99 POSSE/ Luca Zulù Persico: “I Cattivi Uagliuni sono tornati. E votano 4 sì.”

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Alzi la mano chi ne era al corrente. No, non che sono tornati, quello è sulla bocca di tanti, ma che Luca Persico, alias O Zulù, voce storica del gruppo, è… MOLISANO. A qualcuno sarà venuto un colpo. Impossibile? Affatto. La mamma è di Casacalenda. E Luca in questa intervista si mette a nudo, racconta lo scioglimento del gruppo e le motivazioni forti che li hanno spinti a ricreare la Posse

Si offende se gli dai dell’artista, “per me è quasi una parolaccia”, ha ancora ben in testa la vecchia storia tra comunisti e fascisti, “che non ha mai smesso di esistere”, e attacca a muso duro l’ormai ex PCI, “che oggi non si chiama più PCI e fa accordi con cani e porci.”

Ricorda un’estate di dieci anni fa, “Genova, una ferita ancora aperta”, e riflette sulla fine di quel movimento, distrutto da un Potere che voleva cancellare certe ideologie persino dall’immaginario collettivo. Uno Zulù più maturo rispetto al passato, più consapevole del suo percorso di musicista che cerca nel collettivo la propria ragion d’essere. A tratti più profondo. Ma sempre con la solita cazzimma che ne ha contraddistinto gli esordi.

E il nuovo album, “che si chiamerà Cattivi Uagliuni e uscirà ad Ottobre, di più non posso dirvi”, chiude un cerchio, per riaprine un altro. Da Rigurgito Antifascista ad Antifa, il brano che anticipa l’imminente disco. Senza dimenticare il suo impegno con Greenpeace, per l’iniziativa Artisti contro il nucleare: “4 sì per i referendum.” 

Avevi dichiarato: “È più probabile che mi ritrovi con Dennis Bovell che con i 99 Posse.”

Si, è vero. Però poi è risultato improbabile che mi ritrovassi con Dennis Bovell e invece mi sono ritrovato con la Posse. In realtà avevo detto che i 99 si potevano ricostituire solo dietro una nuova barricata, che ci potesse vedere tutti quanti insieme ma di cui dubitavo dell’esistenza. Mi ero sbagliato.

Due anni fa, a Napoli, il ritorno.

C’era un’iniziativa di raccolta fondi per le spese legali dei compagni arrestati durante i fatti di Torino, con un concerto a Piazza Mercato. Gli organizzatori avevano chiesto a JRM, a Marco Posse e a me – ognuno col proprio progetto – di partecipare. E per la prima volta ci siamo incontrati insieme per decidere la scaletta, pianificare l’evento, fare le prove. Guardandoci in faccia è venuto spontaneo presentarci come 99 Posse, invece che singolarmente. Da quel momento in poi è stata una discesa: le motivazioni che ci avevano spinto a fermarci erano superate.

Ti sei lamentato di una gabbia in cui la Posse veniva chiusa, hai parlato della noia, della routine comparsa nell’ultimo periodo. Eppure qualunque lavoro alla fine diventa routine. Sei ancora convinto che il problema fosse solo quella sorta di Spleen baudeleriano?

Quella gabbia non rinchiudeva solo noi. Il capitalismo è una struttura cangiante e intelligente, molto attenta a sfruttare qualunque cosa possa produrre plusvalore, compresa la sua ipotetica alternativa. Quando si è scoperto che i comunisti non mangiano solo i bambini, ma sono tra i principali produttori e consumatori di cultura in Italia, quel sistema capitalistico ha creato le gabbiette di sinistra, in cui c’era la 99 Posse, insieme a tanti altri gruppi musicali.

E a quel punto…

Ci siamo resi conto che stare dentro questa nicchia significava rendere il nostro lavoro più compatibile con il Sistema contro cui combattevamo e più tranquillizzante per quella gente che noi volevamo invece squilibrare con la nostra presenza. Ne abbiamo parlato e le eventuali posizioni da prendere erano talmente distanti che si è preferito separarsi.

Quindi niente routine.

Era diventata pesante la routine dei 99 Posse. Le discussioni sulle nostre diversità, che per un certo periodo di tempo erano state la nostra forza, ora iniziavano ad essere un segno di debolezza, le riunioni diventavano sempre più interminabili e i risultati sempre più insoddisfacenti. I compromessi ai quali si arrivava per essere tutti d’accordo erano dei veri e propri compromessi, mentre all’inizio si trattava di scoperte che ci completavano a vicenda. 

Dopo la reunion hai detto: “Questo look ingrigito della sinistra aveva bisogno di novità”.

