Tra incendi e “industria del fuoco”: sprechi e poca prevenzione, oggi l’Italia è in fiamme

incendi e industria del fuoco

Si potrebbe definire davvero “un’industria del fuoco”, quella che ruota intorno agli incendi estivi. Ettari di terreni e vegetazione che bruciano sotto il tiro di delinquenti e lo Stato Italiano che, prima ha sperperato a destra e manca senza prevenire, ed ora resta a guardare la propria terra bruciare perché senza cash. Il business dei Canadeir, costato agli italiani oltre 1 miliardo di euro, ora vede questi bimotori restare fermi perché mancano i 48 milioni di euro necessari per renderli operativi.

 

Intorno agli incendi estivi, alla faccia dei boschi, delle riserve e dei vari polmoni verdi italiani, si è lucrato davvero molto. Al punto che è stata messa sù una vera e propria “industria del fuoco” tra arerei, elicotteri, fuoristrada, piloti, guardie e volontari. Tutto al prezzo di 200 milioni di euro. Incedi che costano e che porterebbero spese minori se si investisse nella prevenzione: bloccare un incendio sul nascere è più efficiente che ‘gettare acqua sul fuoco’ con dei Canadair. Eppure la prevenzione non è nella forma mentis dell’Italia.

INDENTIKIT DI UN DELINQUENTE AMBIENTALE: L’INCENDIARIO – Con gli incendi estivi, spesso sentiamo parlare di piromani. Nulla di più sbagliato. Il piromane è affetto da una patologia che lo porta ad avere un impulso irrefrenabile nell’appiccare incendi. In realtà, nella maggior parte dei casi, gli incendi dolosi sono mossi dalla mano di ‘incendiari’, persone che volutamente e con lucidità, danno in fiamme il nostro territorio, dei veri serial killer ambientali o criminali.

Secondo lo studio condotto dall’FBI,sono diverse le tipologie di incendiari: quelli che agiscono per vandalismo, quelli che appiccano incendi per vendetta, chi per profitto o per altri crimini. Rientra nella categoria del profitto, l’incendiario molisano che è stato colto in fragranza di reato ed incastrato, per le prima volta in Italia, grazie ad un video. Il killer ambientale è ripreso mentre, nella zona di Monte Stingone, in provincia di Isernia, lancia un ordigno passando con la sua automobile. L’uomo era un ausiliare dei Vigili del Fuoco.

Intanto non è errato parlare di delinquenti ambientali visto che, dal 2000, l’incendio – doloso o colposo – è stato riconosciuto come reato di incendio boschivo autonomo disciplinato dall’art. 423 bis del 11 novembre 2000 n.353 – con un inasprimento delle pene che vanno da 1 a 5 anni di carcere, per un massimo di 7 anni in alcuni casi.

I DATI DEL 2013 – In realtà, secondo la relazione stilata dalla Guardia Forestale, seppur ancora in fase provvisoria, i dati del 2013 sembrano essere positivi rispetto al 2012 . Dal 1 gennaio 2013 fino al 14 agosto il numero dei roghi è diminuito del 58%, favorita anche da quest’estate incerta e molto piovosa. In ogni caso la criticità ha avuto la sua escalation tra la fine di luglio ed agosto, con punte massime in Puglia356 casiSardegna262 – e Sicilia242. La campagna anti incendio è cominciata il 21 giugno e terminerà il 30 settembre tenendo conto, però, di un dato davvero allarmante: la flotta aerea utilizzata per fronteggiare i roghi è stata ridotta di ben 14 unità – di Canadair – rispetto ai 33 mezzi usati nel 2012 perché mancano i 48 milioni di euro per renderli operativi. Un taglio netto che mette a rischio la sicurezza dei ‘polmoni verdi’ d’Italia. Ed è a firma del senatore grillino Roberto Cotti, un’interrogazione nella quale si chiede perché il Governo ha investito nei costosi F35 ed in altriaggeggi da guerra”, costati altri 20 miliardi di euro mentre taglia sui Canadair.

LO SPERPERO DEI CANADAIR – Prevenire è meglio che curare, anche se – si è capito bene – la prevenzione non rientra nell’ottica italiana. Così i Canadair 415, prodotti dalla società Bombardier, sono costati non poco agli italiani. La Protezione Civile di Franco Gabrielli ha ereditato lo sperpero fatto ai tempi di Guido Bertolaso. I bimotori canadesi, nel 2007, sono stati dati in dotazione a ben 7 Paesi Europei, tra questi anche l’Italia che è stata nella pull position degli acquirenti maggiori: ben 15 Canadair comprati, tre in più della Francia. Gioiellini che l’Italia ha pagato 26,3 milioni di dollari l’uno. In seguito ne sono stati acquistati altri 18, per una spesa di oltre 1 miliardo di euro. Tanti soldi ed investiti: basti pensare che il volo di un solo Canadair costa 15 mila euro. Ma il vero problema è che, nel bilancio 2013, non ci sono soldi per finanziare l’uso dei bimotore e così sono stati parcheggiati ben 18 Canadair comprati mentre solo 15 sono funzionanti. Non ci sono soldi per farli volare, sembra. Ma lasciarli negli hangar è comunque una perdita economica e ambientale perché, intanto, l’Italia continua a bruciare.

Se ieri si è speso senza criterio, oggi si deve correre ai ripari: a Ferragosto il premier Letta ha annunciato che venderà 3 lussuosi jet per i voli ministeriali, l’unico modo per guadagnare 50 milioni di euro e reinvestirli nei Canadair. Chissà.

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