Università, concorsi truffa. Con la riforma Gelmini aumentati il numero di raccomandati

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La Legge Gelmini avrebbe dovuto eliminare il problema delle “spintarelle” nei bandi per diventare professori, ma – secondo la segnalazione di uno dei partecipanti che pubblichiamo integralmente – ha soltanto peggiorato la situazione.

 

Bocciare i più bravi per fare passare i raccomandati. La Legge Gelmini avrebbe dovuto eliminare il problema delle “spintarelle” nei concorsi locali per diventare professore, introducendo la cosiddetta abilitazione nazionale per spostare la valutazione dei candidati a livello nazionale. Ma, secondo la segnalazione di un ricercatore di organizzazione aziendale, ha soltanto peggiorato la situazione. L’aspirante idoneo, che ha rivelato la sua identità a ilfattoquotidiano.it ma preferisce restare anonimo, racconta di avere scoperto di non avere passato il concorso nel settore 13 B3-organizzazione aziendale grazie all’anticipazione dei risultati, che di per sé rappresenta una violazione del segreto professionale richiesto ai commissari. E spiega come con la nuova riforma le pressioni sulla commissione non si limitano più alle raccomandazioni per fare passare qualcuno, ma viene anche chiesto ai commissari di bocciare i candidati più bravi, che altrimenti rischierebbero di ostacolare i raccomandati nella selezione successiva a livello locale.

Ecco la segnalazione che abbiamo ricevuto:

“In occasione dell’annuale convegno dell’Associazione Italiana di Economia Aziendale (AIDEA) tenutosi a Lecce il 19, 20 e 21 sono stati anticipati i risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) nel settore concorsuale 13 B3 – Organizzazione Aziendale che saranno ufficializzati il prossimo 30 novembre. La notizia ha fatto il giro d’Italia in pochi minuti (potenza dei cellulari e di internet) e cosi la notizia dell’esito, è diventata praticamente di dominio pubblico. Il fatto che questo rappresenti una violazione alle disposizioni amministrative e penali previste dall’ordinamento a tutela del “segreto d’ufficio”(art. 15 del D.P.R. n.3 del 1957 e art 326 C.P) non sembra importare. Ma cos’è l’Abilitazione Scientifica Nazionale? La legge 240/2011, detta legge Gelmini, introduce la cosiddetta abilitazione nazionale. Ossia, al fine di rimediare alle “combine” dei concorsi locali (si vedano gli scandali di Bari, Messina e un’altra decina di università Italiane equamente sparse sul territorio nazionale). La legge ha spostato la valutazione dei candidati a livello centrale, ossia nazionale, in modo da evitare che interessi locali (parentopoli e varie) potessero influire sulla valutazione di chi si sottopone a un concorso pubblico. Lodevole l’idea, pessima la sua applicazione. In pratica per legge 5 commissari decidono del futuro di centinaia di persone: gli aspiranti idonei. E’ facile immaginare a quali pressioni i commissari siano stati sottoposti da parte di chi aveva un allievo sotto esame e non solo. In più, in raggruppamenti piccoli come quello di Organizzazione Aziendale, è altamente probabile che i commissari si trovino a valutare i propri allievi, di qui potete immaginare le negoziazioni e gli scambi di favore che ne scaturiscono. Il quadro che sta emergendo dalle anticipazioni ed indiscrezioni è quello di un sistema in cui, alla fine, non è cambiato assolutamente nulla. I giornali hanno già riportato il caso della commissione di diritto costituzionale dove uno dei commissari si è dimesso denunciando “una regia occulta ed esterna” volta a pilotare i risultati della commissione. Il caso, mi sembra non isolato. Almeno a giudicare dalle notizie della commissione di Organizzazione Aziendale. Il sistema infatti sembra aver trovato il modo di sfruttare a suo favore la nuova procedura. Soprattutto in quei settori “piccoli” con poche centinaia di afferenti. Secondo un meccanismo tipicamente italiano, il sistema ha elaborato la pratica secondo la quale, oltre a raccomandare o spingere candidature per un esito positivo, si fanno arrivare alla commissione le “raccomandazioni a-contrario”. Ossia si fa pressione per “bloccare” eventuali candidati scomodi. Ma Perché scomodi? Va detto che l’abilitazione nazionale non è un concorso. La commissione deve decidere solo se un candidato ha un curriculum che soddisfa criteri generali di qualità (che la stessa commissione deve aver dichiarato e pubblicato). Quindi chi ottiene l’abilitazione non ottiene un posto, ma solo “il titolo” di potenziale associato o ordinario che lo abilita appunto a partecipare ad un eventuale futuro concorso o selezione di una qualche università Italiana. Per diventare veramente associato o ordinario (e progredire nella carriera), Il candidato ha quindi due possibilità: o viene “promosso” per meriti dalla sua università oppure deve partecipare ad un concorso bandito dalla sua o da un’altra università. E qui si svela il gioco. Se voglio continuare a gestire le chiamate e le carriere a livello locale non posso permettere che dalla commissione nazionale escano solo quelli bravi. Devono uscire quelli che servono. Soprattutto ora, dove con il blocco del turn-over, i posti a disposizione sono pochi, anzi pochissimi.

Per completare il quadro con e tra quelli che servono ci sono anche quelli bravi (così posso dire: vedete che è stato premiato il merito?) dietro cui nascondere tutto il resto. E allora perché rischiare e violare la legge anticipando gli esiti? Per tre ragioni: 1. Certezza dell’impunità. A chi interessa un fatto del genere? A nessuno. In fondo non hanno ucciso nessuno. Hanno semmai evitato a molti l’angoscia del dubbio. 2. Strategia. Si fanno sapere ora i risultati, soprattutto per quelli da togliere di mezzo. In questo modo gli interessati si arrabbiano oggi, ma non possono fare nulla perché il risultato non è ufficiale. Quindi i “trombati” passano uno o due mesi a cercare di capire perché sono stati fregati, ma non possono fare nulla perché in realtà sanno ma non potrebbero/dovrebbero sapere. Alla fine dopo due mesi di frustrazione ufficializzano il risultato e i trombati sono già troppo stanchi e amareggiati per fare qualsiasi cosa. Si rassegnano, imprecano contro quest’Italia che non funziona e amen! 3. Gestione del potere. Sapere ora che ci sono un certo numero di abilitati dà la possibilità di negoziare le “chiamate” e l’allocazione delle risorse (che ricordiamo che i posti sono pochi, quindi prima mi muovo meglio mi trovo). Se oggi so prima degli altri che il mio allievo ha l’abilitazione, posso andare dal direttore di dipartimento o dal rettore e iniziare la negoziazione prima degli altri. Quindi, la morale per l’università qual è: “lasciate ogni speranza o voi che entrate” . Amen. Con affetto, Uno dei tanti partecipanti all’ennesima farsa di questa vostra povera Italia”.

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