Quando siamo diventati un fenomeno musicale anche al di fuori della scena underground, una parte dell’Italia ha scoperto i contenuti di una cosa antica come il Partito Comunista ma indipendente dal PCI. Sto parlando della sinistra extra-parlamentare, quella rappresentata nei movimenti, nei centri sociali, nelle associazioni che contribuiscono alla realizzazione di un altro mondo possibile, senza credere che per fare questo sia necessario avere in tasca la tessera del partito.

C’era una volta il PCI…

In questi anni l’ex Partito Comunista ha vissuto tutte le sue fasi, oggi non si chiama PCI, fa accordi con cani e porci e non rappresenta più neanche a chiacchiere quella parte d’Italia cui noi apparteniamo.

Siamo partiti dal grigiore della sinistra.

Non voleva essere un insulto a chi nella sinistra fa cose, ma piuttosto una provocazione forte a chi quella sinistra l’ha svenduta, trasformandola nella vecchia Democrazia Cristiana. Con il nostro ritorno proviamo a girare un’altra volta i riflettori verso quella sinistra extra-parlamentare che noi vediamo chiaramente, perché ne facciamo parte e ci stiamo dentro, ma che ci rendiamo conto essere molto poco illuminata.

Ti lancio una provocazione. Assodato che come cantava qualcuno “il cesso è sempre in fondo  a destra”, mica sarete tornati con la vecchia storia dei comunisti e dei fascisti?

Uhmmm. Si! (ride) So con certezza che la nuova e la vecchia destra esistono, si organizzano e formano un’insana alleanza con l’ignoranza degli imprenditori del nord, con un pò di mafia e pò di camorra.

Magari tutti uniti in nome della libertà.

Da quando c’è il governo Berlusconi si sono quintuplicate le aggressioni a quelli la cui diversità non è una scelta, ma un dato di fatto. E parlo di chi ha gli occhi a mandorla o la pelle nera, o è bisessuale, transessuale, gay. Chi si definisce fascista si mette al di fuori delle logiche democratiche, perché ha un passato con il quale non ha voluto fare i conti e se li ha fatti questi conti non tornano.

La tua carriera artistica, la vostra carriera artistica, si è sempre intrecciata con un forte impegno civile. Come in una lontana estate di 10 anni fa, quando dallo Stadio Carlini partiva un corteo di protesta, a ritmo di una vostra canzone.

Dieci anni fa…Genova. E paradossalmente di lì a pochi mesi si è sciolta la Posse. Non è un caso. E Genova è una ferita aperta, che fa ancora molto male. Non solo a noi artisti, come dici tu cercando di offendermi (ride) , ma a tutti quelli che hanno partecipato ai movimenti prima e durante quei giorni.

Il post-G8, la fine di alcuni movimenti, con un’immagine sporcata da chi voleva denigrare quella nube sessantottina, ha pesato anche sulla scena musicale che faceva da colonna sonora proprio a quei movimenti. Gruppi storici come voi, gli Ska-p, gli Archita e tanti altri sono pian piano scomparsi. Sembra che quel Sistema volesse cancellare certe ideologie persino dall’immaginario collettivo.

Sino ad un certo momento era un dato di fatto che fossimo stati noi a ritirarci. Poi, invece, la percezione cambiò. Era come se, dopo aver fatto la grande battaglia campale, e averla persa, fossimo stati cacciati a calci in culo dalla politica, dalla musica e dalla cultura. Cacciati da soggetti che rappresentano il vero Potere in Italia. E adesso che siamo ritornati stanno affilando le armi a loro disposizione.

I classici bastoni fra le ruote…

Hanno tolto finanziamenti a Festival italiani abituati ad ospitare gruppi come noi, in alcuni casi dicendo chiaramente che si voleva impedire il concerto della Posse. Ci sono state intimidazioni ai promoter che organizzavano le nostre serate. Ma nonostante tutto devo dirti che tra il 2010 e il 2011 abbiamo fatto 100 date in tutta Italia, di cui 75 sold out, dimostrando che il Potere può fare quello che gli pare ma non riuscirà a censurare un fenomeno popolare come la 99 Posse.

E il disco nuovo? Raccontaci qualcosa. 

Vi posso dire soltanto il titolo del disco e la data d’uscita, per il resto c’è il silenzio stampa totale su tutto, per moltiplicare l’effetto sorpresa. L’album uscirà ad ottobre 2011 e si chiamerà “Cattivi Uagliuni”.

Sei stato uno degli artisti contro il nucleare. Oggi e domani si vota: che fai?

Stiamo registrando un piccolo video per la manifestazione di Roma, in cui dichiareremo, molto semplicemente, che l’acqua è di tutti, che il futuro è di tutti, che la sicurezza è di tutti e che la legge dovrebbe essere uguale per tutti. Quindi 4 si per i referendum.

Un aforisma che ti rappresenta.

Devo stare cane dio calmo. 

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