché non essere tra i primi in Italia? Lancio la sfida alla politica tutta ed in primis al Presidente della Regione Molise. E’ bene precisare, a scanso di equivoci, che il sottoscritto non è in cerca di incarichi e consulenze e se mai fosse chiamato per la sua esperienza nel settore svolgerebbe gratuitamente le sue mansioni.

Chi ne dovrebbe far parte?

Credo che ne dovrebbero far parte esperti del settore,  soprattutto i cittadini e membri delle autorità di controllo. Escluderei i politici.

Infine, può questa classe politica uscire dallo stallo culturale e demagogico in cui è piombata?

L’ultima domanda è la più difficile e mi riporta a ragionare da politico e non da giurista. Rispondo al quesito con una citazione di Machiavelli: la moralità non si impone, ma occorre creare le condizioni perché si realizzi. Machiavelli disse che la forza dell’acqua non si può vincere, ma può essere incanalata e utilizzata.

 

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