CALABRIA/ Il sindaco di Gioia Tauro mette in comodato d’uso i beni sequestrati alla ‘ndrangheta [INTERVISTA]

Si tratta di tre edifici, un capannone e otto terreni che andranno a beneficio di associazioni a sfondo sociale come l’Avis. Altre due strutture sono andate a Guardia di Finanza e Carabinieri. Un’amministrazione giovane quella di Renato Bellofiore che ha raggiunto diversi risultati dal 2010 ad oggi anche essendo vittima di attentati malavitosi quali incendi di autovetture e attività dei propri congiunti. In questo contesto sta ripartendo la cultura, la legalità e anche l’ambiente. Una considerazione poi anche sulla questione ospedale della Piana: “No all’edificazione selvaggia per strutture che non sono funzionali. Si al policlinico della Piana che serve a 33 comuni e a 180mila utenti”.

 

di Viviana Pizzi

fgUn’altra vittoria per il Comune di Gioia Tauro. L’amministrazione, guidata dall’aprile 2010 dal sindaco Renato Bellofiore, ha pubblicato un avviso per la concessione in comodato gratuito di alcuni beni immobili  confiscati alla ‘ndrangheta. I beni dovranno essere utilizzati con finalità sociali. Si tratta di tre edifici, un capannone e otto terreni. Ne abbiamo parlato con il diretto interessato che ha commentato in questo modo quanto messo in campo.

“Questo è un obbligo – ci dice –  di ogni buon amministratore in un paese dove c’è la criminalità organizzata. Noi dobbiamo fare la stima di tutti i beni e metterli a disposizione delle associazioni. Quello che abbiamo fatto non è altro che un dovere in un percorso di legalità. Il nostro dovrà essere un metodo vincente e giusto”.

Sindaco, a chi saranno destinati i beni confiscati?

Abbiamo già assegnato una villa alla Guardia di Finanza e un’altra struttura ai carabinieri proprio per rimarcare il senso di legalità che occorre in questo territorio. Poi abbiamo pensato ad associazioni come l’Avis, quelle che lottano contro la sclerosi multipla e che si occupano di diversamente abili. Possiamo aiutare la società civile soltanto assegnando questi beni. Solo così, dopo dodici anni di illegalità e commissariamenti vari, possiamo far capire che cambiare si può e si deve farlo attraverso percorsi di legalità mirati.

In Comuni a rischio ‘ndrangheta affermare  il valore della legalità  non è sempre facile. Quali sono le difficoltà che incontrate ogni giorno?

In questa fase le difficoltà sono davvero tante. La prima è quella di far rientrare i debiti pregressi delle passate gestioni. Ad aprile 2010, quando è iniziato il nostro mandato, abbiamo trovato debiti pari a 48 milioni di euro. Ma siamo un’amministrazione giovane: ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo puntato sul rifiuto dell’assistenzialismo. Abbiamo  concentrato la nostra attenzione sulla cultura. Abbiamo costituito una scuola di logistica nei locali dell’ex nautico e abbiamo riaperto il museo archeologico, fino alla nostra amministrazione rimasto chiuso. Dobbiamo affrancarci dalla criminalità puntando su musica e scuole. Abbiamo dalla nostra parte una ottima Dda di Reggio Calabria e un’altrettanto ottima procura di Palmi. Ma c’è purtroppo chi non riesce ad accettare il nostro modo di operare. Per questo motivo io stesso mi sono ritrovato l’auto bruciata, un mio assessore ha ricevuto danni al capannone del padre e anche gli altri quattro componenti della Giunta sono stati vittime di attacchi della criminalità organizzata. Non è un caso se tutti e sei siamo stati vittime di casi simili. Ma andiamo avanti lo stesso perché con il nostro movimento abbiamo sconfitto una vecchia logica di partito che imperava da anni e che non aveva fatto nulla per il Comune di Gioia Tauro.

Sindaco quali altri risultati avete ottenuto in questi due anni di governo della cosa pubblica?

Abbiamo aperto un museo senza chiedere nulla. Lo abbiamo fatto per dare lavoro al nostro personale. Oggi siamo convinti che l’impiegato statale si debba ritenere fortunato di lavorare. Per questo abbiamo attuato una nostra “spending review” togliendo di mezzo cinque dirigenze che non hanno mai dato nulla a nessuno. Quando siamo arrivati al Comune abbiamo trovato un  corpo dei vigili urbani decimato dall’illegalità. Per dodici anni dire multa a Gioia Tauro significava utopia. Ora le multe si fanno e con il ricavato abbiamo potuto assumere sei vigili stagionali con contratto di tre mesi. Anche la nostra costa ci ha guadagnato. Nel 2009 il nostro mare non era balneabile. Ora invece grazie all’assunzione di un idraulico e di un elettricista che monitorano la direzione dei liquami abbiamo riavuto il nostro mare.

Al sindaco non potevamo non chiedere un’opinione su quanto sta accadendo intorno alla vicenda dell’ospedale della piana di Gioia Tauro.

C’è un’inchiesta aperta in merito sulla quale noi non mettiamo bocca. Abbiamo però sollecitato il demanio perché secondo noi i beni venduti per la sua realizzazione non appartengono alla Provincia ma al demanio stesso. Abbiamo scritto, come comitato, alle autorità preposte affinchè si chiarisca la vicenda dei beni sospesi. Secondo noi è un vero peccato distruggere terreni coltivati per costruire una struttura vuota. Il nostro parere è che per renderci indipendenti dal punto di vista sanitario abbiamo bisogno di un policlinico della Piana. Che abbia all’interno della struttura il pronto soccorso, la rianimazione e la cardiologia. E’ inutile avere un ospedale in cui mancano i reparti e in cui, per alcune cure, bisogna comunque rivolgersi a Reggio Calabria. Parliamo di 33 comuni per un totale di 180mila abitanti da servire. Bisogna che tutti i sindaci si mobilitino per ottenere il policlinico.

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