Zero trasparenza e debiti da profondo rosso per i partiti: ecco le cifre dello scandalo

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Con tutti i soldi pubblici che hanno preso fino ad oggi – tra rimborsi elettorali e finanziamenti privati siamo oltre il miliardo di euro – risulta francamente difficile capire come siano finiti in rosso: quasi tutti i partiti presentano gravi deficit di bilancio. La trasparenza? Pari a zero: quasi nessuno motiva i debiti. Ecco l’analisi, puntuale e dettagliata, di Wired.

 

Tempi duri per i partiti, che chiudono i bilanci del 2013 quasi tutti con il segno negativo. Archiviata la campagna elettorale per le Europee, tra vincitori e sconfitti, per le liste comincia un’altra sfida, quella per la sopravvivenza al taglio dei finanziamenti pubblici diretti fino alla scomparsa nel 2017.

 I tempi delle “vacche grasse” dei contributi pubblici che avevamo raccontato in #soldiaipartiti sono ormai lontani. Il deficit registrato nell’ultimo anno è di quasi sessanta milioni di euro. La maggior parte del disavanzo è riferito ai conti di Forza Italia, Pdl, Lega e Partito democratico. 

Ora che l’aiuto dello Stato è stato decurtato e presto scomparirà bisognerà affidarsi al buon cuore degli italiani. Sui banner dei siti internet irrompono gli appelli per le libere donazioni o la devoluzione del 2×1000 dell’Irpef. Tutti chiedono il sostegno, ma non tutti dicono chiaramente ai contribuenti come spendono i soldi pubblici o privati, o in che condizioni si trovano i propri bilanci.

Partiti in profondo rosso  tanti debiti e poca trasparenza   Wired

Il partito messo peggio è il Pdl, seguito da Forza Italia, ritornato sulla scena politica nel 2013. I suoi conti non sono affatto in ordine: -18 milioni nell’ultimo esercizio.Per Forza Italia la perdita è stata di 15 milioni di euro,mentre il debito complessivo ha toccato gli 83,5 milioni di euro. Sarà ancora una volta Silvio Berlusconi a garantire per la sua creatura politica attraverso le fidejussioni bancarie. Il Pdl, oggi scomparso dalla scena dopo l’uscita di Angelino Alfano, nel 2012 aveva fatto segnare un avanzo di 3,7 milioni di euro. Ora in campo c’è Forza Italia che prima di tutto dovrà convincere i parlamentari morosi a versare le quote mensili, visto che il 40 per cento ha deciso di non farlo più.

 Il centrodestra vive un momento più difficile rispetto agli avversari e non solo in termini di consensi. 

La Lega Nord, che con la segreteria di Matteo Salvini alle ultime Europee ha raggiunto il 6 per cento dovrà rivedere le sue spese e la sua struttura se non vorrà chiudere i battenti per debiti. L’esercizio 2013 è stato chiuso con un -14,4 milioni di euro, un disavanzo maggiore rispetto al 2012. Di contro, però, sono calati i debiti passati da 26 a 20 milioni di euro.

 Più a destra Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale ha chiuso il bilancio 2013 con un deficit di 158.291 euro.

Il Partito democratico ha perso 10 milioni e 800mila euro negli ultimi 12 mesi. La spending review invocata da Matteo Renzi ed eseguita dal tesoriere Francesco Bonifazi è cominciata da pochi mesi e non ha potuto incidere sui conti del passato. 

Il bilancio 2013, anche a causa dei costi delle elezioni Politiche, ha riportato un deficit di 3 milioni e mezzo di euro in più rispetto al 2012. 

I debiti, però, sono scesi da 6,7 a 5,5 milioni. Il Pd ha rimediato al taglio dei contributi pubblici, passati dai 29,2 milioni di euro del 2012 ai 24,7 milioni del 2013, e alla diminuzione delle quote degli iscritti (da 3 milioni a poco più di un milione) con un incremento delle entrate derivanti dalle donazioni private: 11 milioni e mezzo sono arrivati dalle persone fisiche (l’anno prima erano 5,2 milioni) e 165mila dalle persone giuridiche (19mila nel 2012).

