Terra dei fuochi, manomesse analisi per non creare allarmismi. Ora è emergenza

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Che non fosse tutta colpa della camorra, era ormai chiaro. La Terra dei fuochi e i campi agricoli ingravidati dai liquidi infetti, che minacciano colture e falde acquifere, sono il frutto malato di un mix micidiale di criminalità organizzata, affarismo straccione e, per dirla col procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, di «inciviltà, malcostume e disprezzo della cosa pubblica».

 

Un’emergenza che dura da vent’anni è una statistica, ormai, non più un episodio eccezionale.

E tentare di spiegarla ricorrendo alle categorie antimafia è comunque un errore, perché se il livello di inquinamento, dalle parti del Vesuvio, ha raggiunto picchi così elevati è anche e soprattutto perché ci sono state commistioni (dolose o colpose, chissà) tra chi doveva controllare e non l’ha fatto.

La pandemia di oggi è responsabilità, in gran parte, delle Istituzioni.

A scriverlo, per la prima volta, è un geologo. Si chiama Giovanni Balestri e si è occupato, come perito della Procura di Napoli, di alcuni dei filoni d’indagine più sconvolgenti dell’epopea ecomafiosa nel capoluogo.

Nella sua Relazione integrativa alla consulenza tecnica sulla discarica ex Resit ha menato fendenti da paura contro gli Enti che avrebbero dovuto monitorare ma che invece hanno lasciato correre. Facendo infettare un’intera provincia.

Il processo per disastro ambientale e inquinamento della falda acquifera sottostante l’incavo, a Giugliano in Campania, si è concluso qualche giorno fa con una condanna a venti anni di carcere per il boss Francesco Bidognetti e a sei anni per l’ex parlamentare radicale Mimmo Pinto.

I giudici sono arrivati alla conclusione che l’attività di sversamento, senza sosta, di circa 800mila tonnellate di rifiuti nella cava gestita, un tempo, da Cipriano Chianese, il «ministro dell’Ambiente» del clan dei Casalesi, abbia appestato l’ambiente e le risorse idriche locali.

Ciò che è interessante, in questo procedimento, non è tanto il ruolo dei clan, ricostruito con dovizia di particolari dai collaboratori di giustizia e dalle testimonianze di chi ha vissuto in quell’inferno, quanto le responsabilità dello Stato.

Insomma: davvero è stata soltanto la camorra a creare questo disastro? Per Balestri tutt’altro.

Nel suo documento scrive, infatti, che le analisi scientifiche effettuate agli inizi del Duemila, dall’Agenzia regionale per l’ambiente, per tenere sotto controllo il livello di avvelenamento della falda acquifera si sono rivelate spesso «carenti» e del tutto «inutili».

Calibrate quasi sempre su aspetti secondari invece che su quelli di maggior interesse per la difesa della salute dei cittadini. Anche dal punto di vista metodologico, continua Balestri, il lavoro di rilevamento è stato superficiale.

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