Uno “sbirro” al di sopra di ogni sospetto: “Cercavo ordigni, non l’ho vista.” Ma le immagini lo smentiscono

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Ha parlato in esclusiva a Fiorenza Sarzanini per il Corriere, lo sbirro al di sopra di ogni sospetto. Nel senso che, al di là di ogni ragionevole dubbio, è colpevole della “passeggiata” sul corpo della manifestante. Eppure le sue parole sembrano uscire dalla bocca di un fumetto: “Cercavo ordigni, non l’ho vista”, dice. Ma le immagini lo smentiscono. E il capo della Polizia gli dà del “cretino”.

 

«Sabato scorso ero in servizio perché sono un artificiere. Nel momento degli scontri ero distratto perché cercavo eventuali ordigni inesplosi e non mi sono accorto di aver calpestato una ragazza. Pensavo fosse uno zaino».

Ha risvolti quasi grotteschi e certamente incredibili il racconto del poliziotto in borghese ma con il casco in testa, ripreso durante il corteo organizzato a Roma dal Movimento per il diritto alla casa mentre sale sul fianco di una giovane stesa per terra dopo essere stata travolta dalle «cariche». Si chiama Massimiliano Daddani, lavora presso la questura della capitale, adesso è indagato per lesioni volontarie con l’aggravante dell’abuso di potere. E adesso altri video lo accusano.

La sua difesa è in una pagina dattiloscritta trasmessa ieri mattina dalla Digos al pubblico ministero Eugenio Albamonte. Ma appare smentita dai filmati della trasmissione «Servizio pubblico» che hanno documentato quei venti minuti di guerriglia tra via Veneto, piazza Barberini e via del Tritone evidenziando proprio il comportamento dell’agente. La telecamera lo ritrae mentre manganella con forza altri giovani che si trovano sull’asfalto prima di arrivare alla coppia. Non è l’unico. Le decine di immagini che circolano su Internet mostrano altri suoi colleghi mentre bloccano e poi prendono a calci altri manifestanti. «Le stiamo raccogliendo insieme alle segnalazioni con l’intenzione di portarle in Procura», annunciano i responsabili dell’Acad, l’Associazione contro gli abusi in divisa.

«L’ho visto in tv»

Dichiara Daddani: «Io mi occupo di ordigni, bombe carta. Non mi sono proprio accorto delle persone che erano per terra. Non l’ho capito neanche dopo, quando siamo rientrati in ufficio. Soltanto guardando la televisione che mandava le immagini ho scoperto che cosa era accaduto. Soltanto allora ho visto che si trattava di una ragazza e ho notato il giovane che le stava sopra».

Due giorni fa, sull’onda delle polemiche provocate dal gesto, la versione del capo della polizia Alessandro Pansa era stata durissima: «Abbiamo un cretino da identificare». In realtà l’artificiere era già stato identificato e sottoposto a procedimento disciplinare. Un iter che adesso, così prevede la legge, è stato fermato in attesa dell’esito dell’inchiesta penale e dell’eventuale processo. Spetterà al questore decidere l’eventuale sospensione dal servizio o trasferimento in un altro ufficio.

Il referto dell’ospedale

Deborah Angrisani, 22 anni e Andrea Coltelli, 19 – i due giovani feriti – non hanno ancora presentato denuncia, ma è possibile lo facciano nei prossimi giorni. «Non servirebbe a nulla», aveva detto Deborah dopo la manifestazione mostrando sfiducia nell’azione della magistratura. Adesso, vista l’apertura d’ufficio del fascicolo, potrebbero cambiare idea. Anche perché le lesioni volontarie si possono contestare soltanto con una prognosi superiore a venti giorni e dunque per poter procedere è necessario il referto medico.

Il pubblico ministero ha già disposto l’acquisizione delle eventuali cartelle cliniche proprio per verificare se i due giovani si siano fatti medicare. Due giorni fa Coltelli ha spiegato di essere stato ferito alla testa e curato con nove punti di sutura, ma adesso questo dovrà essere documentato. Soltanto quando il quadro sarà completo il poliziotto sarà interrogato.

La corsa e le manganellate

Daddani sostiene di essere stato distratto, di non aver guardato per terra. E invece basta visionare l’intero filmato di «Servizio pubblico» per scoprire che cosa ha fatto. Accade tutto dopo la seconda «carica» quando molti giovani sono già caduti all’inizio di via del Tritone, poco dopo piazza Barberini. C’è una fila di uomini in divisa, partono molte manganellate contro chi è a terra, viene sferrato anche qualche calcio. 
Da dietro si vede sbucare l’artificiere. Si riconosce perché indossa pantaloni beige di velluto e un giubbotto marrone di pelle. In testa ha il casco, in mano il manganello. E lo usa. Si accanisce su alcuni giovani, picchia mostrando di comprendere benissimo che cosa sta facendo. Non sembra proprio stia cercando ordigni inesplosi. Poi va verso Deborah e Andrea, abbassa leggermente la testa e salta sul fianco di lei in un gesto a metà tra il dispetto e la provocazione che non appare affatto involontario.

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