 L’unica forza politica a sorridere – almeno per i conti e non per la diaspora che l’ha interessata nelle ultime settimane – è Sinistra ecologia e libertà. Il suo bilancio 2013 è in attivo, come sostiene il tesoriere Sergio Boccadutri nella relazione al bilancio di previsione 2014. L’anno scorso Sel ha chiuso con un avanzo di 250mila euro, che compenseranno le perdite di pari importo previste per questo esercizio.

 Chi rischia di scomparire dalla scena politica nazionale dopo i pessimi risultati alle Europee è Scelta civica, che per autofinanziarsi busserà alla porta dei suoi parlamentari. 

La prima regola è il risparmio, la seconda è garantirsi l’autosufficienza anche grazie al contributo dei propri eletti”, spiega a Wired Gianfranco Librandi, tesoriere di Scelta Civica, che ha chiuso il 2013 con un disavanzo di -106mila euro.

La politica ha un costo, abbiamo chiesto a deputati e senatori di devolvere al partito 1.500 euro al mese, ma c’è qualcuno che ha smesso di pagare e chi invece non ha mai iniziato. Sul 2×1000 puntiamo poco, visto com’è andata alle elezioni. E sarà ancor più difficile intercettare i contributi dei privati ora che la soglia limite si è abbassata a 100mila euro l’anno”.

In effetti Scelta Civica, così come pure Pdl-Forza Italia, sono i partiti più penalizzati da questo tetto.

Lo scorso anno la forza politica fondata da Mario Monti fu finanziata per quasi due milioni e mezzo di euro da persone fisiche, tra cui spiccava Ilaria Borletti Buitoni con 713mila euro. I contributi da persone giuridiche, invece, furono di 449mila euro. Nell’accaparrarsi il sostegno economico di imprese e società, Scelta civica fa addirittura meglio del Pdl, che per il 2013 si è fermato a 436.400 euro.

La trasparenza. I partiti con i bilanci peggiori sono anche quelli con scarsa trasparenza.Né Forza Italia, né il Popolo della libertà hanno pubblicato online i rendiconti del 2013 o dei precedenti anni. La sezione trasparenza non compare nemmeno nell’indice e l’ufficio stampa, interpellato da Wired, non è stato in grado di fornire una spiegazione. La legge sul finanziamento ai partiti impone la trasparenza a partire dall’esercizio 2014, ma molti altri partiti sono già al passo. Una lezione in tal senso la offre il Partito socialista italiano. 

Sì, proprio l’erede almeno nel nome del Psi di Bettino Craxi. I socialisti pubblicano sul proprio portale la situazione patrimoniale dei propri eletti al Parlamento,l’elenco dei contributori per trimestre, i bilanci, la relazione della società di revisione, i versamenti dei parlamentari (e qui si scopre qualche morosità) e il bilancio di Mondoperaio, la storica rivista fondata da Pietro Nenni.

Prima o poi dovranno farlo tutti gli altri. Sono promossi anche il Partito democratico, la Lega Nord, Fratelli d’Italia, Scelta Civica e Partito Autonomista Trentino Tirolese, che è tra i possibili destinatari del 2×100 Irpef. Persiste il problema del formato dei documenti, ma rispetto al passato è un passo in avanti.

 Per prendere visione dei bilanci del Sudtirol Volkspartei bisogna imparare il tedesco. Sono rimandati Sinistra ecologia e libertà, che ad oggi pubblica soltanto il rendiconto delle spese elettorali per le elezioni politiche 2013 e le previsioni per il 2014, e l’Udc, che non ha ancora diffuso i bilanci 2012 e 2013 ma ha rendicontato quanto speso per la campagna elettorale dell’anno scorso: 3,2 milioni di euro, la metà dei 6,5 del 2010.

Grande assente della questione è il Movimento 5 stelle, che non ricevendo rimborsi elettorali pubblici ha le mani libere dagli obblighi di trasparenza. I gruppi parlamentari pentastellati, però, forniscono mensilmente il dettaglio di entrate e uscite e il report delle somme restituite allo Stato dai singoli eletti.

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